Ripetute accuse infondate…

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Due giovani donne sono state arrestate a Teheran dopo che un video sui social le ha mostrate mentre ballavano in strada per la Giornata della Donna e per festeggiare il Capodanno iraniano, che inizia il 20 marzo.

Le due ragazze si sono vestite come un personaggio tradizionale iraniano che indossa abiti rossi, canta e balla per le strade ogni anno nei giorni precedenti il Capodanno per celebrare l’imminente ricorrenza.

Sono state accusate di “comportamento contrario alle norme sociali”…ma questo è solo l’ennesimo episodio contro le donne iraniane.

Peraltro il Ministero degli Esteri di quel Paese ha pure condannato fermamente il rapporto pubblicato di recente dalla missione Onu d’inchiesta internazionale indipendente sull’Iran in merito alla repressioni innescate dalla morte di Mahsa Amini mentre era in custodia di polizia per “abbigliamento islamico improprio”.

Le ripetute accuse infondate contenute nel rapporto si basano su informazioni errate e distorte e mancano di qualsiasi credibilità giuridica”, ha affermato a tale proposito il Ministero in un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa IRNA.

Alcuni governi occidentali hanno tentato di fomentare l’iranofobia e diffamare l’Iran”, ha aggiunto.

La missione Onu ha affermato nel suo primo rapporto che la violenta repressione delle proteste pacifiche e la diffusa “discriminazione istituzionale” contro donne e le ragazze in Iran hanno portato a gravi violazioni dei diritti umani da parte di Teheran, molte delle quali costituiscono veri e propri “crimini contro l’Umanità”.

Ma facciamo ora un salto dalle strade di Teheran al Mar Rosso dove proseguono gli attacchi con droni e missili da parte dei ribelli Houthi dallo Yemen contro le navi cargo.

Le compagnie di navigazione hanno dichiarato che eviteranno lo stretto di Bab-el-Mandeb “fino a nuovo avviso”, nel tentativo di schivare i crescenti attacchi dei ribelli Houthi lanciati dallo Yemen.

Lo stretto di Bab-el-Mandeb si trova tra Yemen, nella penisola araba, Gibuti ed Eritrea, nel Corno d’Africa. Collega il Mar Rosso al Golfo di Aden.

Le misure sono state prese da due compagnie di navigazione: la francese CMA CGM e l’italo-svizzera MSC mentre Maersk e Hapag-Lloyd avevano già dichiarato la loro intenzione di evitare l’area.

Negli ultimi giorni, navi da guerra francesi, britanniche e statunitensi hanno riferito di aver intercettato un numero consistente e crescente di attacchi da parte dei ribelli Houthi.

Le marine occidentali hanno anche abbattuto droni e missili lanciati dagli Houthi yemeniti verso Israele. Di recente le autorità statunitensi e britanniche hanno dichiarato che le loro navi da guerra hanno abbattuto 15 droni d’attacco sul Mar Rosso inviati da “aree dello Yemen controllate dagli Houthi”.

Ma perché gli Houthi attaccano le navi collegate a Israele e da dove arrivano i droni che utilizzano?

Gli Houthi hanno avvertito che prenderanno di mira le navi che navigano al largo delle coste dello Yemen e che hanno collegamenti con Israele, in risposta alla guerra tra Israele e il movimento islamista palestinese Hamas nella Striscia di Gaza.

Gli attacchi con droni e razzi degli Houthi sono infatti iniziati a ottobre, in concomitanza con l’inizio della guerra a Gaza.

Il movimento politico-militare Houthi, che controlla gran parte dello Yemen ed appartiene, come il palestinese Hamas e il libanese Hezbollah, a quello che chiamano “l’asse della resistenza” contro Israele, da chi è sostenuto?  Dall’Iran.

A questo punto ci si aspetta un nuovo comunicato del tipo:

Le ripetute accuse infondate circa i rapporti fra Iran e Houthi, si basano su informazioni errate e distorte e mancano di qualsiasi credibilità”, comunicato che prima o poi sarà pubblicato dall’agenzia di stampa IRNA.

Ed inoltre.

L’appoggio esplicito dell’industria militare iraniana all’invasione russa dell’Ucraina è ben noto già dallo scorso autunno, quando per la prima volta sono stati avvistati nelle zone di conflitto “droni kamikaze”, di tipo Shahed-131 e Shahed-136 (o Geran-1 e Geran-2 per i russi), così come droni da ricognizione e intelligence Mohajer-6.

