“a tu per tu con…” Annalinda De Toffol, la fanciulla senza età

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Annalinda De Toffol

la fanciulla senza età

Annalinda De Toffol nasce a Vallada Agordina il 2 aprile 1954 e risiede a Ospedaletto Euganeo.

Dal 1970 al 1980 parrucchiera presso la Haute Coiffeur Française in Lussemburgo, dal 1980 al 2018 presso diversi centri in Este, dal 2017 scrittrice e componente di giuria in vari concorsi di poesie.

Nel 2016 pubblica con Monetti Editore la raccolta di poesie “La melodia degli attimi”, nel 2021 con De Frede Editore il romanzo “Avevo me…”, nel 2022 nella collana “L’Inedito” de l’Inedito Edizioni la raccolta di racconti “Non nego nulla”, nel giugno scorso il romanzo “Come due sorelle” sempre di De Frede Editore.

Inoltre in diverse antologie appaiono molti suoi racconti come “Il senso della giovinezza”, “L’intruso”, “Cinque giorni con Alice”, “Il canto del Tempo”, “La ragazza dei sogni”, “Il più bel pensiero”; tredici liriche nell’antologia “Colori di Pagine”, sei  in “Tracce di Pagine”.

Nel suo red carpet di onori si registrano:

2015 IV classificata con “Dolce” al Concorso Nazionale di Poesia “Liburni Arte e Cultura”;

2017 Targa di merito per la lirica “Dopo il temporale” Accademia dei Bronzi, Premio Alda Merini;

2018 Premio letterario Giuria Pluriversum Cave Canem con il racconto “L’ultimo fiocco di neve”;

2018 Premio speciale per la lirica “Forse domani” Accademia dei Bronzi, Premio Alda Merini;

2019 Menzione speciale per la lirica “Frammenti” – Premio Pino Daniele;

2019 Premio d’onore per la lirica “Amandoti” Accademia dei Bronzi, Premio Alda Merini;

2019 Premio speciale Nino Ferraù con l’opera “Noi” – Concorso Versi di Pace

2020 III classificata con il racconto “La carezza dell’anima” Premio Internazionale Emozione in versi;

2020 Premio poesia e letteratura La Madia dell’Arte;

2020 Targa di merito per la lirica “Sensazioni” Accademia dei Bronzi, Premio Alda Merini;

2021 Targa di Merito Accademia dei Bronzi per la lirica “Canto dell’anima”, Dante Alighieri Premio Internazionale di Poesia.

2022   Targa d’Onore Accademia dei Bronzi per la lirica “Ne avessi di tempo”, Premio

Alda Merini.

2023   Targa Presidente premio Alda Merini per la lirica “A mia madre”.

​2023  Proloco Petrizzi Premio Luigi Tucci. Targa d’onore per la lirica “Essere parole”.

Titoli di studio?

1972 Certificat d’aptitude professionelle in Lussemburgo;

2017 Master in Tecniche della Narrazione presso la Scuola Palomar di scrittura creativa e storytelling di Rovigo.

Fiore – Annalinda… perché?

De Toffol – Perché ho ereditato i due nomi Linda e Anna dalle nonne Florinda e Annetta. Devo aggiungere, però, che, se mi avessero fatto scegliere, Florinda mi avrebbe rappresentato molto meglio.

Fiore – Il tuo cognome mi sa tanto di nobiltà…

De Toffol – Quel De mi conferisce un’aria nobile anche se non lo è. Ho vissuto i miei primi undici anni, nella cornice delle Dolomiti.

Anni ricchi di cose semplici.

Le corse sui prati, i campi di patate e quelli dal colore rosso dei papaveri; l’odore umido e dolciastro delle stalle, come il sapore del latte appena munto.

Quelle scuole di maestre rigide e poco sorridenti, insieme alla neve abbondante e al gelo che disegnava i vetri, mentre sognavo la città. 

