Sperare per credere

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via etere

Geta Tabone

Il viaggio del format “a tu per tu con…”, sia pure in virtuale, prosegue e continua con Geta Tabone, nata in Romania il 22 aprile del 1995, residente a Favara nell’agrigentino e attualmente iscritta all’Accademia delle Belle Arti di Agrigento.

Fiore: Il disegno, la tua passione?

Tabone: Sì. La mia passione per il disegno nasce sin da quando prendo per la prima volta la matita in mano. Il primo giorno d’ asilo-

La conferma in prima elementare, quando sul libro di religione inizio a disegnare simboli che rappresentavano personaggi della religione cattolica.

Capisco appieno il mio interesse per il disegno e i messaggi che lo stesso avrebbe potuto dare frequentando la scuola media e grazie alla mia professoressa di storia dell’arte.

 Fiore: E cosi prendi consapevolezza di avere tra le mani…

Tabone: …un piccolo dono.

Fiore: Grande direi!

Tabone: Bontà tua!

Fiore: I tuoi lavori…

Tabone: Nel novembre scorso sono stata contattata da palazzo Ferrajoli,  Roma, per presentare in occasione di una mostra a tema libero tre mie opere:

LO SGUARDO PERDUTO, una bambina a ¾ con in grande evidenza gli occhi;

L’AMORE PER UNA MAMMA, una mamma fata, simbolo dell’amore oltre le apparenze;

L’IMMIGRAZIONE, una mamma, due bimbi di età 5 o 6 anni e un piccolino in braccio.

Fiore: Altro?

Tabone: Per festeggiare il primo anno di attività della casa editrice “L’ARTE SI MOSTRA” di Palazzo Ferraioli ho realizzato per loro il calendario 2020. 

Fiore: Veniamo all’oggi oggi! Come nasce il disegno “SPERARE PER CREDERE”?

Tabone: La realizzazione del disegno “SPERARE PER CREDERE” nasce da una riflessione sulla campagna di sensibilizzazione con lo slogan “#Andrà tutto bene”, accompagnato da un grande arcobaleno contro la solitudine e il panico, lanciata da maestre, genitori, nonni e bambini per dare ottimismo, via social network, in questo periodo di Covid19.

Fiore: Una riflessione importante e significativa…

Tabone: …penso di sì. Dopo la riflessione, la concretezza… con la decisione di disegnare un qualcosa che rappresentasse l’Italia in questo drammatico momento.

E dai vari schizzi e punti di riferimento nasce il mio disegno: un letto che rappresenta il punto di debolezza, l’Italia distesa sul letto, la cartella clinica che indica l’inizio e la fine della pandemia.

Il respiratore non collegato, simbolo del respirare autonomamente dell’Italia: insomma un grande messaggio di speranza e di fede.

Con i colori della flebo ho voluto rappresentare la campagna di solidarietà e di sensibilizzazione all’ottimismo.

E poi due persone: l’infermiera e il medico appartenenti al team della Cina arrivato in Italia per dare una mano d’aiuto.

 Fiore: Altro?

Tabone: Dopo questo disegno mi viene in mente di realizzare un altro disegno per ringraziare tutti gli operatori dei servizi essenziali che si stanno adoperando per salvare quante più vite possibili mettendo a rischio la loro stessa vita.

Fiore:  E quindi?

Tabone: Ho creato un camion che rappresenta le merci che vengono trasportate in tutta l’Italia con sulle fiancate rappresentati i simboli, gli stemmi delle varie categorie che stanno supportando in questo momento gli ammalati e gli indigenti, vecchi e nuovi.

Ovviamente campeggia il tricolore di cui anch’io rumena oggi sono fiera.

L’azzurro e il verde rappresentano il mondo.

Chissà se la nostra Geta Tabone non si sia ispirata nel suo “sperare per credere” anche a quanto scrive Fabrizio Benedetti, uno dei massimi studiosi al mondo dell’effetto placebo:

“Tutti noi speriamo in qualcosa. Ma il malato spera più di ogni altro. E sono le parole il mezzo più importante per infondere speranza: parole empatiche, di conforto, fiducia, motivazione. Oggi la scienza ci dice che le parole sono delle potenti frecce che colpiscono precisi bersagli nel cervello, e questi bersagli sono gli stessi dei farmaci che la medicina usa nella routine clinica. Le parole innescano gli stessi meccanismi dei farmaci, e in questo modo si trasformano da suoni e simboli astratti in vere e proprie armi che modificano il cervello e il corpo di chi soffre. È questo il concetto chiave che sta emergendo, e recenti scoperte lo dimostrano: le parole attivano le stesse vie biochimiche di farmaci come la morfina e l’aspirina.”.

Del resto molti dei guariti da coronavirus lo sono anche per la forza psicologica delle parole dei medici e degli infermieri.

via etere

Geta Tabone

… a cura di Vincenzo Fiore

 

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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