(donna soldato uscraina)

Nonostante questi sistemi fossero già noti alle cronache a causa di altri eventi, come gli attacchi alle infrastrutture energetiche saudite e alle basi americane in Siria (anche per mano degli Huthi), l’entrata in azione dei droni multifunzioni e di munizioni circuitanti nel conflitto europeo ha generato preoccupate riflessioni in Occidente sulla effettiva capacità di produzione bellica iraniana.

Teheran, oltre ad equipaggiare l’esercito russo con i diversi modelli di droni, rifornisce la potenza euroasiatica con vari assetti militari e ne istruisce i soldati sulle tecniche e modalità di utilizzo. Si pensa che gli iraniani abbiano perfino accettato di garantire in futuro forniture di munizioni circuitanti Arash–2 e missili balistici a corto raggio Fateh-110 e Zolfaghar, approfittando della fine dell’embargo del JCPOA, scduto a ottobre 2023, e di quello delle Nazioni Unite sull’export di armamenti, scaduto nel 2020.

Negli anni ‘70 lo Shah di Persia investì miliardi di dollari per l’acquisizione di equipaggiamenti militari americani, inclusi carrarmati, elicotteri e jet (di cui alcuni esemplari tutt’ora presenti nell’arsenale iraniano).

A seguito della rivoluzione e del conseguente scoppio della guerra con l’Iraq, questi sistemi necessitavano disperatamente di pezzi di ricambio non più accessibili a causa del conflitto politico con gli Stati Uniti.

Gravata dalle sanzioni economiche e dell’embargo internazionale, l’industria militare iraniana ha dovuto “fare da sola”  e l’assetto industriale iraniano è stato completamente riorganizzato dalla Guardia Rivoluzionaria Islamica, la quale, puntando in particolare sulla produzione missilistica, è riuscita ad espandere enormemente la capacità bellica del Paese.

Coi decenni Teheran ha sviluppato sistemi ed infrastrutture per eludere le sanzioni, riuscendo a disporre di un accesso regolare al mercato dei semiconduttori e di astute tecniche di spionaggio industriale (manco a dirlo spesso in combutta con Cina e Russia), fornendo al proprio ecosistema di difesa precisi modelli tecnici su cui basare i propri prototipi.

Ne sono esempio proprio i motori utilizzati per i droni.

E la Cina?

I rapporti tra Cina e paesi del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) hanno vissuto un notevole sviluppo dall’inizio degli anni 2000. Pechino ha approfondito i rapporti economici con questa regione basandosi su due priorità fondamentali: l’ottenimento di forniture energetiche per soddisfare il crescente fabbisogno nazionale e l’apertura di nuovi mercati dove esportare la propria sovrapproduzione industriale…e i semiconduttori…

La Cina opera da sempre in “modo furbo” da un lato accettando la preminenza militare statunitense nella regione, dall’altro fornendo una partnership e un modello di cooperazione economica alternativi.

Tale alternativa è vista con favore non solo dai paesi tradizionalmente interessati a una revisione dell’attuale ordine politico ed economico mondiale (Iran, Siria e, in misura diversa, Algeria), ma anche dai governi più vicini ai paesi occidentali, intenzionati a diversificare le proprie relazioni economiche – come, ad esempio, le monarchie conservatrici della Penisola Arabica.

L’area MENA acquisisce maggior importanza per la Cina con la sua inclusione nella Belt and Road Initiative (Bri), l’ampio progetto di investimento e sviluppo infrastrutturale in Asia centrale e occidentale, finalizzato alla creazione di nuovi corridoi commerciali terrestri e marittimi.

Accordi di “Comprehensive Strategic Partnership” sono stati firmati con Algeria, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran e di “Strategic Partnership” con Iraq, Giordania, Kuwait, Marocco, Oman, Qatar e Turchia.

Inoltre, la Cina importa metà del suo fabbisogno petrolifero dall’area MENA ed è divenuto il principale partner commerciale di diversi paesi della regione.

Il posizionamento strategico della regione e la buona integrazione di alcune sue economie con quelle dell’Unione Europea rappresentano ulteriori ragioni dietro alla crescente presenza economica cinese.

Riassumendo appare evidente come Cina, Russia e IRAN fanno un po’ quello che gli pare sia reprimendo le “belle donne iraniane” sia bombardando con droni iraniani che montano chip cinesi le navi occidentali che attraversano lo stretto di Bab-el-Mandeb sia “la martoriata Ucraina”… come ripete da anni Papa Francesco.

Di questo passo deve arriveremo?

Meditate gente, meditate soprattutto quando preferite entrare in uno dei tanti negozi cinesi invece che in uno italiano.

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