Ricordate i vuoti a rendere?
Tanti anni fa si restituivano le bottiglie di vetro dopo averne consumato il contenuto.
Ricordo le casse tintinnanti in procinto del viaggio di ritorno al venditore, ricordo anche l’ingresso in casa delle bottiglie nuove e piene, come una festa e una nuova certezza.
Era un movimento continuo di in entrata e in uscita. Lo stesso processo avveniva con quelle bellissime bottiglie del latte con il coperchio di latta meravigliosamente imperfetto, mi pareva di sentirne il sapore attraverso il vetro.
I vuoti non erano vuoti, erano brevi pause per nuovi ritorni, rendevi e ricevevi, si trattava di un appagamento costante, vuoti a rendere pieni come cesti colmi di frutti freschi.
I vuoti a rendere rappresentavano una speranza che accarezzavano l’anima, attesa del ritorno del domani, attesa su un giorno nuovo in cui eri certo dell’abbraccio e l’acqua e il latte diventavano simbolo di affettività.
Sono passati gli anni e i vuoti resi non sono più ritornati pieni, sono diventati vuoti e basta; vuoti colmati come meglio si può dai ricordi, vuoti di vita che la vita ti mette in condizione di accettare, consapevoli che nulla ritorna.
Vuoti a rendere senza ricambio, vuoto per vuoto.
Vuoti a perdere.
Tommaso Cozzitorto

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Caratteri psicologici ne “I Promessi Sposi” di Tommaso Cozzitorto






