Sergio Sozi ospite a “Libri, Arte e quant’altro arricchisca l’Anima”

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A “Libri, Arte e quant’altro arricchisca l’Anima” 

Oggi è ospite Sergio Sozi  

“La scrittura di Sozi è il frutto di un riuscito mix tra narrativa realistica e letteratura grottesca (se non dell’assurdo),
dal quale è facilmente ravvisabile una tendenza alla sperimentazione linguistica e all’uso di neologismi.
Una scrittura ricercata e coraggiosa, lirica e umoristica, attraverso la quale lo scrittore si mette in gioco
nel tentativo di proporre un proprio marchio letterario”.

Massimo Maugeri, Il Corriere Nazionale

L’ospite di oggi ha un bagaglio culturale non indifferente, le sue attività sono molteplici.

La sua ampia produzione letteraria mi fa pensare ad un uomo curioso, aperto al dibattito, che ama ascoltare e imparare. Prolifico, spazia in diversi campi letterari che vanno dal Giornalismo, dove ha collaborato e collabora con tantissime testate giornalistiche sia italiane che slovene, alla saggistica, ai romanzi per ragazzi, ai Gialli, alle raccolte di racconti e sillogi poetiche; non ultime le sue traduzioni dallo Sloveno all’Italiano, di cui hanno usufruito scrittori di ampio calibro, fra cui Veronika Simoniti.

Valter Casini di lui dice: “Note le sue interviste a personaggi amati dal grande pubblico, tra cui Dacia Maraini, Elisabetta Sgarbi, Umberto Galimberti, e molti altri. Di lui dicono: “I racconti di Sergio Sozi sono frutto di un’attenta e scrupolosa ricerca linguistica che fa tornare alla mente nobili precedenti, Gadda, Palazzeschi, Landolfi e geniali contemporanei come il Pennac del ciclo Malaussène. Il risultato è un livello stilistico di grande vivacità espressiva che coniuga magistralmente inventiva, ricerca e tradizione”.

E ancora, Carla Casazza, Critica letteraria, aggiunge:“Le storie spesso surreali che Sergio Sozi racconta con ironia ed eleganza offrono la visione su squarci di esistenze che ogni lettore può trasformare nella propria mente assegnando significati e dettagli secondo la propria sensibilità. Una scrittura fantasiosa, arguta e ironica, a volte sarcastica, impertinente e provocatoria, altre volte soffusa di malinconia, ma sempre molto elegante e curata. (…) Il risultato è una lettura piacevolissima e divertente, che però lascia spazio a riflessioni ben più serie”.

Conosciamolo meglio

Sergio Sozi nasce a Roma nel 1965, vive in Umbria, prima a Spello poi a Perugia, fino al 2000. In seguito di trasferisce in Slovenia, dove attualmente risiede. Negli anni Ottanta inizia la sua collaborazione con diverse testate giornalistiche italiane; fondando e dirigendo la rivista trimestrale I Polissenidi (1995-2000). Dal 2000 inizia importanti collaborazioni con testate slovene: Nova revija, Paralele e Primoska srečanja. Con un’attività consistente in centinaia di articoli di fondo, recensioni librarie, colloqui con scrittori, approfondimenti e trattazioni su svariate opere, tematiche e autori: tanto l’Umberto Eco narratore, Emanuele Trevi o Roberto Pazzi quanto gli eventi culturali locali degni di una qualche meritevole risonanza. Nel 2005 ha postfato e scelto i testi del volume Papir in meso (Edizioni Beletrina, Ljubljana, una delle maggiori case editrici slovene) contenente una selezione di recenti racconti italiani tradotti in sloveno (fra gli autori presenti ricordiamo Camilleri, Benni, Pontiggia, Tabucchi, Marani e Magris). Nel 2018 la Radio Tre slovena ha dedicato a Sozi un programma monografico di trenta minuti, incentrato solo sulla sua produzione narrativa più recente. I suoi racconti e contributi critico letterari sono altresì presenti nei volumi collettanei: Letteratitudine – il libro (a cura di Massimo Maugeri, Azimut, Roma 2008); Ritorno ad Atene – studi in onore di Umberto Galimberti (a cura di Gianluigi Pasquale, Carocci editore, Roma 2012); FUOCOfuochino – 4 (antologia di varia umanità, Viadana 2016). Fra le tante versioni, ricordiamo solo i due importanti libri La sentenza caprina di Višnja Gora, dello scrittore ottocentesco Josip Jurčič (Assessorato alla Cultura del Comune di Ivančna Gorica 2012) e il romanzo Ivana davanti al mare di Veronika Simoniti (in Italia: Morellini Editore, Milano 2022; in Slovenia caso editoriale del 2020 con oltre cinquemila copie vendute nel Paese).

