Se stiamo insieme

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Credo che non esista mai una ragione spiegabile o quantomeno plausibile, non di certo argomentabile in quattro parole, che induca un uomo ed una donna a scegliersi in maniera del tutto spontanea.

Affinità? Colpo di fulmine? Sensazioni certe che aiutino a credere che sussista una dose consistente di aspetti comuni?

È possibile che tutto questo caratterizzi le principali sfumature dell’avvento d’un folle amore disarmante , ma più mi inoltro in disquisizioni di tal genere e più mi convinco che, alla base del sentimento per eccellenza esista un mistero profondo che effettua esondazioni dagli argini della razionalità.

Le alchimie, l’attrazione, la passione…

E poi?

Cosa rende possibile l’eterno amore?

E soprattutto, esiste davvero un amore eterno?

Mi sto sforzando di riflettere in merito alla non semplicissima questione, partendo da un brano che adoro in maniera particolare e che ha per titolo “Se stiamo insieme”.

Interpretato da Riccardo Cocciante, con l’ausilio di un’enfasi fuori da ogni schema e dal tradizionale modo di intendere il canto in maniera tenue ed avulso da eccessivo coinvolgimento, l’autore percepisce che il suo grande amore, quello con il quale ha di certo condiviso parecchi anni della propria esistenza, sta lentamente scivolando dal palmo delle sue fragilissime mani barcollanti e dagli anfratti di un’anima lacerata e sconfitta.

Non si tratta di una condizione dettata dal proprio volere.

Contrariamente ad una stereotipia prettamente maschile che fa dell’uomo la causa delle maggiori sofferenze in ambito sentimentale, questa volta è una donna a non comprendere più, evidentemente e senza fare mistero alcuno, le ragioni che la inducono all’allontanamento da un compagno che non le offre quello che, probabilmente, desidererebbe in merito a se stessa.

Le discussioni acerrime in seno alla coppia si fanno massicce e virulente, tanto che l’autore subisce la sensazione costante di essere lacerato dal “ghiaccio dei quotidiani inverni“.

E questa condizione subdola, di precarietà e di asperrimi stenti amorosi, non consente ad un uomo ancora tangibilmente innamorato e con il forte desiderio di rinquista della propria donna, di accettare passivamente un’evidenza mal tollerata.

È come se tutto si fosse cristallizzato in un miserrimo e routinario andazzo di vita privo di stimoli, di desideri, di volontà pregresse che avevano lasciato presagire scenari dai contorni diametralmente opposti.

“Non è la vita che avrei voluto mai, desiderato vivere, non è quel sogno che sognavano insieme, fa piangere… “, canta disperatamente un Cocciante messo duramente alla prova da un’insopportabile mancanza d’affetto.

D’un tratto, come per merito dell’esordio di un’illuminante strada verso un barlume di agognata serenità , il cantante esordisce con delle frasi che lo invitano a non demordere, a non mollare la presa, che sembrano lo incoraggino all’assoluto abbandono delle resa.

“Eppure io non credo questa sia l’unica via per noi. Se stiamo insieme ci sarà un perché e vorrei riscoprirlo stasera. Se stiamo insieme qualche cosa c’è che ci unisce ancora stasera. Mi manchi, sai?”

Analizzando queste parole dai toni apparentemente dolci e persuasivi, si intravede una sorta di durezza dettata da una motivazione corposa, come se l’autore volesse affermare con estrema chiarezza:

“adesso basta, adesso è troppo!
Ho intenzione di comprendere!

Cos’è che ci impedisce di andare avanti nonostante lo stare ancora sotto lo stesso tetto?

E soprattutto, perché stiamo ancora sotto lo stesso tetto se non esiste più nulla da dirsi? Non vedi che sento la tua mancanza anche se continui ad essere qui con me? “

Forse perché, di cose da dirsi ce ne sono ancora tante, troppe, sedimentate all’interno del vano più oscuro e profondo della coscienza di coppia.

Ed è proprio relativamente a questa presa di posizione che viene esplicitato il concetto di speranza mai sfiorita.

Bisogna tentare a qualsiasi costo di capire, si deve capire, perdio, il motivo per il quale io e te non riusciamo più a “stare veramente insieme.”

L’impopolarita’ di una frase che mi venne rivolta in un tempo remoto mi lasciò spiazzata e soprattutto con la presenza di un certo retrogusto amaro che avvertivo in bocca.

Ma essendo tutt’altro che una donna che si lascia governare dal bigottismo, ascoltai con grande interesse le opinioni della mia interlocutrice.

