Sandro Giacobbe: una vita spesa per la musica e la solidarietà

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Gli anni settanta sono stati un periodo particolarmente ricco per la musica italiana, con un’esplosione di nuovi generi musicali e di artisti che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica italiana.

Tra i generi più popolari di quegli anni troviamo il cantautorato, con artisti come Fabrizio De André, Lucio Battisti, Francesco Guccini e altri che hanno scritto canzoni di grande spessore sia dal punto di vista musicale che testuale.

Ma gli anni settanta sono stati anche il periodo d’oro della musica pop italiana, con artisti come Mina, Mia Martini, Adriano Celentano, Gino Paoli, Ornella Vanoni e tanti altri che hanno conquistato il pubblico con brani indimenticabili.

Non possiamo poi dimenticare il fenomeno della musica leggera italiana, con artisti come Ricchi e Poveri, Pooh, I Camaleonti, I Nomadi e tanti altri che hanno dominato le classifiche musicali di quegli anni.

Insomma, gli anni settanta sono stati un periodo di grande fermento e creatività per la musica italiana, con artisti che hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura musicale del nostro Paese. Tra gli artisti di quegli anni, spicca Sandro Giacobbe.

Sandro Giacobbe si è spento il 5 dicembre 2025, nella sua casa di Cogorno, in Liguria, a 75 anni, dopo una lunga lotta contro un tumore alla prostata che lo aveva segnato per oltre un decennio.

La notizia ha colpito non solo i suoi familiari e amici, ma anche il pubblico che lo aveva amato per brani come Signora mia e Gli occhi di tua madre, canzoni che hanno saputo raccontare l’amore e la vita quotidiana con delicatezza.

Il dispiacere nasce dal senso di perdita di un artista che ha saputo mantenere un rapporto autentico con la gente, senza mai cercare clamore ma restando fedele alla sua sensibilità. Le sue melodie hanno rappresentato un rifugio emotivo per chi cercava parole semplici ma profonde.

La sua voce, calda e diretta, ha accompagnato momenti di gioia e di nostalgia, diventando parte della memoria collettiva italiana.

La sua partecipazione alla Nazionale Cantanti e il suo impegno sociale hanno mostrato come la musica potesse essere anche strumento di solidarietà.
Sapere che Sandro Giacobbe non c’è più significa sentire un vuoto: non solo quello lasciato da un cantautore, ma da un uomo che ha affrontato la malattia con coraggio e dignità. Il dolore è amplificato dal fatto che avrebbe compiuto 76 anni il 14 dicembre, un traguardo che purtroppo non ha potuto festeggiare.

Ieri, molti hanno rivissuto i ricordi legati alle sue canzoni, provando quella stretta al cuore che solo la musica sa dare. Il dispiacere per la sua morte è il lutto di un’Italia che perde una voce gentile, capace di raccontare la vita con sincerità.

La sua eredità rimane nelle note che continueranno a risuonare, ricordandoci che la musica può rendere eterno ciò che la vita non può trattenere. Non sembra vero ma un anno fa si è festeggiato per i cinquant’anni di carriera per il cantautore genovese Sandro Giacobbe e i cinquant’anni di vita per il celebre brano “Signora mia.

La canzone scritta a quattro mani con Daniele Pace, dona il nome al primo album di Giacobbe e il via alla sua lunga carriera. La partecipazione al Festivalbar, poi l’anno dopo “Il giardino proibito” e “Io prigioniero” con cui partecipa e vince la Gondola d’Oro di Venezia, nel 1976 il podio con “Gli occhi di tua madre” al Festival di Sanremo, che lo vedrà protagonista ancora nel 1983 con “Primavera”.

Successivamente dirada l’attività discografica dedicandosi principalmente ai concerti e alle iniziative di solidarietà e sport legate alla Nazionale Cantanti. Ma fu proprio con Signora mia che iniziava il grande sogno, una storia d’amore oggi più attuale che mai.

Anni prima infatti, il giovane Sandro Giacobbe era solito incontrare, sull’autobus che prendeva per andare in centro, una donna di 38-40 anni elegante, molto bella ma sposata. Trovato il coraggio di rivolgerle la parola, aveva avviato con lei un’amicizia trasformatasi poi in qualcosa di più, per quanto di breve durata.

Ma, a distanza di tre anni da tale idillio, il cantante era ancora invaghito della donna, tanto da proporre al paroliere Pace tale spunto per la sua prima canzone. E lui ne fu entusiasta, forse perché il pezzo univa un argomento insolito a un nuovo modo di scrivere canzoni. Fino a quel momento i cantautori avevano seguito un certo modo di scrivere più tradizionale.

Dato l’incredibile successo ottenuto, Sandro Giacobbe sfruttò ancora quel filone. D’accordo con la casa discografica e con Daniele Pace, decise di continuare ad esplorare quel tema scottante per quegli anni, condito da tormenti d’amore così nacque “Gli occhi di tua madre” presentata al festival di Sanremo due anni dopo. Ancora una volta la protagonista, oggetto del desiderio, era una signora matura. Il testo fu anche censurato per alcune frasi sconvenienti ma il risultato fu sorprendente.

Il Terzo posto. Ma chi era Sandro Giacobbe?

Sandro Giacobbe è nato nel 1949 a Moneglia, in una famiglia operaia. A sedici anni, trascurando gli studi di ragioneria, forma con alcuni amici un gruppo musicale, Giacobbe & le Allucinazioni, e si esibisce nei locali della Liguria. Dopo alcuni anni di gavetta nei locali della Liguria come solista e bassista, nel 1972 Sandro Giacobbe ottiene un contratto discografico con la Dischi Ricordi e scrive per Johnny Dorelli “L’amore è una gran cosa”, sigla del popolarissimo programma radiofonico “Gran Varietà”. Poi come detto il successo con “Signora mia”.

E sono proprio queste le canzoni anni ’70, che segnano la musica italiana del periodo. Si tratta di anni in cui si assiste a un mutamento nell’approccio musicale degli artisti, maggiormente improntato verso testi impegnati da un lato, tutto dovuto al periodo storico abbastanza violento, i famosi anni di piombo, che toglie la spensieratezza, mentre dall’altro arrivano gli echi delle tendenze internazionali, soprattutto americane.

E, nel 1975 nasce a Milano la prima radio privata e, in men che non si dica, diventeranno migliaia le emittenti e il modo della musica subisce uno scossone.

Angela Amendola

 

 

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