Le sue opere

Oggetti volanti (raccolta di poesie, FRA.RA. editore Perugia 2000) Il maniaco e altri racconti (racconti giallo-letterari della serie del capitano Euterpe Santonastasio, Valter Casini Editore, Roma 2006-7); Il menù (romanzo, Alberto Castelvecchi Editore, Roma 2009); Ginnastica d’epoca fredda (saggio divulgativo sulla storia della letteratura italiana dell’Adriatico Orientale e racconto di fantasia eponimo, Historica Edizioni, Cesena 2009); Intervista a Claudio Magris (saggio e intervista allo scrittore triestino, Historica Edizioni, Cesena 2010); Il filosofo e il giullare – Il pensiero di Umberto Galimberti (saggio e intervista al filosofo, Historica Edizioni, Cesena 2011); Italia – Slovacchia 2 a 0 (racconto in volumetto unico, edizioni FUOCO fuochino, Viadana 2013); Diorama (raccolta di racconti, Splen edizioni, Catania 2015); Giovedì – Romanzo fra Cielo e Terra (romanzo, Ensemble Edizioni, Roma 2020); Bilogia (due romanzi in volume unico, prefazione di Giuseppe Grosso Ciponte, Nino Bozzi Editore, Livorno 2021); Àpeiron (romanzo, Pluriversum Edizioni, Ferrara 2022). Appena uscito, a giugno del 2023, il romanzo per ragazzi illustrato Harambassah (V.H. London).

Come potete ben capire non basterebbe un intero blog per intervistarlo!  Io ci provo.

 

Innanzitutto la ringrazio di essere qui, e le chiedo: tra le tante cose fatte negli anni a livello professionale, c’è qualcosa che non rifarebbe?

Il piacere è vicendevole. Per rispondere alla domanda, mi rimprovero sicuramente, cinque anni fa, la perdita di tempo con un editore dilettante sprovveduto e disonesto che, poi, non mi ha pagato né pubblicato come doveva da contratto; ma sono cose che capitano a molti, in questo campo. Io ho il dannato difetto di considerare tutti onesti fino a prova contraria. E spesso sconto questa mia assenza di pregiudizio.

Lo scrittore Diego Marani (autore Bompiani) definisce la sua scrittura “una bella scrittura, raffinatamente gaddiana.”  Essere paragonato ad un grande letterato del secolo scorso, come Carlo Emilio Gadda, è un onore o una grossa responsabilità?

Ambedue. Sono di natura mia barocco, complesso, entusiasta dell’espressione letteraria e legato alla narrativa italiana che da tanti viene ritenuta la più ostica ed espressionistica. Gadda appunto. Che con la sua miscela coinvolgente ed esplosiva di plurilinguismo, ricercatezza terminologica, sarcasmo e lirismo costituisce un affascinante e irrinunciabile unicum della nostra storia letteraria. Fra l’altro lo scoprì un grande della critica, il filologo romanzo Gianfranco Contini, che ritengo un faro illuminante per la comprensione del Gadda. Capire e amare il Novecento è avventura impossibile senza amare e studiare, anzi direi ascoltare e assimilare nell’anima  romanzi come il fluminale Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (Garzanti 1957).

