Rebecca e Patty… investigatrici in rosa

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Mentre Rebecca usciva dall’ascensore, sentì che il telefono della sua agenzia stava squillando, e come spesso le succedeva, tra le diecimila cose presenti quel giorno nella sua borsa, non riusciva a trovare le chiavi.

Impiegò qualche minuto prima di trovarle, erano finite tra le pagine di un romanzo, comprato su una bancarella ad una fiera, il giorno prima. Dopo vari tentativi, riuscì ad aprire la vecchia porta ma, il telefono non squillava più. Si avvicinò alla scrivania e vide la spia della segreteria accesa. Sollevò il telefono e ascoltò il primo messaggio.

Rebecca ho bisogno del suo aiuto, ho avuto il suo numero da Silvia, mi dica quando la trovo in agenzia. Mi richiami appena può. Ah, dimenticavo, il mio nome è Marina“.

Tornò nell’anticamera e si tolse il cappottino che indossava quel mercoledì. Rebecca sorrise, mentre controllava allo specchio dell’ingresso i suoi capelli.

Erano il suo punto debole, la sua croce e delizia, ma per fortuna quella mattina erano a posto. Del resto era stata due ore dal parrucchiere il giorno prima, per un paio di giorni la piega sarebbe stata sicuramente perfetta.

Si avvicinò di più al grande specchio, e si controllò tutta.

Quel giorno era vestita abbastanza bene, aveva un vestito lungo fino al ginocchio del suo colore preferito, che era il rosso, e indossava un paio di sandali dello stesso colore, ma di un tono più scuro.

Indossava degli orecchini neri e rossi, molto vistosi e alle mani portava solo un anello con uno smeraldo, la sua pietra preziosa preferita.

A Rebecca piacevano molto gli accessori, passava interi pomeriggi nei negozi di bijoux, o davanti le vetrine delle gioiellerie del centro. Davanti alle vetrine dei gioielli, ritornava bambina, come quando con i genitori andava nei grossi magazzini o nei negozi di giocattoli, e si incantava davanti ai ripiani che contenevano le bambole.

Le piacevano tutte, e non sapeva mai quali scegliere. E alla fine da lì usciva non con una bambola in braccio, ma con due e a volte tre. Il suo papà non sapeva dirle di no e la viziava in tutto. Un giorno tornò, dopo un viaggio di lavoro, con un regalo per lei: un cappellino di pelliccia di leopardo.

Lei otteneva sempre tutto dai suoi genitori, bastava fare due capricci e le dicevano sempre di sì. Come quella volta in cui a soli 5 anni, le fecero schiarire i capelli, perché il suo idolo era Caterina Caselli, il casco d’oro della musica italiana.

E adesso, il vizio di fare capricci lo aveva ancora, ma a subirli erano i suoi amici e suo marito.

Ma a differenza dei genitori di Rebecca, lui spesso era categorico nei No! Quel giorno di marzo, il clima era primaverile. L’agenzia di Rebecca e della sua socia, era in un antico palazzo di Via Labicana, posto al terzo piano. Per uno strano caso del destino, proprio in quel palazzo fino agli anni 90 aveva abitato suo zio. Rebecca si avvicinò alla sua scrivania che era in disordine come sempre, prese il telefono e chiamò Marina per prendere un appuntamento per il giorno dopo.

Quella mattina doveva sbrigare delle faccende personali, non doveva uscire per pedinamenti, non aveva casi molto complicati in quel periodo e dedicò un poco di tempo alla preparazione di un evento musicale, che doveva svolgersi dopo tre settimane. Prese nota sulla sua agenda di alcuni numeri telefonici, e aprì il suo pc, che ultimamente era molto lento. Avrebbe dovuto cambiarlo, avrebbe chiesto a Leo, suo marito, di occuparsene. Quella mattina aveva un po’ di mal di testa, da qualche tempo non dormiva bene, anzi passava delle notti in bianco, pensava a quello che le succedeva da diversi mesi.

Il giorno dopo si sentiva come se un tir le fosse passato addosso. Come al solito, neanche quella mattina aveva fatto colazione, aveva preso solo un caffè veloce preparato da Leo prima di andare in ufficio, ed ora sentiva un buco allo stomaco.

Prese il cellulare che era poggiato sulla finestra e le chiavi dalla scrivania. Buttò tutto velocemente in borsa, indossò il cappottino leggero di bouclè e uscì. Non aveva voglia di usare l’ascensore, voleva muoversi un po’ e usò le scale. Mentre percorreva, a passo svelto, i pochi metri per arrivare al bar dove di solito faceva colazione, incontrò la sua socia e cara amica Patty.

Entrarono insieme nel locale e si accorsero che i tavolini erano tutti occupati, andarono a cercarne uno fuori, tra i pochi tavoli sistemati dentro un piccolo gazebo. Si misero a sedere, e un ragazzo arrivò subito per le ordinazioni. Rebecca scelse un ginseng e una ciambellina alla crema, in realtà ne avrebbe voluto ordinare un intero vassoio ma era perennemente in dieta, e purtroppo senza grandi risultati. Patty ordinò un caffè doppio e un bombolone alla crema, non aveva nessun problema di linea lei.

Erano un paio di giorni che non si vedevano, ultimamente seguivano casi diversi e, mentre Rebecca per i pedinamenti si faceva aiutare da una persona estranea all’agenzia, a Patty la pantera, piaceva svolgere il lavoro esterno. Mentre facevano colazione, due ragazze attirarono la loro attenzione, si muovevano furtivamente tra le persone sedute ai tavolini.

Patty si alzò di scatto e si avvicinò loro intimando di andarsene, erano due borseggiatrici, riconosciute perché viste diverse volte alla stazione di Termini. Rebecca non su era accorta di nulla, era intenta a sbirciare tra i social le notifiche che le erano arrivate in quei minuti. Patty tornò a sedersi e finirono la colazione di metà mattina.

Rebecca che bella giornata oggi, perché non facciamo due passi e ne approfittiamo per svolgere quegli acquisti che stiamo rimandando da giorni?“…

Veramente dovrei finire il programma per il festival musicale, ma se ci sbrighiamo in un’ora per me va bene“.

Tornate in agenzia, le due donne si avviarono ognuno nella propria stanza e si misero al lavoro. Rebecca trovò per caso in un fascicolo, il logo della loro società. Lei e Patty si conoscevano da 6 anni, da quando si erano incontrate ad un evento organizzato da amici.

Nonostante avessero età diverse, le due diventarono grandi amiche e insieme avevano deciso di aprire un’agenzia investigativa.

Continua…

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere un mio articolo precedente:

Baglioni al Politeama di Catanzaro… io riparto da lui

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