II 10 gennaio 1971 ci lasciava Coco Chanel.

Gabrielle Bonheur Chanel divenuta celebre con lo pseudonimo di Coco: la donna che ha fondato quello che è forse il marchio di moda più amato e desiderato dalle donne di tutto il Mondo non ha certo avuto una vita facile né è nata tra gli agi.

Forte e ambiziosa, colei che ha rivoluzionato la moda femminile della sua epoca e non solo, non faceva parte né dell’aristocrazia né dell’alta borghesia, anzi aveva origini umili e proprio queste contribuirono a forgiare il suo carattere.

Gabrielle Chanel nacque il 19 agosto 1883 in una famiglia assai modesta di Saumur, il padre era un venditore ambulante, la madre era figlia di un locandiere e faceva la lavandaia.

In seguito alla morte di quest’ultima a soli 32 anni, Gabrielle fu affidata, insieme alle sue due sorelline, alle suore dell’orfanotrofio di Aubazine.

Non rivide mai più il padre e a chi le chiedeva di lui diceva che era andato in America a cercare fortuna.
I quasi sette anni trascorsi in orfanotrofio segnarono profondamente Gabrielle e guardando le sue creazioni, si possono rintracciare i segni dell’influenza del periodo in convento.

La purezza romanica del monastero le ispirò un senso di austerità e l’amore per il bianco e nero, l’opulenza degli abiti religiosi e degli oggetti da cerimonia accese in lei la passione per lo stile barocco, per l’oro e le gemme colorate che poi usò nei suoi bijoux.

Superato il limite di età per restare in orfanotrofio, Gabrielle venne mandata presso una scuola di apprendimento delle arti domestiche: quando compì diciotto anni, nel 1901, iniziò a lavorare come commessa presso un negozio di biancheria e maglieria.

Lì perfezionò le nozioni di cucito apprese dalle suore.

Qualche anno dopo, Chanel incontrò il grande amore della sua vita, Arthur “Boy” Capel, industriale, campione di polo e uomo di cultura: Capel incoraggiò Gabrielle e decise di finanziare le sue attività.

I due andarono a vivere insieme a Parigi dove lui le anticipò i soldi per permetterle di aprire la sua prima boutique.

E così, nel 1910, Gabrielle aprì il primo negozio Parigi, al civico 21 di Rue Cambon: dapprima iniziò a vendere cappelli da lei creati poi iniziò a proporre anche capi di vestiario.

Coco Chanel aveva una predilezione per la moda confortevole, androgina e sportiva: voleva emancipare la donna e renderla indipendente.
Le sue prime clienti furono le lavoratrici, ma presto divenne conosciuta anche nell’alta società, ricercata dalle più famose attrici francesi dell’epoca, i modelli della sua boutique fecero conoscere il nome di Chanel in tutta Parigi.

Lo stile semplice ed elegante degli abiti fece scalpore e ben presto in città furono in molti a cercare di imitarlo.
Nel 1913, Gabrielle aprì una seconda boutique in Normandia, e presentò qui una collezione di abiti sportivi: la sua linea di indumenti in jersey si rivelò rivoluzionaria e cambiò per sempre la relazione delle donne con il proprio corpo.

Nel 1915, aprì la prima vera e propria Maison di moda a Biarritz, sulla costa atlantica meridionale e nel 1918, aprì quella parigina, al 31 di Rue Cambon.

Verso la metà degli anni ‘20, Coco Chanel introdusse la petite robe noire, l’abito nero o little black dress, dalla forma a sacchetto o a grembiule, decorato talvolta da polsini e colletti bianchi e accessoriato con cappelli a cloche.

Negli stessi anni, diede vita alla moda dei gioielli fantasia: vistose pietre colorate, ciondoli, perle e cristalli creavano decorazioni che animavano i capi dai tagli essenziali e minimali.

Per le strade si iniziarono a vedere donne con blazer maschili, camicette bianche e cravatte portate sopra gonne diritte: Coco la rivoluzionaria aveva posto i capi maschili al servizio del guardaroba femminile, aveva liberato il punto vita e aveva accorciato la gonna poco sopra il polpaccio, senza però scoprire una delle parti secondo lei meno graziose del nostro corpo, ovvero il ginocchio.

Qualsiasi cosa facesse, Coco riscuoteva immediato successo, come i capelli tagliati alla garçonne nel 1920.

Nel frattempo, si delineava sempre più la sua idea di tailleur.

L’orfana del convento di Aubazine era diventata la Regina di Parigi e, prima di liberare le donne, era riuscita a realizzare il suo grande sogno: liberare sé stessa.

