Quando pensiamo al progresso delle scienze nell’età moderna, la mente corre subito a Keplero, Newton e Galilei, come se questi, spuntati dal nulla, avessero fatto scoperte di straordinaria importanza e avessero compiuto così quella che viene ricordata come rivoluzione scientifica.

Naturalmente non è così. Nel corso dei secoli precedenti gli studi non si arrestarono mai ma nessuno riuscì ad emergere a causa del principio di autorità, cioè della convinzione che quanto avesse detto Aristotele o fosse contenuto nella Bibbia avesse valore di verità indiscutibile.

Nel periodo del Rinascimento, le cose iniziarono a cambiare su molti fronti: oltre al rifiuto del principio di autorità, il sapere non fu più considerato come un privilegio riservato a pochi, si fece strada l’idea che il progresso delle scienze avrebbe migliorato la vita dell’uomo, si affermò un linguaggio più moderno adeguato a nuove esigenze ma, soprattutto, la scienza non fu solo contemplazione o teoria ma iniziò a cooperare con la tecnica, basti pensare all’uso del cannocchiale che ebbe un ruolo determinante nell’osservazione del cielo.

Anche alla luce di queste considerazioni, l’impulso dato alle scienze dalla metà del Cinquecento alla fine del Seicento è straordinario, ha colmato secoli di immobilismo in cui sono state tramandate in modo acritico antiche concezioni.

Particolarmente importante mi sembra lo sviluppo della tecnica nel periodo considerato. Nelle epoche precedenti, il lavoro degli schiavi, gratuito, non aveva favorito la ricerca di nuove tecnologie, inoltre il lavoro manuale nei secoli passati era considerato vile e quindi disprezzato, infine la tecnica presuppone conoscenze teoriche, come capì bene il filosofo inglese Francis Bacon (1561 – 1626) che scrisse:<<Il dominio dell’uomo sulle cose riposa soltanto sulle arti e sulle scienze. Perché alla natura si può comandare solo ubbidendole.>>

Nelle parole di Bacon sono chiari due concetti fondamentali: la tecnica (le arti) ha la stessa dignità delle scienze e opera insieme ad essa, la natura si domina solo conoscendo e rispettando le leggi che la governano.

L’unione di queste nuove consapevolezze e l’uso mirato della tecnologia ha fatto sì che per secoli la scienza progredisse velocemente e potentemente, forse dimentica delle parole di Bacon, non ha obbedito alla natura come avrebbe dovuto ma ha prodotto effetti capaci di contrastare la natura stessa.

Questo è avvenuto perché il ritmo della natura è lento e graduale, quello della moderna tecnologia è veloce e violento. I cambiamenti prodotti dai nuovi ritrovati della scienza e della tecnica sono importanti, basta considerare gli studi relativi alle malattie, molte delle quali sconfitte; basta leggere i dati sulla durata della vita che si è molto allungata; pensare alle nuove fonti di energia, allo sviluppo in molti campi del sapere.

Bacon aveva scritto la Nuova Atlantide, un testo che rientra tra gli scritti utopistici. Egli immagina che a Bensalem, un’isola immaginaria, si viva realizzando l’ideale della scienza al servizio dell’uomo. Grazie ai dotti che seguono gli sviluppi delle scienze, i bisogni della comunità vengono soddisfatti garantendo ai cittadini benessere materiale e morale.

Eppure, la sconsideratezza di alcuni ha fatto sì che il progresso riguardasse altro: il perfezionamento di armamenti, causa di morti e di ostentata potenza; provocasse la distruzione dell’ambiente, dimenticando che la natura si domina obbedendole; facesse sì che il progresso di alcuni provocasse il regresso di altri, il divario tra paesi ricchi e quelli poveri si allarga.

Diventa quindi necessario per noi che viviamo in un presente in cui siamo consapevoli dei rischi incontro ai quali andiamo, assumere atteggiamenti responsabili. Essere responsabili significa aver cura della natura e degli esseri che la popolano, sentirsi responsabili di coloro che verranno dopo di noi, fare di tutto per garantire la qualità della vita futura. Questi temi sono egregiamente trattati dal filosofo Hans Jonas.

Tornando all’atteggiamento di antichi e moderni nei confronti di scienza e tecnica riporto quanto scrivono Tolomeo, astronomo greco del II sec. d.C. e Pasteur, chimico francese vissuto nell’Ottocento.

Tolomeo:<< So di essere mortale, creatura del giorno; ma quando indago sulle infinite spire ruotanti delle stelle i miei piedi non posano più su questa terra ma accanto a Giove stesso mi sazio di ambrosia, il cibo degli dei >>.

Pasteur:<< Niente può dare maggiore felicità a colui che dedica la propria vita alla scienza, che accresce il numero delle scoperte, e il calice della sua gioia è colmo quando i risultati dei suoi studi trovano immediate applicazioni pratiche>>.

Gabriella Colistra

3 Commenti

  1. “Ipse dixit” e dogmatismi vari… son zavorra d’altri tempi.

    Oggi, grazie ai giganti del passato, sulle cui spalle procediamo noi ( ” Se ho visto più lontano è perché stavo sulle spalle di giganti”, come scrisse Isaac Newton ) facciamo – ogni giorno sempre più velocemente – veri “passi di giganti”: astronomia, medicina… ed ogni ambito dello scibile umano fa tesoro della scienza e tecnica.

    Auguriamoci che si sia rispetti di noi stessi umani ( i mostri fan ribrezzo anche nei films di fantascienza! ).
    Michele DI GIUSEPPE

  2. Sono d’accordo con lei. Credo che la scienza debba porsi dei limiti quando le sue applicazioni possono essere pericolose per l’uomo o per la natura.
    Gabriella Colistra

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