Di solito evito di guardare la TV almeno “negli orari di massa” ovvero quando la qualità dei programmi deve essere tale da “accontentare” il maggior numero di spettatori possibili.

Se accendo la TV lo faccio ad orari improbabili ovvero quando è possibile trovare programmi di qualità, come ieri sera quando ho avuto la possibilità di ascoltare una interessante intervista al prof. Maffettone.

Il Prof. Sebastiano Maffettone è un filosofo napoletano di 71 anni circa che insegna alla “School of Government” della LUISS di Roma.

Filo conduttore della intervista, manco a dirlo, era “riflessioni sull’era pre e post-covid”.

Ho ascoltato con molto interesse l’esposizione pacata, competente ed esperta del professore e seguito le sue riflessioni mentre delineava vari scenari possibili e, fra questi, quando ha manifestato la volontà di scrivere, prima o poi, un libro sul valore e sulle teorie del valore.

Devo dire che, nel mio piccolo e al confronto con esperienza e preparazione del professore, in modo certamente indegno, qualche tempo fa “mi sono dilettato” a leggere qualcosa e comunque poco su questo argomento e da William Petty fino a Karl Marx passando per Adam Smith –  oltre non sono andato – rammento che rimasi e rimango “affezionato alla affermazione originaria e pura” di Petty ovvero:

Il valore di una merce dipende dalle quantità di Terra e di Lavoro impiegate nella sua produzione, essendo questi gli unici fattori produttivi originari, cioè non prodotti.”.

Tutto quanto è venuto dopo, ha cercato di “organizzare, sistematizzare e aritmetizzare” i cicli legati alla produzione di qualcosa in modo da poter “distorcere il valore intrinseco” di una merce fino a “sconfinare” nel “valore di mercato” di quella stessa merce.

Ciò generando evidenti questioni riguardo la distribuzione della ricchezza generata dalla produzione di valore come differenza fra valore intrinseco e valore di mercato.

Come dire “dalla sostanza alla finanza”.

Devo dire che tutto questo “fiorire di teorie in uno sforzo economico-filosofico” è affascinante ma, in un qualche modo, ha portato alla distorsione dell’assunto iniziale di Petty, quasi spartiacque fra l’uomo del Paradiso Terrestre (uomo e donna che non hanno alcuna necessità di soffrire lavorando perché ospiti di un Paradiso in Terra in grado di offrire loro tutto quello che serve) e l’uomo “post peccato originaleCovid??? – che per avere ciò che gli serve e pure oltre deve lavorare sfruttando “parti e pezzi proprio di quel Paradiso Terrestre”.

In ogni caso “economia”, “economia politica”, “filosofia politica”, “finanza”,… tutto continua a muovere dai fattori originari di Petty ovvero lavoro e quantità di Terra sfruttata.

Ecco io penso che l’esperienza covid, fra l’altro, abbia costretto ad una “fase di stop” nella quale un po’ tutti siamo stati costretti a “fermarci”, a ripensare.

Seppure continua ad esistere il tema della “ripresa economica” non possiamo non “ripensare” questa economia che non va così come finora l’abbiamo implementata nella società e nella vita di ogni giorno.

Costruire “aritmetiche economiche” fino ad arrivare ad una evidente scollatura fra il valore finanziario di un bene e il suo valore intrinseco (che rimane sempre comunque fatto da lavoro e pezzi di Terra usati), seppure può servire a risolvere – attualmente con evidenti disparità – il tema della distribuzione della ricchezza per assicurare una vita degna alla maggior parte di esseri umani possibili, si è alla fine di tutto rivelato un puro e pericoloso esercizio che ha prodotto ingiustizie, sfruttamento e inquinamento, generando quel posto malato in cui noi uomini ci illudevamo di vivere sani (Papa Francesco).

Infatti la metà della ricchezza netta del mondo appartiene all’1% della popolazione, il 10% della popolazione ne detiene l’85%, mentre il restante 90% ne possiede solo il 15%.

Il 30% di quell’1% detiene il 97% della ricchezza globale…viene da pensare che sono davvero pochi quelli che conoscono l’aritmetica oppure che tutte le teorie del valore elaborate da illustri pensatori alla fine sono state comprese e utilizzate solo da pochi.

Urgono quindi nuove giovani menti capaci di elaborare ed implementare nuovi modi di fare economia magari proprio ripartendo dal concetto originario, proprio da quello enunciato da Petty.

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