Nel 1921, Chanel presentò la sua prima fragranza, il profumo Chanel N°5: creato da Ernest Beaux, un tempo profumiere degli Zar, rivoluzionò il mondo della moda e della profumeria per molti motivi.

Secondo le indicazioni fornite da Coco, il profumo doveva incarnare un concetto di femminilità eterna e senza tempo e ci riuscì.
Chanel trovava infatti ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell’epoca e decise di chiamare la sua fragranza con un numero: visto che corrispondeva alla quinta proposta olfattiva presentatale da Ernest Beaux, il profumo venne chiamato proprio così.

La consacrazione definitiva del profumo avvenne circa 30 anni dopo attraverso un’altra icona, Marilyn Monroe: nel 1952, in occasione di un’intervista, quando le domandarono cosa indossasse per dormire, la splendida attrice rispose “Chanel N°5”.

Il suo fu un modo elegante per dire che dormiva nuda con poche gocce di un profumo che, da allora, è definitivamente entrato nel mito: Chanel N°5 resta uno dei profumi più venduti al Mondo.

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale portò però alla chiusura di molte attività della Maison Chanel, rimase aperta una sola boutique in Rue Cambon, quella al numero 31, dove profumi e accessori continuavano a essere fortemente richiesti sia dai parigini sia dai soldati americani.

Dopo la guerra, all’età di 71 anni, Coco Chanel organizzò la grande riapertura della sua maison e ispirò una nuova rivoluzione della moda.

A questo punto, il tailleur firmato Chanel esplose in tutto il suo successo, un capolavoro dalle linee pulite e dal taglio sartoriale. La giacca si presentava dritta e morbida per dare libertà di movimento e la caduta perfetta della stoffa era assicurata grazie a una catena di metallo posta nel profilo interno, un accorgimento molto utilizzato in seguito, soprattutto negli anni ‘60, per la confezione di capi di alta sartoria.

Ma le invenzioni geniali non erano affatto finite.

Nel 1955, Coco Chanel si pose l’obiettivo di inventare un nuovo tipo di borsetta che rispondesse alle esigenze della donna dell’epoca, attiva e dinamica: doveva essere un accessorio elegante ma allo stesso tempo pratico e funzionale rispetto alle pochette a mano che le donne erano obbligate ad indossare nelle occasioni formali e che impegnavano le mani.

Su una borsetta matelassé aggiunse una catena regolabile che permetteva di indossarla a spalla o a tracolla: i primi modelli furono fabbricati in jersey e in seguito fu impiegata la pelle.

Nel 1957 Gabrielle realizzò un’altra creazione destinata alla fama eterna, ovvero la leggendaria scarpa bicolore con cinturino alla caviglia.

Realizzata nel colore beige con punta nera a contrasto, la nuova scarpa esaltava la silhouette, accorciando il piede e slanciando la gamba.

Divenne così famosa che, ancora oggi, ci si riferisce a quel modello anche di altri marchi con l’appellativo Chanel: tecnicamente, il nome del modello è slingback.

Negli anni ’60, furono molte le celebrità a vestire Chanel: Elizabeth Taylor, Jane Fonda, Jackie Kennedy, Grace Kelly e Jeanne Moreau indossarono le ultime creazioni di Mademoiselle Coco.

Nel 1970, Gabrielle Chanel presentò la fragranza N°19: il nome era ispirato alla data di nascita della grande stilista, il 19 agosto.

Realizzata dal maestro profumiere Henri Robert, questa incisiva fragranza floreale è rimasta un altro dei grandi successi firmati Chanel.

Purtroppo, l’anno dopo, precisamente il 10 gennaio 1971, Coco Chanel morì: avrebbe compiuto in agosto 88 anni.

Simona Bagnato 

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Simona Bagnato
Nata e vissuta in Calabria, sono diplomata al Conservatorio in chitarra classica e laureata in Giurisprudenza. Ho scelto di abbracciare l'arte e la didattica musicale. Insegnante nei licei musicali, ho partecipato a numerose rassegne nazionali di musica classica, in alcuni casi classificandomi al primo posto. Compositrice e scrittrice, sono da sempre attivamente impegnata in difesa di diritti umani e civili. Ho militato in Amnesty International ed oggi in Arcigay sezione di “Lamezia-Catanzaro-Vibo”. Ho abbracciato con entusiasmo il progetto “SCREPmagazine” già dai suoi primi albori. Mi piace l'essenza delle cose e condividerla.

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