Mi soffermo sul suo libro “Il pensiero di Umberto Galimberti. Il Filosofo e il giullare. Con un’intervista inedita al filosofo” (Historica Edizioni, Cesena 2011). Oltre alle ideologie, studi e tutto quello che concerne la sua figura di filosofo, saggista, giornalista e psicanalista. Mi piacerebbe sapere un suo pensiero personale non tanto sul personaggio ma sull’ uomo Umberto Galimberti.

Siamo diametralmente opposti per quanto riguarda le scelte letterarie e a macchia di leopardo su quelle spirituali e politiche: io sono un moderato cattolico paganeggiante senza troppe simpatie o pregiudizi politici e lui è un ateo paganeggiante di area laico-sinistrorsa, ma la sua competenza nel campo della filosofia e della psicoanalisi è indiscutibile. Con lui si sta molto allegramente a cena, è vitale, simpatico e quando si lascia andare veemente sotto il profilo delle battutacce a sfondo politico-ideologico. E qualche volta ha anche ragione… almeno quando non dice cose assurde quali il Manzoni da togliere dai programmi scolastici di Italiano. In sintesi Galimberti è persona sincera e di buona compagnia; io gli voglio bene e lo stimo umanamente e intellettualmente, ma la pensiamo diversamente su molte cose concettuali.

Documentandomi sulla sua persona, mi colpisce questa sua opinione che condivido in toto: “Talvolta, nella vita come nei libri, non solo è lecito ma anche augurabile e addirittura proficuo sdrammatizzare, attenuare i colori vivaci in delicate tinte pastello, scoprire la semplicità nella complicatezza, insomma alleggerire le situazioni con le quali si viene a contatto. Scrittura compresa.” Libero Bovio a tal proposito diceva: “Come è facile scrivere difficile, e come è difficile scrivere facile!” Una sua riflessione.

Essendo un narratore mai esente da tinte umoristiche e non privo di belle speranze – non ho l’anima del tragediografo greco, casomai quello di Plauto e Aristofane – sento l’esigenza di alleggerire la situazione italiana, assai gravata da psicologismi vari e drammoni, dolori e situazioni patologiche e violente troppo spesso esibiti ed esaltati sia dai romanzi post Duemila che dalle cronache giornalistiche di sempre. La letteratura deve saper anche scherzare, giocare, indurre alla fiducia e alla vita, alla bellezza, alla crescita e alla gioia, seppur con eleganza di dettato letterario e mai in modo superficiale. Servirebbe una briosa profondità d’animo, in Italia, oggi e sempre. Questa dunque la mia concezione della parola divertimento. Come amo leggere impegnandomi ad essere me stesso, ma sapendomi, al contempo, perdere e fondere all’animo degli autori, con la necessaria osmosi (senza la quale non si capirebbe una parola di autori come Gadda), così spero che gli altri leggano le mie opere. In maniera armonica e lieve.

Dall’Italia alla Slovenia, perché questa scelta?

Cherchez la femme… depuis aussi la fille et la famille.

Saggista, giornalista, ma anche scrittore di narrativa per ragazzi. Nel suo libro “Harambassah”, la protagonista di questa vicenda è Castagnaccio, una bambina, capobanda di un gruppo di ragazzini. Le va di raccontarci come è nata la figura di Castagnaccio? E quale messaggio porta il suo libro?

