Buon compleanno,

caro “Tutto il calcio minuto per minuto”

10 gennaio 1960… 60 anni fa nasce la storica trasmissione radio “Tutto il calcio minuto per minuto” e io rientro, con un flashback da togliere il respiro, nei miei 11 anni e nei 40 del mio compianto papà, Domenico, con i tanti ricordi antecedenti e post legati a quella domenica.

“Il calcio è straordinario proprio perché non è mai fatto di sole pedate. Chi ne delira va compreso, non compatito; e va magari invidiato. Il calcio è davvero il gioco più bello del mondo per noi che abbiamo giocato, giochiamo e vediamo giocare”, scriveva Gianni Brera, il Meazza dei giornalisti sportivi, come lo definì Indro Montanelli, il funambolico, il fantasioso, che, quando partiva in dribbling con le parole, zigzagando tra gli avversari, costruiva l’azione perfetta che diventava un articolo, un commento, un racconto, un romanzo, come scrive di lui il giornalista Andrea Schianchi.

Non possiamo, caro Vincenzo, perderci la prima di “Tutto il calcio minuto per minuto”, anche perché tu sai quanto mi piace il calcio…e io so quanto piace a te.

Vero, mi hai trasmesso questa passione con i tuoi racconti, come se fossero favole, nel descrivermi le varie partite che voi soldati italiani giocavate contro i militari inglesi.

Già! Ed erano partite vere, dure, entusiasmanti e senza esclusioni di colpi.

E che dobbiamo fare per non perderci il programma?

Recarci a Bitonto dal rivenditore Geloso e acquistare una radio, visto che la nostra vecchia radio americana ormai ha perso in questi giorni la voce per le valvole fulminate, e non più in commercio.

“Tutto il calcio minuto per minuto” nasce, durante la stagione calcistica 1959-60, da un’idea di Guglielmo Moretti scippata alla trasmissione radiofonica francese, “Sports et Musique”, nella quale cronisti-inviati commentavano in diretta dai campi di gioco le partite del campionato locale di rugby a 15.

Il format è in realtà la sperimentazione per la trasmissione multipla a microfono aperto di vari eventi sportivi in contemporanea, in previsione dei Giochi della XVII Olimpiade di Roma del 1960, che poi furono nella loro globalità trasmessi televisivamente e radiofonicamente dalla Rai.

Sabato, 9 gennaio 1960, ore 13,35 scendo dal pullman, di ritorno da scuola, frequentavo il IV° ginnasio a Molfetta, e mio padre sulla porta di casa ad attendermi…

Vincenzo, dai, ci hanno consegnato la radio Geloso e il tecnico sta predisponendo gli attacchi elettrici. Ce l’abbiamo fatta: domani puntuali, seduti e con l’orecchio teso verso le onde medie della radio per ascoltare “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Papà, è un regalo stupendo…

E mi tuffo nelle voci di Nicolò Carosio da Milano per Milan-Juve, di Enrico Ameri da Bologna per Bologna-Napoli, di Andrea Boscione da Alessandria per Alessandria-Padova e di Roberto Bortoluzzi dallo studio centrale Rai di corso Sempione a Milano.

Una gioia immensa, incredibile, quasi assurda… anche perché da grande avrei voluto fare il radiocronista sportivo!

Sin da piccolo, lo confesso, ho sempre curato la mia voce e la pronuncia… mi piaceva ascoltarmi e sentire il rimbombo per assaporarla e migliorarla sempre più…

Un vezzo maniacale…

Ascoltare la radio mi dava fantasia, mi sembrava e mi sembra ancora il paradiso dell’immaginazione, sia per chi parla, sia per chi ascolta.

E le voci di Nicolò Carosio, di Enrico Ameri, di Sandro Ciotti erano entusiasmo puro, dolcezza per le orecchie, incantesimo per la fantasia…

Caro, papà, sarebbe stato un autentico peccato mortale perdersi quel battesimo radiofonico.

E oggi non saremmo stati qui, tutti e due a rimembrare quella domenica… e non avremmo ricordato la parola pastosa e passionale di Enrico Ameri, con le sue cadenze, il suo entusiasmo, le sue improvvise accelerazioni, le impennate di voce, le perentorie gridate che avevano il magico potere di rendere intrigante e coinvolgente anche la più stupida e banale azione di gioco.

E a ricordare, caro Vincenzo, la inconfondibile voce rauca di Sandro Ciotti che per tanti anni ha accompagnato il calcio, il ciclismo, la musica, il cinema.

«Quattordici ore di diretta sotto la pioggia ai Giochi Olimpici del Messico del ’68 – spiegava Sandro Ciotti – mi sono costati un edema alle corde vocali. Credevo di dover cambiare mestiere, invece Sergio Zavoli e Paolo Rosi mi rassicurarono, spiegandomi che la raucedine sarebbe diventata una specie di marchio di fabbrica».

Una profezia indovinatissima: tanto che in molti si sono cimentati nell’imitare il «The Voice» versione italiana, non bravo come Sinatra a cantare ma il massimo nel narrare le imprese degli eroi del calcio e non solo…

Godibile il racconto della propria vita professionale e delle proprie molteplici esperienze in una meravigliosa autobiografia intitolata «Quarant’anni di parole», pubblicata nel 1997 dalla Rizzoli.

E io non starei qui, caro genitore, a ricordare il mio dispiacere, i miei pianti per la sconfitta subita dal Milan per i gol degli juventini Stacchini al 50’ e Cervato al 79’ quasi a voler fare da contrappeso alla gioia per avere la radio nuova e poter essere testimone del lancio di una nuova trasmissione che tanto successo avrebbe avuto.

E a nulla valse la calza di riserva della Befana per addolcire la mia tristezza.

Un fatto, però, è incontestabile, caro figlio: da quella domenica, e per tanti anni ancora, abbiamo avuto tutti e due un pallone a portata di mano, abbiamo avuto nella nostra stanza da pranzo, complice anche la voce asciutta e dal grande ritmo di Roberto Bortoluzzi che annunciava quali sarebbero stati i campi collegati e le voci abbinate, il calcio, il tifo, il batticuore per le nostre squadre, tu per il Milan, io per il Bari e insieme abbiamo vissuto momenti meravigliosi.

Per non parlare dei commenti di Nicolò Carosio che somigliavano più al racconto di una prima teatrale che al resoconto di una partita di calcio…

Indimenticabile il suo attacco: “Signore e signori, è Nicolò Carosio che vi parla da…”.

É assolutamente vero! Siamo stati i testimoni dell’inaugurazione di un format che modificò il costume e le abitudini degli italiani, una geniale invenzione, la colonna sonora, come la definì Candido Cannavò, delle domeniche degli italiani, grazie anche alla sua sigla indimenticabile, ‘A taste of Honey’ degli americani Scott e Marlow, per la tromba di Herb Alpert.

 https://www.youtube.com/watch?v=LGmQXuySF28

Scusa Ameri… dal cassetto dei ricordi di Vincenzo, è tutto, a voi Studio.

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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