Signorsì!

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Il servizio militare di leva fu istituito con la nascita del Regno d’Italia, divenendo operativo nel 1861 e abolito nel 2005. Una prima disciplina la dettò la Legge n.2248/1965 con la quale i nominativi dei cittadini erano inserite in apposite liste di leva del comune di residenza.

Tali liste comprendevano tutti i giovani di sesso maschile che avessero compiuto diciassette anni.

Altre leggi successive istituirono i distretti militari con il compito di accertare l’idoneità psico-fisica e somministrare l’addestramento iniziale.

La Legge n. 2532/1875 ne sancì definitivamente l’obbligatorietà.

Fu il “Testo unico delle leggi sul reclutamento dell’Esercito” a introdurre due registri: le liste di leva e i ruoli matricolati. Il distretto militare inviava i giovani militari ai reggimenti d’assegnazione.

La Legge Pica adottò misure estreme repressive per i reticenti e coloro che li favorivano. Poco prima della prima guerra mondiale vennero apportate modifiche alla normativa e durante la guerra si verificarono i primi episodi di obiezione di coscienza.

Durante il regime fascista fu introdotta l’istruzione premilitare: era imposta a tutti i giovani che avessero compiuto otto anni fino al ventunesimo anno.

Al compimento dei diciotto anni venivano affidati all’Opera Nazionale Balilla per espletare la leva fascista e dopo la chiamata alle armi poiché dopo l’iscrizione nelle liste di leva si diventava soldato e vigeva obbligo di leva.

Con la Legge n.1437/1927 il servizio di leva poteva espletarsi presso le forze armate e di polizia o come ufficiale di complemento.

Con la nascita della Repubblica italiana si sancì l’obbligo al servizio militare nell’articolo 52 della Costituzione. Nel secondo dopoguerra vennero istituiti i CAR (Centro Addestramento Reclute) dove si sosteneva un apposito corso di addestramento per poi esser assegnati a una sede di servizio.

La prima legge a disciplinare l’obiezione di coscienza e l’istituzione del servizio civile fu emanata nel 1972 e solo nel 2001 istituito il servizio civile nazionale.

La Legge n. 380/1999 introdusse il servizio militare femminile volontario permettendo alle donne per la prima volta l’accesso alla carriera militare.

Caldamente sostenuta dal Senatore Carlo Scognamiglio, la Legge n. 331/2000 conferì al governo la delega a emanare le necessarie disposizioni per la sostituzione dei militari in servizio obbligatorio di leva con i volontari di truppa, abolendo l’obbligo della coscrizione e statuendo la possibilità di ripristino in carenza di soldati in stato di guerra (art.78 Costituzione) e in casi di crisi internazionali in cui l’Italia venga coinvolta direttamente o per la sua appartenenza a organizzazioni internazionali.

Il Decreto legislativo n.215/2001 sospese definitivamente le chiamate dal 1 gennaio 2007 anche se la Corte Costituzionale ribadì il dovere dei cittadini a difender la patria in maniera equivalente e modalità diverse dalla difesa militare.

Osservando la nostra società, il come crescono i nostri ragazzi e pesando le persone con cui veniamo in contatto, viene da chiedersi se sia effettivamente stato un bene sociale abolire la leva obbligatoria militare.

Fin dall’epoca della sua istituzione le valutazioni fra benefici e ripercussioni negative sono state al centro di dibattiti accesi.

I pareri contrari sostenevano fosse una imposizione contro la libertà personale; una gerarchia che impartiva una rigida disciplina; il ritardo nel mondo del lavoro e sottrazione alla vita civile forzata; inutilità di un addestramento formale senza effettiva preparazione militare; il susseguirsi di atti di nonnismo a danno delle reclute; lo spingere in mancanza di svaghi a vizi quale fumo, alcol, gioco d’azzardo e frequentazione di prostitute.

I pareri favorevoli erano considerati la conoscenza fra giovani di realtà sociali e ambientali diverse; l’intensificarsi di legami d’amicizia; visite mediche accurate che rilevavano patologie mai emerse altrimenti; formazione del carattere e dello spirito; continuo flusso di personale militare, sviluppo di disciplina e spirito di gruppo; senso di appartenenza e amor di patria.

Riflettendo su pro e contro, viene spontaneo pensare che i contro oggi nella società li troviamo ugualmente intensificati: i vizi si aggravano con uso di droga; i giovani entrano a quasi trenta anni nel mondo del lavoro; non c’è nonnismo ma bullismo e stolking; uso improprio di armi senza saperle tener in mano e senza dar valore alla vita che si ha difronte per motivi futili; al mestiere più vecchio del mondo l’uomo si accosta per natura; l’isolamento lo si cerca in dispositivi connessi ad Internet.

Diversa considerazione per i pro: tutti persi mentre per molti ragazzi ricevere una disciplina e capire i valori spesso sarebbe equivalso a non compiere gesti insensati e a renderli un po’ più forti e coscienti che si può credere in qualcosa e si può ottenere lavorando su se stessi.

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Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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