Qualche giorno fa mia figlia ha fatto grandi pulizie nella sua stanza (attualmente è studentessa universitaria e vive in un’altra città), operazione che più che mirare all’ordine mi è parso un reset del suo periodo adolescenziale.

Decine e decine di quaderni, libri, riviste, cd, si sono materializzati davanti la porta della sua camera.

Ogni materia delle superiori era ordinatamente compattata in ogni quaderno insieme alle miriadi di frasi di amore, amicizia, frequenti a quell’età.

Dal cumulo spuntavano due libri che erano posati distrattamente tra i quaderni, sfilati poi velocemente dalla pila con l’immediata esclamazione: “No, questi non li butto sono dei “One Direction” e c’è il mio amore Harry Styles“.

Questo gesto palesemente prevedibile visto questo suo trasporto verso questo big, mi ha riportato alla memoria un fatto curioso di alcuni decenni fa. Negli anni ottanta due gruppi si contendevano la scena musicale internazionale; si trattava degli Spandau Ballet e dei Duran Duran. I componenti esercitavano un forte fascino sulle ragazze di allora. È risaputo che ogni generazione ha avuto ed ha i suoi idoli che diventano per noi figure carismatiche, fino al punto di “innamorarsi” di loro e poi crescendo, ricollocarli in una dimensione umana. In quegli anni una fan dei Duran Duran si innamorò così follemente di Simon Le Bon che scrisse un libro, una vera dichiarazione d’amore con il titolo : “Sposerò Simon Le Bon“. Si trattava di Clizia Gurrado un’allora sedicenne studentessa del liceo Berchet di Milano. L’incipit è il seguente: “Non è da molto che ho deciso di sposare Simon. E una scelta che è maturata poco per volta. I primi tempi, quando i Duran sono entrati nella mia vita non ci pensavo proprio“, il libro continua narrando dei litigi con le fans degli Spandau e di Vasco Rossi, dei suoi difficili rapporti con i genitori che non riescono a comprendere il suo fanatismo per un cantante. Ottiene così tanto successo che viene invitata al Festival di Sanremo nel 1985 dove conosce i Duran Duran ma Simon Le Bon non si presenta.

Da questo racconto ne nacque un film che ebbe un discreto successo tra i giovani. Ho narrato questa storia perchè rivedere alcuni periodi della propria gioventù con gli occhi della maturità, lascia una sottile malinconia per il tempo che passa e che implacabile lascia poco spazio alle nostre fantasie e illusioni.

Anche io ho nutrito quasi venerazione per alcuni cantanti e attori.

Ricordo che i muri della mia camera erano tappezzati di maxi manifesti di Renato Zero, Claudio Baglioni, Miguel Bosè e di un affascinante Alain Delon.

Stavo ore in camera sognando ciò che poi in realtà non è successo, cioè incontrarli.

Continuate a sognare ragazzi, non lasciate che i vostri miti vadano via ma non vivete di sole illusioni. Parafrasando Renato Zero : “i miei miti sono andati via“…

I miei miti sono andati via
Come un vento come un’amnesia
Testimoni splendidi
Di un’estate fa
E’ stato un privilegio essere là
Un autunno frettoloso ormai
Ha confuso cuore e strategia
Le chitarre tacciono e il computer va
I miei miti chi li oscurerà…
Svegliami se c’è musica
Che quest’anima ha voglia di emozioni
Svegliami meravigliami
Con lo spirito delle tue invenzioni
Scuotimi non deludermi
Nel mercato di questo assurdo tempo
Toccami attraversami fino all’anima
O non mi svegliare più
Svegliami e convincimi
Che non servono trucchi per la gente
Sparami con le raffiche di un ossigeno
Puro e incandescente
Portami all’origine
Delle lacrime e della commozione
Dove tu non mi hai visto mai
Impazzire e poi
Inneggiare ai miti miei
La passione è fuori moda qui
Tra aeroporti…

Mantenete sempre un piede a terra o rischiate di trovarvi aria tra le dita…

Angela Amendola

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