Era l’ottobre del sessantacinque; l’autunno aveva fatto la sua apparizione colorando il bosco, e mamma aveva preparato le valige.

Fiore – Per quale viaggio?

De Toffol – Il  Lussemburgo ci stava aspettando. Mio padre aveva trovato lavoro ad Esch-sur-Alzette. Fu l’inizio di un periodo altrettanto bello, in un paese che non parlava la mia lingua, dove io italiana, venivo guardata con occhi forse troppo razzisti ma ho imparato in fretta a parlare francese e a farmi rispettare. 

Ho ricordi straordinari di quei quindici anni; perfettamente integrata e spigliata con quel mio accento parigino.

Pensavo che mai avrei lasciato quel posto, invece l’amore fa fare cose grandi altrettanto e nell’ottanta rientrai in Italia. 

Lasciai una città che amavo, un lavoro, la mia famiglia, tutti i miei amici. 

Non mi sono mai sentita un’emigrante.

Ho percepito sempre l’importanza e la fortuna di aver vissuto gli anni della mia adolescenza in una famiglia serena, in un clima privo di tensioni, in un posto dove, a parte il cielo, tutto filava liscio.

Ora abito qui a Ospedaletto Euganeo nei Colli Euganei che fanno da cornice, con il mare quasi dietro l’angolo e con una vita che ha regalato e tolto, all’ombra di ieri, ma immersa nell’oggi.

Fiore – Ti concedo quattro righe per un ricordo legato al Lussemburgo…

De Toffol – Con grande piacere…anche perché mi hai letto nel pensiero…

Pochi sanno, o meglio molti non sanno che c’è stato un tempo dove io presentavo

spettacoli. Tra i diciotto e i ventisei anni, ho giocato a fare la “speakerine”.

Era un ruolo che mi piaceva molto. Metteva in risalto il mio modo di fare, spigliato e

autentico. Pure in diretta in una trasmissione televisiva.

Io e il microfono, quanti ricordi!

Fiore – Una parrucchiera che si avvicina alla poesia…Perché tutto questo?

De Toffol – Tutta opera del tempo. Mi verrebbe da dire: “Ho scoperto di essere poesia  in  quel   momento  dove  l’avvenuto  cambiamento ha  dato  una  svolta permettendo alle parole di venire in superfice. L’arte dello scrivere, così simile all’arte delle mani, che sanno creare in quell’universo femminile, dove tutto si incontra e si incrocia.

Fiore – Cos’è per te la poesia?

De Toffol – La poesia è l’incontro con la propria anima.

Fiore – Sembra che il silenzio sia il grembo idoneo per la nascita della poesia… sei d’accordo?

De Toffol – Non so se il silenzio sia mio complice, ma posso aggiungere che basta un dettaglio, uno sguardo, anche una sensazione, perché la poesia prenda forma.

Fiore – La lettura delle liriche de “La melodia degli attimi” crea una sorta di magia d’amore che seduce il lettore e lo mette in contatto interiore con il profondo sentire, quasi una profezia del futuro, grazie al dolce e melodioso utilizzo di parole che, a mio avviso, ti fanno una delle voci più deliziose e coraggiose della produzione poetica.

De Toffol – In questa raccolta c’è la mia nascita come poeta. La scoperta di quel potenziale che non sapevo di avere. Parole vergini che si rincorrono, parole semplici, comprensibili a tutti. Acqua di sorgente che scende a valle accarezzando i bordi e levigando le pietre.

Fiore – Le tue poesie sono un inno alla vita cantato e recitato su un palcoscenico di sensibilità e di motivazioni che aprono il circuito dell’entusiasmo e della gioia in una società che rifugge sempre più dalla musicalità dei sentimenti…

De Toffol –   Le mie poesie sono ciò che io sono realmente nella vita. Impregnate di gioia di vivere. Hanno come scopo di portare il lettore in una dimensione dove la felicità esiste malgrado tutto.

