Schindler’s List

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Di Steven Spielberg con Liam Neeson , Ralph Fiennes – 1993.

Vincitore di 9 premi Oscar, il capolavoro di Spielberg, inserito nella lista dei dieci migliori film americani di tutti i tempi, ha compiuto i suoi 25 anni senza perdere nulla del suo antico splendore.
Più di tre ore di potente visione, su un bianco e nero che emoziona e che traduce perfettamente per il grande schermo una delle tragedie umane più orribili che la storia ricordi: l’Olocausto degli ebrei durante la seconda Guerra Mondiale.
Spielberg lo racconta utilizzando una vicenda realmente accaduta nella Polonia della Shoah.
Oscar Shindler, industriale tedesco cinico e amante delle donne, parte alla conquista del successo, cercando di usare la guerra per diventare ricco. Apre una fabbrica e si circonda dei più importanti membri del partito a cui appartiene, quello nazista. Il suo viaggio lo condurrà però ad un’altra strada, quella della consapevolezza. Oscar scoprirà l’orrore dell’antisemitismo, dei lager e dello sterminio di massa e farà marcia indietro, costruendosi un nuovo progetto volto a salvare quanti più possibili dei suoi operai destinati a morire sotto la crudele e diabolica follia di Amon Goethe, spietato comandante delle SS.

Tanti i consensi raccolti negli anni dal film, apprezzato per la linea documentaristica e la mancanza di eccessive spettacolarizzazioni, incentrato unicamente su immagini essenziali, una sceneggiatura non ridondante e sull’interpretazione memorabile di un cast di attori in stato di grazia: Liam Neeson, perfetto nel suo ruolo di cinico impresario ossessionato dalle donne ma, in fondo, dotato di un cuore grande e coraggioso; Ralph Fiennes, forse il più convincente, indimenticata incarnazione del male puro innamorato di una donna ebrea; e, infine ma, non ultimo in grandezza, Ben Kinsley nei panni del fedele Stern, infallibile contabile e in realtà grande amico, autore della famosa Lista di Shindler.

Gli ingredienti del capolavoro ci sono dunque tutti, compresa una meravigliosa e struggente colonna sonora che resta emblema iconico della grandezza del film.

E nella sua opaca visione dell’inferno colpisce il ricordo dell’immagine simbolo della pellicola: la figura dolce e indifesa di una bambina che cammina per le strade del ghetto, cercando un rifugio dove nascondersi, tra le pieghe di una notte terribile. Il rosso del suo cappotto si staglia con prepotenza tra il bianco e nero delle immagini spente, fra il chiassoso urlare dei pianti e dei spari, i suoi passi vermigli si distinguono dalla massa dell’Olocausto; ed è proprio attraverso lei che Schindler prende coscienza di come ogni giorno avesse avuto di fronte delle singole persone e non una massa grigia indefinita, che era tempo di fare qualcosa e che se solo avesse salvato Lei o una sola di quelle povere vite sarebbe stato come salvare il mondo intero.

Sandra Orlando.

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