VINCENT VAN GOGH (parte quarta)
“La camera da letto” – 1888/1889 – olio su tela 57 × 74 cm
Parigi, Musèe d’ Orsay.

In questa nuova puntata del mio racconto sull’arte e sulla vita di Van Gogh, analizziamo “La camera da letto”, uno dei capolavori più conosciuti del grande artista olandese.

Van Gogh ritrae la sua camera presa in affitto dopo il trasferimento ad Arles.

Questa stanza si trovava all’interno della Casa Gialla (vedi foto) nella quale Vincent abitava in attesa dell’arrivo dell’amico Paul Gauguin.

Il dipinto fu realizzato in 10 mesi prima della sua morte, da sempre coperta da un fitto mistero.

E’ un’opera rivoluzionaria, che ancora una volta rende testimonianza di quel profondo disagio esistenziale che gravava sull’anima del pittore.

La descrizione dell’ambiente è meticolosa.

Le sedie, la stanza semivuota, sono simboli trasparenti della solitudine di Van Gogh.

I colori sorprendenti, la prospettiva inusuale, e il soggetto familiare, creano un’opera che non è solo tra le più popolari di Van Gogh, ma anche una delle sue preferite e secondo alcuni critici la migliore in assoluto.

Il dipinto qui mostrato è una delle tante versioni prodotte da Van Gogh.

L’artista era così soddisfatto del dipinto, che lo descrisse a lungo in una lettera indirizzata alla sua famiglia.

“LA CAMERA DA LETTO”

Sembra mattino presto dalla tanta luce che riempie il dipinto.

Pare di vedere il pittore in azione.

La stanza è arredata in modo semplice e con mobili di poco valore.

Sulla destra si nota un letto in legno a una piazza dove spicca il rosso della coperta che crea un forte contrasto con gli altri oggetti.

Questo effetto, una scelta sicuramente di Van Gogh, crea quindi una proiezione dello spettatore verso il centro del dipinto.

A sinistra un piccolo tavolino con sopra un piatto, un bicchiere e una brocca.

Questo mobiletto probabilmente era anche dedicato ai pasti frugali dell’artista.

Sul muro, due chiodi reggono il necessario per la toeletta.

Sopra al tavolino, inoltre, è appeso un povero specchio e a sinistra un asciugamano pende dal grosso chiodo.

Ancora a sinistra, in primo piano la sedia è posta di fronte alla porta di uscita.

In realtà la sedia originale era di legno bianco, ma Vincent la dipinge in giallo, poiché il giallo è il colore del sole, del calore, della felicità.

Sopra al letto vi sono anche due ritratti: uno di Van Gogh e l’altro della sorella Wil.

Sotto due stampe.

Una finestra di fronte a noi spettatori illumina il semplice ambiente, con pareti color lilla e il pavimento di un rosso consumato dal tempo.

Dietro a questo si trova l’armadio di Van Gogh.

Tra il letto e il tavolino una sedia stranamente obliqua.

CONLUDENDO:

Van Gogh raffigura la propria stanza in ordine e con pochi oggetti per esprimere tranquillità e far risaltare la sensazione di “perfetto riposo“.

Il riferimento alle stampe giapponesi è ancora evidente.

D’altronde all’epoca, tra i pittori che entrarono in contatto con l’ambiente artistico francese e parigino, si diffuse una vera mania per il Giappone.

In effetti, Vincent, giustificò la sua scelta pensando agli interni molto semplici delle case giapponesi.

In una lettera a suo fratello, Theo, Vincent ha scritto:

I miei occhi sono ancora stanchi da allora, ho avuto una nuova idea nella mia testa e qui è il disegno di esso. Questa volta è semplicemente la mia camera da letto, solo che qui il colore è tutto, e da con la sua semplificazione uno stile più grande alle cose. In una parola, guardando l’immagine dovrebbe riposare il cervello, o piuttosto l’immaginazione…

(Vincent van Gogh, lettera a Theo, 1889).

Leggi la terza parte qui: https://screpmagazine.com/vincent-van-gogh-parte-terza/

Bruno Vergani

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