Fiore – Come mai, nonostante i tuoi successi poetici, il passaggio alla prosa?

De Toffol – Il passaggio alla prosa è nato per caso in una sera di settembre, dove qualcuno mi chiese: “Lei scrive anche prosa?» «Se voglio, posso» ho risposto senza immaginare il percorso che poi avrei fatto. 

Ricordo che mi sono buttata a capofitto in un racconto. Poi la penna non ha smesso di stupirmi, diventando sempre più esigente. Lì tra le pagine di fantasmi immaginari, amori inventati, storie assurde, ho capito ciò che mi spingeva ad andare oltre la poesia.

Il desiderio di lasciare tracce dietro di me.

Fiore – Giulia è la protagonista di “Avevo me…”, il tuo primo romanzo…Quanto di Annalinda De Toffol c’è in Giulia?

De Toffol – Ci vuole coraggio per calarsi nelle vesti del personaggio principale di un romanzo. Se poi trattasi del primo, impossibile che non ci siano sfumature di vissuto. Giulia mi ha permesso di essere a tratti ciò che avrei voluto essere realmente.

Giulia mi ha concesso di abitare le sue vesti, mentre lei abitava le mie.

Raccontarsi e osare riportando alla luce momenti di vita aiuta a levigare la mente, a liberare concetti e assaporare i sogni.

Fiore – Dalla lettura di “Avevo me…” scaturisce una Annalinda profondamente innamorata del senso della vita, dotata di tanto spirito libero, indomabile e appassionato…Mi sbaglio?

De Toffol – Conoscere il senso della vita, porta ad un innamoramento completo, che va dal profumo, al senso di libertà, per poter vivere appieno ogni attimo. Poi attraverso la scrittura tutto ciò si accentua e viene percepito in modo completo.

Fiore – In poche righe il senso del tuo romanzo “Avevo me…”…

De Toffol – L’importanza di avere sé stessi, la consapevolezza del proprio valore. In questo romanzo tante donne si riconoscono, perché include tutto ciò che ruota attorno a una donna.  

L’amore per un uomo.  

Il valore di essere madre, la consapevolezza di un ruolo non sempre facile, e poi l’amicizia, la complicità e soprattutto la forza di una donna.

Fiore – Ed eccoci al tuo secondo romanzo: “Come due sorelle”, un giallo ricco di sorprese e di colpi di scena che ti avvince sin dalle prime battute e ti tiene inchiodato sulle sue pagine sino all’ultima parola…

De Toffol – Quanta fatica a comporre, scomporre, cercare, frugare, immaginare un romanzo nato per caso. Non c’è dubbio che Annalinda abbondi di fantasia, ha sorpreso pure me in queste pagine che io definirei “crude”. Un viaggio nel viaggio senza mezzi termini.

Fiore – Quando si scrive un giallo si mastica amaro per inventare qualcosa di non già scritto e creare qualcosa di nuovo per non finire nel calderone dell’inutile… Da cosa hai tratto l’ispirazione per dare vita al personaggio di Valeria Santos?

De Toffol – Mi sono svegliata nel bel mezzo di una notte e ho visto una ragazza, poi mi è apparso il nome, in seguito come un fotogramma altri dettagli hanno inondato la mente. Poi mi era sorto un dubbio: che non fossi normale! Ora il dubbio si è trasformato in certezza.

Fiore – Prima di scrivere “Come due sorelle”, hai letto gialli?

De Toffol – Oserei dire di no. Nemmeno sapevo che un giorno avrei scritto un giallo.  Inoltre, mi viene da aggiungere:  Non sento di assomigliare  a nessun scrittore, o poeta. Sono nata dal nulla, questa mia caratterista mi rende fiera di me.

Fiore – Quanto la determinazione e il coraggio di Valeria Santos sono anche tue caratteristiche?

