“The Place”: il bene e il male

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   “Cosa sei disposto a fare per ottenere ciò che vuoi?”   

Vogliamo tutti qualcosa. 

E’ il desiderio, unito alla consapevolezza a renderci esseri umani, a fare di noi ciò che siamo. Perché altrimenti verremmo al mondo?

Un uomo misterioso è seduto all’ angolo di un bar, sempre allo stesso tavolo, con un quaderno nero in mano.

E’ sempre lì, a qualsiasi ora del giorno e della notte e riceve otto sconosciuti.

Ognuno di loro confessa all’uomo i segreti più intimi e i sogni più grandi.

Nessuno conosce il suo nome, la sua identità. Chi lo cerca sa soltanto che è capace di esaudire desideri. 

“Si può fare” ripete a ciascuno, dopo aver brevemente consultato la sua agenda misteriosa.

Ma tutto ciò ha un prezzo: compiere un’azione, un compito che spesso tradisce i principi etici e morali degli avventori occasionali.

Ogni decisione è personale come la conseguenza della propria azione e sarà personale anche la scelta di tornare di volta in volta a raccontare quel che accade.

Le vite di tutti i protagonisti finiscono per intrecciarsi come in un gioco ad incastri, portandoli talvolta ad aiutarsi, talvolta a mettersi contro.

Quanto saranno disposti a spingersi oltre per realizzare i loro desideri più profondi?

Un viaggio nel lato oscuro di ognuno di noi, specie quello in sonno, pronto a scatenarsi nel caso in cui venga toccato qualcuno che amiamo.”

Ma chi è questa sorta di Innominato? 

Quest’uomo un po’ Angelo e un po’ Demone?

“Qualcuno pensa che sia un mostro ma lui i mostri li nutre, dandogli soltanto quello che vogliono e chiedendo in cambio una ‘buona’ azione”

Lui ascolta, legge, scrive, farfuglia qualcosa. Ha l’aria stanca, come se non avesse mai dormito. I suoi occhi non sono però freddi di fronte ai racconti anche più orripilanti.

Ma perché allora dà incarichi così malvagi? Perché?

Lo scopo finale dell’ Uomo oscuro rimane ignoto fino alla fine, quando confessa ad Angela di essere un tramite per le mostruosità umane ed è stanco di stare tra i mali del mondo.

Angela, la cameriera, osserva intenerita, curiosa e preoccupata, ciò che accade sotto i propri occhi. La sua leggerezza e solarità colpiscono l’Uomo fin dall’ inizio, scuotendolo dal suo torbido torpore.

Sembra quasi un’ Ambasciatrice del Bene il cui fine è quello di liberare l’uomo, Ambasciatore del Male.

Dopo aver parlato all’uomo toccandolo con i suoi gesti, i suoi sorrisi e le sue parole, prende in mano la sua agenda nera, ed inverte i ruoli proponendo questa volta lei un accordo.

La donna entra così nella sua anima e la converte, liberandola finalmente dal peso del mondo.

Il giorno dopo il tavolo è vuoto nel bar vuoto. 

Si intravede, come una luce che scalda ed illumina, solo la pagina bruciata dell’ultimo desiderio esaudito.

Il Bene vince sul Male. E’ questo il messaggio del Film di Genovese. 

Non ci si può opporre alla bellezza e purezza del Bene, alla fine ne siamo tutti rapiti e conquistati. 

Forse perché il Male agisce con l’inganno cercando di manipolarci e giocando sulle nostre paure e fragilità, sul nostro bisogno innato di desiderare ciò che non abbiamo?

Forse non siamo disposti a pagare quel prezzo troppo alto. Non vogliamo svendere la nostra anima al migliore offerente. 

Forse vogliamo il bene anche a scapito dei nostri sogni più reconditi. 

Forse perché siamo esseri umani. 

“Lo sapevi, peccare non significa fare il male: 

non fare il bene, questo significa peccare”

 Pier Paolo Pasolini

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