“A tu per tu” con Claudio Monopoli

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Claudio Monopoli

(a distanza)

Ciao Claudio, sono Vincenzo, come stai?

Ciao, grande amico mio, che piacere ricevere la tua telefonata…

Claudio Monopoli è un giovane storico della scuola del medievista Raffaele Licinio.

Ventiseienne, nato a Trani ma originario di Bisceglie, dopo gli studi universitari in storia contemporanea,  fra le Università degli Studi di Bari e di Pisa, vince una borsa di dottorato in studi storici presso le Università di Padova, Verona e Ca’ Foscari di Venezia.

Da ottobre risiede a Padova per meglio condurre le sue ricerche storiche sulla cultura italiana dell’800.

Fiore: Venerdì, 21 febbraio scorso, sono state diffuse le prime notizie di contagio da Coronavirus in Lombardia e Veneto, dei quali due proprio a Padova. Come hai vissuto quei momenti?

Monopoli: Mi trovavo a Marghera, Venezia, con alcune amiche e alcuni amici per l’inaugurazione di Ca’ Luisa, la nuova Casa del Popolo di quella zona.

È stato inevitabile scambiare battute ed impressioni a caldo sulla situazione: oggetto di questi nostri scambi non sono stati tanto gli aspetti tecnici della diffusione del virus, quanto le possibili preoccupazioni, o addirittura psicosi, che queste notizie avrebbero generato.

Il giorno dopo, a Padova, ho avuto pieno e diretto riscontro dei nostri discorsi: ero con un amico nel quartiere Arcella per un’attività, organizzata dalla Casetta del Popolo Berta, di distribuzione gratuita di frutta e verdura, recuperata dagli scarti di selezione del mercato agroalimentare.

Era tutto un vocio di inquietudini e preoccupazioni sul Coronavirus che aveva messo la sordina a tutte le altre problematiche, e sono tante, degli abitanti del quartiere.

Fiore: E i provvedimenti regionali e del Consiglio dei Ministri in vigore fino al 9 marzo, che hanno sospeso gli eventi pubblici di ogni natura (culturale, ludica, sportiva, religiosa) e la chiusura di scuole, università, biblioteche, e gran parte di uffici e luoghi pubblici, inclusi musei, cinema e teatri, come sono stati recepiti dalla popolazione veneta?

Monopoli: Con l’aumento della preoccupazione fra le persone, con conseguente calo del numero di gente per le strade, dovuto anche alla chiusura di molti uffici e la comparsa delle mascherine sul volto di alcuni passanti.

Sui mezzi pubblici molta meno gente, sebbene gli orari di funzionamento non fossero mutati, con il risultato di un maggior uso di mezzi privati: un risultato non certamente positivo, vista la cattiva qualità dell’aria in tutta la Pianura Padana, mitigata solo dal vento e dalla pioggia degli ultimi giorni.

Non ho assistito a fenomeni di “desertificazione” dei supermercati, come le immagini sui social ci hanno mostrato in alcune città, ed anzi è stato possibile comunque vedere gente in luoghi di ritrovo come bar, locali, palestre e mercati.

Fiore: Tutto questo non ti è sembrato paradossale e assurdo?

Monopoli: Assolutamente sì, aggiungerei anche indicativo: infatti le restrizioni non sono intervenute sui luoghi di lavoro privati e su molte attività commerciali, con il risultato di penalizzare il pubblico e le realtà associative e culturali a vantaggio dei guadagni privati.

Da una parte c’è quindi la sensazione della restrizione, ma dall’altra quella dell’impossibilità di regolare tutte le attività per motivi economici.

È questo il senso che si cela anche dietro il video diffuso sulla Milano che non si ferma, e ripreso da altre città del nord: l’ideale lavorista e la necessità di continuare nonostante i rischi per dipendenti e persone tutte. Esiste poi il mondo dei lavoratori indipendenti e delle partite IVA, costretti a correre rischi e a non potersi permettere di non lavorare e di non guadagnare. Compagnie di trasporti aerei, ferroviari e su gomma, allo stesso modo, hanno continuato le loro regolari funzioni, con l’unica precauzione di una più accurata sanificazione dei mezzi.

Fiore: Quindi tu pensi che la libera circolazione e gli scambi fra le diverse regioni siano il motivo vero della distribuzione del contagio ben oltre l’iniziale focolaio localizzato in Lombardia e Veneto?

Monopoli: Penso di sì.

Il coronavirus si sta rivelando anche come una sorta di esperimento sull’efficacia della macchina emergenziale delle istituzioni.

Altra riflessione: la crisi climatica e ambientale potrebbe portarci ad attivare sempre più spesso questi meccanismi di emergenza, che non possono più permettersi il lusso di dimostrarsi inefficienti e avere delle falle.

Allo stesso modo è necessaria un’organizzazione strutturale, dal punto di vista sanitario ed economico, che possa meglio adattarsi alle esigenze del momento, ed evitare così che l’emergenza ci schiacci con le sue difficoltà.

Fiore: Sulla tua bacheca Facebook ho letto dei post dal titolo “diario dell’apocalisse”. Di che si tratta in realtà?

Monopoli: Si tratta di piccoli racconti quotidiani a tono ironico e paradossale, finalizzati a ribaltare il linguaggio catastrofista che ha raccontato il diffondersi del contagio.

Non so se finora è stato possibile coglierlo, ma il messaggio di fondo è che l’apocalisse e la catastrofe esistono solo nel pensiero di chi guarda alla realtà secondo quei termini.

C’è chi ha continuato a lavorare come se nulla fosse, e chi, più fortunato, ha approfittato della situazione per staccare un po’, rilassarsi e dedicarsi ai propri hobby.

Io ho continuato con la mia ricerca, da casa, e mi sono dedicato alla lettura.

Fiore: Perché non sei sceso in Puglia come tanti?

Monopoli: Preferisco occasioni ben più liete e tranquille per tornare nella mia amata Puglia!

E lo farò, quando ci tornerò, con tutte le precauzioni sanitarie necessarie al benessere dei miei cari e dei miei conoscenti e amici pugliesi.

Fiore: Grazie, caro Claudio, per la tua disponibilità, che ha aggiunto altra tessera importante per comprendere quanto questo “benedetto” coronavirus ha portato nel nostro paese Italia e mi raccomando…riguardati!

Monopoli: Sono io che ringrazio te e tutti voi di ScrepMagazine per l’opportunità concessami di occupare un piccolo spazio su un blog che fa informazione corretta e non strumentale.

Aggiungo i miei apprezzamenti per i due pezzi dedicati nei giorni scorsi a Raffaele Licinio in ricorrenza dei due anni dalla sua scomparsa.

… a cura di Vincenzo Fiore

 

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

2 COMMENTS

  1. Grazie mille per questo spazio dedicatomi sulla rivista! Grazie soprattutto a Vincenzo, è stato un immenso piacere 🙂

    • Grazie a te, caro Claudio, per la tua squisita disponibilità e per la opportunità data ai nostri lettori di conoscere uno spaccato della vita in Veneto in un momento molto particolare come quello che stiamo attraversando.
      Ciao e buon tutto!

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