Ma cosa è successo il 25 aprile del 1945?

E questo 25 aprile del 2020?

Cosa significa Festa della Liberazione? Liberazione da chi e da che cosa?

Prima di ripercorrere un poco di storia (che non fa mai male) occorre ricordare che il “cosiddetto Continente Europeo” non è mai stato particolarmente “tranquillo” e seppur piccolo rispetto al resto del Mondo, è stato attraversato da guerre devastanti, quando ogni Nazione pensava di poter condizionare da sola il proprio e l’altrui destino.

E questo in tempo di CoronaVirus è riemerso in modo drammatico non solo a livello Europeo ma anche a livello delle singole Regioni. 

E se fino ad oggi, in questi 75 anni, non è successo più nulla di veramente grave, lo si deve proprio a quella istituzione definita (purtroppo sempre più erroneamente) Europa Unita!

Stupido tornare “all’Italia dei 100 campanili”…

Ma non voglio parlare di pandemia e dello spettacolo indegno al quale abbiamo assistito e stiamo assistendo a livello politico, nelle Istituzioni Europee e a livello di “protagonismo” di taluni “cosiddetti Governatori” (ci manca solo Zorro!) di Regioni perchè a ben guardare in giro, dopo 75 anni oggi si torna di nuovo a “separarsi in casa” e non solo per isolamento da quarantena …

Chi governa governa chi sta all’opposizione propone ma non dispone. Inutile twittare!

Per questo è importante ricordare ancora una volta cosa successe nel 1943.

E torniamo quindi indietro a quando l’Italia prese parte alla Seconda Guerra Mondiale sotto la guida di Benito Mussolini e in alleanza con la Germania nazista di Hitler.

L’Italia, alleata anche col Giappone, decise però in una fase iniziale di dichiarare lo stato “di non belligeranza”, evitando così di entrare in guerra (il nostro esercito non aveva né i mezzi né il personale addestrato per sostenere una avventura di questo tipo).

Tuttavia, nei primi mesi di combattimenti, sembrò che “la guerra lampo” di Hitler si stesse realizzando: in pochi mesi, riuscì a conquistare ben sei nazioni del Nord Europa (grazie anche all’accordo Molotov-Von-Ribbentrop con la Russia), costringendo anche la Francia a capitolare.

Convinto della superiorità tedesca e dall’imminente fine del conflitto, il Duce volle entrare in guerra per spartirsi gli onori con il suo alleato.

L’Italia fece così il suo ingresso in campo il 10 giugno 1940: Mussolini dichiarò che l’Italia avrebbe condotto una “guerra parallela”, ossia che avrebbe combattuto su fronti diversi da quelli tedeschi. Tre furono i fronti aperti dall’Italia, che si rivelarono un totale disastro: sia sul fronte africano che sul fronte del Mediterraneo e greco, l’intervento tedesco fu provvidenziale per salvarci dalla disfatta.

Da allora, le truppe italiane divennero del tutto subordinate a quelle tedesche, rispondendo ai loro ordini. Molti italiani furono inviati a combattere sugli altri fronti europei, in particolare in Russia, dove l’ARMIR combatté a fianco della Wermacht tra il 1942 e il 1943.

Fallita la guerra lampo e arrivate le notizie delle prime difficoltà dalle forze dell’Asse impegnate nella campagna di Russia, la popolazione italiana iniziò a mostrare i primi segni di malcontento contro la guerra.

Quando Re Vittorio Emanuele III capì quindi che la situazione per l’Italia stava diventando insostenibile, cambiò idea.

Il 24 luglio 1943 fu convocato il Gran Consiglio del Fascismo, durante il quale fu approvato l’ordine del giorno Grandi con il quale si invitava Mussolini a restituire il comando delle forze al Re. Il giorno successivo, il 25 luglio, il Re convocò il Duce e lo fece arrestare (questa data è ricordata oggi come il giorno della caduta del Fascismo).

Vittorio Emanuele III nominò come nuovo capo del governo Pietro Badoglio, il quale, il 3 settembre 1943, firmò in totale segretezza l’armistizio con gli Alleati a Cassibile.

Come ovvio questo portò a una rappresaglia tedesca, all’occupazione di gran parte del territorio italiano e alla liberazione di Mussolini che creò la Repubblica di Salò proprio nel Centro-Nord d’Italia.