De Toffol – Io prendo la vita di petto. Non mi soffermo a riflettere, sono impulsiva e agisco d’istinto.

Fiore – Come mai la Francia come location del tuo giallo?

De Toffol – Sarà che parlo correttamente la lingua francese. Sarà che amo Parigi e poi non c’è una vera ragione, una scelta meditata. Certe cose nascono per caso e il caso volle che Valeria Santos si trovasse proprio lì. Lì dove ho dato vita alla mia seconda fatica letteraria.

Fiore – La lettura di “Come due sorelle” ha disegnato in me l’immagine dell’autrice come una donna capace di assorbire come una spugna emozioni e racconti di chi la circonda e dal forte spirito di osservazione e di curiosità. Corretto?

De Toffol – L’aver vissuto nel Lussemburgo, sicuramente ha modificato il mio modo di essere. Poi il lavoro a stretto contatto con un pubblico femminile, la mia sensibilità, il saper ascoltare, ma soprattutto il pensiero positivo che trasmetto, mi porta ad essere apprezzata come donna. La mia serenità viene percepita, perché trasmetto energia positiva.

Fiore – La scrittura del romanzo in discussione quanto l’ha aiutata a capire ancora di più il fenomeno della prostituzione e dell’escortismo?

De Toffol – In realtà non mi sono posta tante domande. la prostituzione una scelta di vita. Il romanzo sottolinea quanto sia dura e tortuosa la strada della libertà per le donne o ragazze che nascono in paesi dove la povertà, a volte non lascia scampo.

Fiore – Uno scrittore è un esploratore, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, di nuove realtà e possibilità. Quali sono i tuoi progetti in itinere?

De Toffol – I miei progetti? Portare a termine la continuazione di “Avevo me…

Non manca molto.

Fiore – E poi?

De Toffol – Già… Quel poi non ha ancora una risposta.

Tra una poesia, una pagina word, una pennellata di azzurro, un bacio rubato, un abbraccio sognato, vorrei solo essere felice.

Fiore – E a proposito del tuo “vorrei solo essere felice” che ruolo ha avuto il tempo nella tua vita?

De Toffol – In questi anni, dodici per l’esattezza, se mi fossi soffermata sulle assenze non sarei qui a scrivere di me. Nemmeno di questa esperienza di vita che mi porta ora a una profonda riflessione.

L’importanza di stare bene con se stessi malgrado tutto.

Lo so che sono solo parole, ma il mio vissuto, il mio accettare, andare avanti e cercare in Annalinda ciò che mancava, non è poca roba.

Avrei potuto osservare i giorni che passavano rimpiangendo ciò che era svanito, avrei potuto disperarmi quando i miei due figli sono andati a vivere altrove.

Lasciare la noia, il dolore accarezzarmi fino a farmi soccombere.

Invece ho contato i sogni che avevo nelle tasche, ho osservato l’immagine della donna che si rifletteva nello specchio. Non mi sono arresa.

Mi sono amata.

Ho cercato di capire chi fossi veramente. Ora lo so. Sono ancora la stessa fanciulla che correva nei prati, arrampicava alberi, cantava le canzoni di Gianni Morandi, sono l’oggi forgiata con il mio vissuto.

Ho saputo serbare il sorriso dei miei vent’anni, l’emozione della nascita di Stefano e Giacomo, che si rinnova ogni anno nel mese di settembre.

Sono felice?

Domanda inutile.

Sono ciò che la vita mi ha fatto diventare.

Apprezzo gli istanti e sogno.

Sogno due braccia stringermi in un lungo infinito abbraccio.

La voce del tempo raccontare le stagioni.

Sogno d’innamorami ancora e poi ancora nelle primavere che verranno.

 

“a tu per tu con…” Annalinda De Toffol, la fanciulla senza età

a cura di Vincenzo Fiore  

   

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Alicia Alonso nei ricordi di Yuleisy Cruz Lezcano

 

 

 

 

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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