La fonte primigenia d’ispirazione per la biondina Castagnaccio è un ibrido tra mia sorella Marina e la mia compagna di scuola delle Elementari Beatrice B., antrambe caratterialmente ferrose. Il messaggio esala da alcuni passi riguardanti un personaggio apparentemente secondario, di cui poi emerge la centralità: lo stravecchio contadino Gregorio; e consiste nella speranza di un mondo in cui l’economia intelligente venga sostituita da una, assai migliore, economia stupida, cioè un sistema economico cristiano che annulli la rapacità puerile e l’insensatezza egocentrica e controproducente del do ut des liberistico attuale, consumistico e materialistico. La colpa principale del nostro mondo, il liberismo e relativo ossequio per il mercato. Ma siamo nel campo, lo so bene, dell’utopia totale, tuttavia chissà: nel 1905, la lotta delle Suffragette inglesi per il voto alle donne, dopo qualche decennio, divenne realtà ed oggi per noi costituisce un ovvio e naturale principio di base della convivenza in Europa. Come anche il diritto di sciopero: tabù nell’Ottocento, normale possibilità di emancipazione dal Secondo Novecento e tutt’ora.

Fra i tantissimi riconoscimenti ricevuti negli anni ricordo il Premio Nazionale di Poesia “Sandro Penna”, edizione 1999 (presidente della giuria Walter Pedullà) in cui ha ottenuto una segnalazione con la sua silloge Oggetti volanti, in cui la troviamo in veste di poeta. Come definirebbe la sua poetica?

Non scrivo più poesia da lustri. Di quei tempi ero animato da vagheggiamenti neoclassicistici, fusi ad amore per la tradizione poetica che costituisce le basi della nostra civiltà, soprattutto Virgilio, Omero e d’Annunzio, i quali continuano a piacermi anche oggi. Solo che adesso non ho più il beneficio fondante dell’ispirazione, dunque non poeteggio quasi mai e in quei malaugurati momenti di ritorno al passato compongo sempre rispettando e interpretando senza offenderli i canoni tradizionali del nostro mondo: metrica, stile ed eleganza.

Se potesse tornare indietro nel tempo e aver modo di intervistare un personaggio del passato, chi sarebbe e soprattutto cosa gli domanderebbe?

Sarei curiosissimo di incontrare Omero, sperando che sia esistito. Cosa chiedergli? Niente. Lo ascolterei e basta. Alcune persone vanno solo celebrate con l’ascolto attento e concentrato. Altrimenti, cioè nel caso che il Cieco non fosse esistito, direi Virgilio, che invece è personaggio storico. Ascolterei in religioso silenzio anche lui, sperando che, per qualche stravolta congiuntura spaziotemporale, cambi idea e, al ritorno a Brindisi dalla Grecia (ormai capta), non chieda agli amici Vario e Tucca di distruggere l’Eneide.

Cosa deve avere un libro in più, rispetto agli altri, per colpirla?

Non saprei dire con sicurezza. Probabilmente, parlando di narrativa, uno stile scrittorio particolarmente armonizzato ai significati dell’opera: etica ed estetica in piena osmosi. Un fenomeno che accade raramente, ma quando si verifica ti riempie il cuore e la mente di giubilo e senso di pienezza. Trovo questa situazione fortunata, per esempio, nella trilogia degli antenati di Italo Calvino, in tutte le opere di Gesualdo Bufalino e del grande scrittore comasco Massimo Bontempelli (il primo al mondo, oltretutto, ad aver coniato il termine Realismo Magico nel campo letterario, negli Anni ’30, ossia prima dei sudamericani), nei Sillabari di Goffredo Parise e in Una spirale di nebbia di Michele Prisco.

Riferendosi alla sua opera Diorama, Rino Tripodi, direttore della rivista telematica LucidaMente dice dei suoi racconti: “è il loro tono beffardo, irriverente, trasgressivo; nell’insieme, un umorismo che, peraltro, non sempre è gioioso, ma talora venato di tristezza. Uno sghignazzo che ricorda quello di Aldo Palazzeschi. Sicché i personaggi sono strampalati, bizzarri, sgangherati, attraversati da una vena di follia amarallegra.” E le chiedo: C’è un personaggio, descritto nei suoi racconti, che delinea le sue peculiarità?