Da quel momento si passò di fatto da una ad una doppia guerra: la prima tra gli Alleati e le forze nazifasciste e la seconda civile, tra i partigiani della Resistenza e “repubblichini” ovvero coloro che avevano aderito alla Repubblica di Salò.

Il 25 aprile 1945 è una data simbolica: non fu l’ultima giornata di combattimento tra forze nazifasciste e Alleati e brigate partigiane, ma fu il momento della svolta verso la fine dell’occupazione tedesca: in quel giorno, infatti, soprattutto al ruolo dei partigiani, Torino e Milano furono liberate e i nazifascisti messi alle strette.

Alcune azioni dei partigiani contro le forze nazifasciste hanno portato a delle vere e proprie rappresaglie criminali contro i civili innocenti da parte degli occupanti, come l’eccidio commesso dai nazisti alle Fosse Ardeantine di Roma, a Sant’Anna di Stazzema in provincia di Lucca e a Marzabotto. Tuttavia, le forze partigiane non si arresero e grazie anche al loro contributo, gli Alleati, nella primavera-estate del 1944, riuscirono a sfondare la linea Gustav, portando alla liberazione dell’Italia Centrale, fino a parte del Piemonte. Le forze anglo-americane dovettero nuovamente fermarsi per combattere i nazifascisti sulla linea Gotica, che venne sfondata solo nella primavera del 1945, mentre l’attività partigiana andava intensificandosi.

Il 25 aprile viene quindi ricordato come il trionfo della libertà, dell’antifascismo e dell’antinazismo (e purtroppo devo dire che “taluni presunti Direttori” di altrettanto “presunti giornali” ancora non l’hanno ben capito).

A istituire ufficialmente la ricorrenza nazionale fu la Legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948: ancora oggi quindi ricordiamo gli uomini e le donne della Resistenza, gli italiani uccisi a causa del nazifascismo e il contributo delle forze Alleate nella liberazione dell’Italia.

Dopo il 25 aprile 1945, si continuò a combattere per alcuni giorni ancora, fino ai primi di maggio: il 28 aprile a Milano si tenne una manifestazione di celebrazione della liberazione, mentre gli americani arrivarono nella città il 1° maggio.

Spesso si parla di un “debito” che noi italiani, ma più in generale europei, abbiamo nei confronti degli statunitensi per averci salvato dal nazismo e sono tipici di casa nostra – fra gli altri – i dibattiti su chi sia veramente da ringraziare per la Liberazione, se i partigiani o gli Alleati.

È indubbio che il contributo americano fu decisivo: fu soltanto grazie all’intervento bellico statunitense (diretto inizialmente contro i Giapponesi dopo l’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941), con i loro mezzi e rifornimenti, che gli Alleati riuscirono a contrastare la potentissima Wermacht di Hitler. In Italia, lo sbarco in Sicilia fu decisivo per le sorti della guerra e senz’altro l’azione partigiana, se non accompagnata dallo sforzo bellico anglo-americano, non avrebbe avuto lo stesso successo.

La sconfitta dei tedeschi fu possibile solo grazie alla commistione delle due forze alleate e partigiane, oltre ad altri motivi legati alla conduzione da parte della guerra di Hitler.

Tuttavia, gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo importante anche dopo la fine del conflitto bellico: al fine di consolidare la loro influenza e per trovare partner commerciali in Europa (siamo alle soglie della Guerra Fredda), fu interesse degli Stati Uniti impegnarsi in azioni di intervento diretto e indiretto nella vita politica degli stati europei, favorendone anche la ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. In Europa, grazie al piano Marshall (1946), voluto dall’amministrazione americana, furono erogati aiuti finanziari e materiali che servirono per ricostruire l’economia postbellica. In questo modo, gli Stati Uniti non solo si assicurarono un mercato utile alla loro economia, ma anche un legame di fedeltà con i Paesi dell’Europa occidentale, per contrastare il comunismo e la crescente egemonia dell’URSS.

Ma tutto questo é solo storia…il futuro va costruito e solo gli ignoranti (nel senso di chi “ignora la storia”) lo costruiranno di nuovo male…tutti gli altri NO!

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