Non è di certo un assunto che gode di un’assoluta validità per chicchessia, ma riflettendo su quelle parole non sento di condannare né chi le pronunciò né tantomeno la loro veridicità.

D’altro canto, ciascuno è la somma imprescindibile ed inevitabile delle proprie esperienze.

Ella mi disse: ” credo che la persona che sposiamo non sia quella che abbiamo amato veramente e con tutte le nostre forze.

Alla fine è pur vero che abbiamo conosciuto così tanta gente, provato tanti di quei sentimenti simili e discordanti che si rivela veramente molto difficile essere felici per una vita intera, specie a fianco di un uomo o di una donna che hanno erroneamente creduto di possedere il tuo cuore apponendo una firma.

L’amore è un sentimento libero, e come tale dovremmo viverlo al massimo, dovremmo viverlo con chi ci aggrada maggiormente.”

Forse è proprio questo il grande errore in cui ci imbattiamo nel corso della nostra vita, ossia privare noi stessi della libertà.

E Cocciante, apparentemente, desidera ingabbiarsi in un rapporto che parrebbe essere giunto al capolinea, ma in realtà anela quella libertà amorosa che ha avuto il privilegio di riconoscere e di vivere.

Ha detenuto persino la grande fortuna di morire all’interno dello spazio naturale del proprio amore, poiché se non si è riusciti a sperimentare almeno una volta il dolore per una perdita affettiva (che essa sia presunta o reale) non si riuscirà pienamente a comprendere la veridicità e l’intensità di tutto quello che s’avverte per il soggetto della propria idolatria.

Se stiamo insieme è un brano musicale scritto da Riccardo Cocciante e da Mogol.

Fu interpretato dallo stesso Cocciante, vincitore del Festival di Sanremo nel 1991.

Il brano è contenuto nell’album “Cocciante.”

Chissà se l’autore abbia compreso dove stesse l’errore, se di errore si potesse davvero discorrere, se esistano errori o solamente periodi di saturazione che ti trascinano verso l’intolleranza nei confronti del partner.

E lui, che reali responsabilità ebbe nei confronti della sua donna?

Amo questo brano perché lascia spazio a parecchi spunti di riflessione:nulla di certo esiste nel momento dell’estrema difficoltà, nulla che lasci presagire responsabilità prettamente univoche, seppur intuibili.

“Se stiamo insieme” è una di quelle canzoni che non facevo altro che ascoltare da piccola.

Ad ogni modo oggi io ho otto anni, sono seduta sul sedile posteriore dell’auto di mio padre, vedo il mare sulla mia sinistra, ci stiamo recando a Palermo per scegliere gli abiti.

Papà sta cantando “Se stiamo insieme” ed è stonato come e più di una vecchia campana arrugginita.

Io sorrido…

Sorridevo sempre!

SE STIAMO INSIEME

Ma quante storie ho già vissuto nella vita
e quante programmate chi lo sa,
sognando ad occhi aperti,
storie di fiumi di grandi praterie senza confini,
storie di deserti.
E quante volte ho visto dalla prua di una barca
tra spruzzi e vento, l’immensità del mare,
spandersi dentro e come una carezza calda
illuminarmi il cuore.
E poi la neve bianca, gli alberi, gli abeti,
l’abbraccio del silenzio
calmarmi in tutti i sensi,
sentirsi solo e vivo tra le montagne grandi
e i grandi spazi immensi.
E poi tornare qui, riprendere la vita
dei giorni uguali ai giorni,
discutere con te
tagliarmi con il ghiaccio dei quotidiani inverni,
no, non lo posso accettare,
non è la vita che avrei voluto mai desiderato vivere
non è quel sogno che sognavamo insieme, fa piangere
eppure io non credo questa sia l’unica via per noi.
Se stiamo insieme ci sarà un perché
e vorrei riscoprirlo stasera
Se stiamo insieme qualche cosa c’e’
Che ci unisce ancora stasera,
mi manchi sai? Mi manchi, sai?
E poi tornare qui riprendere la vita
che sembra senza vita,
discutere con te e consumar così
i pochi istanti eterni,
no, non lo posso accettare.
Che vita è restare qui a logorarmi in discussioni sterili
giocar con te a farsi male il giorno
di notte poi rinchiudersi,
eppure io non credo questa sia l’unica via per noi.
Se stiamo insieme ci sarà un perchè
e vorrei riscoprirlo stasera,
se stiamo insieme qualche cosa c’e’
che ci unisce ancora stasera
Mi manchi, sai? Mi manchi, sai?

Maria Cristina Adragna

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Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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