Gli Elfi dell’Abetone

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Da giorni si parla della famiglia del bosco, tra pareri contrari e favorevoli, ne abbiamo lette di ogni tipo, soprattutto sui social, dove si è fatto a gara tra chi la sparava più grossa. Io preferisco astenermi.

Voglio però raccontare di un popolo che da quattro decenni, vive nei boschi dell’Appennino pistoiese: gli elfi dell’Abetone. Sono nati negli anni ’80 e sono una delle comunità intenzionali più antiche d’Italia. Il nome che si sono imposti, riporta alle creature mitologiche, esseri puri legati agli elementi naturali, alla musica e al canto.

Ho scoperto della loro esistenza, in maniera del tutto casuale, circa venticinque anni fa. È una comunità che ha scelto di vivere in maniera sostenibile e autosufficiente. Alla base c’è il rispetto per la natura e si usano materiali naturali per costruire le abitazioni, come paglia e terra.
Molte abitazioni sono prive di elettricità. Gli abitanti dei boschi sono circa centocinquanta e i diversi nuclei abitativi distano tra loro circa un’ora di cammino. Quando possibile, si pratica il baratto sia tra gli stessi abitanti del villaggio, sia con altre realtà.

Esiste inoltre, un altro villaggio distante rispetto alla valle, il cui nome è Avalon, situato nel comune di Monsummano Terme.

Vivono in armonia tra loro e si ispirano a miti precristiani, seguono i cicli naturali e si dedicano ad arti e mestieri antichi. Le loro abitazioni non sono addossate l’una all’altra e nonostante ciò, vivono fortemente il senso di comunità.

Dal punto di vista pratico, sono dissociati ai modelli sociali a cui ormai siamo legati e praticano l’agricoltura, la produzione di artigianato e l’allevamento di bovini, con cui producono un ottimo formaggio. Si cibano di frutti ed erbe spontanee, coltivano ortaggi e cereali, olive, castagne.

Accolgono i visitatori interessati ad unirsi a loro o anche solo curiosi, con canti e balli e attività all’aperto.

In poche parole, gli elfi non sono solo quei personaggi simpatici creati per divertire i bambini, ma anche un popolo, persone vere che hanno deciso di vivere una vita più sostenibile.

Tra loro non esistono obblighi, anzi ognuno è libero di decidere a quali attività partecipare. Nella comunità, tutti sono utili ma nessuno è indispensabile. Quindi, ognuno, nella totale fiducia reciproca, contribuisce alla vita del villaggio.

Per ciò che riguarda il vile denaro, possiedono una cassa comune dove attingere per acquistare ciò che non producono. Il denaro proviene sia dalla vendita dei prodotti in eccesso e sia dalle offerte libere dei visitatori.

Passiamo ad un tema importante: l’istruzione! E devo dire che anche in questo caso sono ben organizzati perché la scuola è autogestita ma si avvale anche di insegnanti esterni alla comunità. Il progetto educativo è ispirato ai canoni della scuola paritaria e libertaria.

Come potete ben vedere, per riuscire a vivere insieme, ognuno col proprio bagaglio personale, non c’è bisogno di molto, ma solo buona volontà e spirito di adattamento.

 

 

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