Per le mie peculiarità intende dire il mio carattere? In questo caso no, non credo di essermi mai messo mani e piedi dentro un personaggio. I miei personaggi sono caleidoscopici, o meglio sono dei Frankenstein (mai totalmente malvagi) scaturiti da innesti fra i miei sogni, le mie fantasie, la mia vita interiore e le mie esperienze di vita reale – cioè soprattutto le persone che ho incontrato, che sono numerose. Molto, anche, lo devo a mio padre Giuliano, a mia madre Maria Giulia e alle mie due sorelle Marina ed Eliana, la cui presenza è costantemente rappresentata, in varia misura, nei personaggi delle storie che racconto alla gente, su carta. Insomma io in pratica sparisco: contano le mie creazioni che vivono su carta. E si spera anche nel cuore dei lettori.

Nel 2005 ha postfato e scelto i testi del volume Papir in meso (Edizioni Beletrina, Ljubljana, una delle maggiori case editrici slovene) contenente una selezione di recenti racconti italiani tradotti in sloveno (fra gli autori presenti ricordiamo Camilleri, Benni, Pontiggia, Tabucchi, Marani e Magris). Quale racconto di questi noti scrittori ha preferito e perché?

Di sicuro Il patriota di Diego Marani. Esilarante, ironico e buffo gioco linguistico sugli italiani all’estero: quanto ci abbiamo riso insieme, mia moglie ed io!…

Un consiglio per un giovane autore che si affaccia per la prima volta nel mondo letterario e editoriale?

Non rassegnarsi mai alle delusioni che otterrà a cagione del suo essere persona che crede in qualcosa di incrollabile e profondo; persona originale, preparata, colta e superiore, nella sua arte, agli altri mediocri, massificati e servili. Costui dunque deve, in primis, essere dotato di fantasia illimitata e talento, ambedue innati. Il consiglio, da parte mia, consiste nello studiare con metodo e concentrazione la Storia della Letteratura Italiana insieme alla grammatica italiana, con speciale attenzione alla sintassi, al lessico – che sia italiano e non angloitalo – e alla stilistica. Cercare un proprio stile senza imitare miti e falsi miti nostri o stranieri. Ricercare a modo proprio nelle fonti letterarie italiane latine e greche, con amore passione e ispirazione letteraria. L’Orlando furioso va letto e studiato, approfondito, ben compreso almeno una volta integralmente. Un magnifico manuale dei primi anni Sessanta, credo ancora reperibile almeno usato è Lo studio e l’arte dello scrivere, di Umberto Panozzo. Dentro ci si trova proprio tutto quel che serve, tranne l’antologia della letteratura, che auspico sia la Letteratura Italiana di Mario Pazzaglia, in quattro volumi e successivi aggiornamenti. In soldoni, consiglio agli scrittori alle prime armi di essere già  dei veri letterati e degli originali inventori di storie e di non farsi circuire o ingannare, tanto meno influenzare dal pessimo ambiente editoriale italiano, che esige imitatori e intrattenitori dappoco fingendo di cercare originalità.

Se dovesse definirsi con una sola parola quale sarebbe e perché?

Estroso. Qualità che mi viene riconosciuta universalmente da quando avevo tre o quattro anni.

E passo alla mia ultima domanda, di rito per tutti gli ospiti, e le chiedo: nei suoi libri c’è un messaggio principe. E se sì, qual è?

Di messaggi nei miei undici libri finora editi ve ne sono a iosa. In ogni caso credo di avere un po’ usurpato la filosofia di vita di mio padre Giuliano, pittore e scrittore e di mia madre Maria Giulia, casalinga letterata (o meglio: letterata prestata alla cucina, che praticava con amore e ammirevoli esiti di buon gusto e creatività): armonia fra uomo e Natura, speranza nel futuro e nei figli, amore universale e amore per la Patria, la nostra cara Italia e la sua civiltà, lingua e arte.

Nel ringraziare Sergio Sozi per il tempo dedicatomi, ricordo che trovate molti dei suoi libri cliccando su questo link

Intervista a cura di Monica Pasero

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