Quando un solo respiro è frutto della nostra responsabilità

0
121282

Nel corso di tutta l’estate che sta per trascorrere, mi sono aggirata per varie località limitrofe, un po’ così, a metà tra chi vorrebbe respirare l’aria a pieni polmoni e chi invece, contrariamente alle priorità personali, avverte un sentimento di responsabilità maggiore rispetto a qualsiasi altra forma di esigenza di tipo diverso.

E allora ho cercato di indossare la mascherina più che ho potuto, ho tentato e tento (non nego a stento), di tollerarla quanto più possibile, non foss’altro per i disagi che la stessa provoca al mio sistema respiratorio, una sorta d’asfissia che spesso non mi consente di evitare, mio malgrado, la vera e propria sincope.

Eppure è andata, ho recuperato quel po’ di tempo trascorso tra quattro mura bianche ed intrise di squallore( stato di fermo che ho rispettato scrupolosamente, giustamente ed inevitabilmente).

Il grande dovere di preservare se stessi e gli altri ha imposto massimo rigore, e tale rigore andava esercitato senza se e senza ma.

Vedete, a questo punto avverto la sensazione che si stia facendo i conti con una nuova tipologia di dolore dai contorni sfumati: l’incerta fisionomia dell’ignoto.

Non v’è, di fatto, certezza alcuna in merito a quello che in effetti sarà pronto ad attenderci in seguito all’avvento dell’autunno venturo.

I casi di Covid-19 hanno subito un aumento in seno alla mia zona, ma devo riconoscere che i miei concittadini stanno assumendo, in merito al caso di specie, un atteggiamento encomiabile.

Indossano la mascherina anche all’aperto e questi rappresentano gesti di potenziale salvezza.

Ma da Roma, continuano purtroppo a non pervenire notizie certe.

L’argomento scuola, nella fattispecie, costituisce il più grande enigma in materia di Covid.

Come garantire, tanto per fare un banalissimo esempio, un distanziamento che possa definirsi adeguato, specie volendosi riferire ad un’utenza che prevede soprattutto la presenza dei bambini?

Le “entrate a singhiozzo” all’interno degli istituti scolastici che il Ministro (perdonatemi, ma faccio parte di una generazione che atterrisce innanzi al termine Ministra) Lucia Azzolina si ostina con tanta sicumera a proporre agli italiani, saranno davvero fattibili o si rischierà di incappare in un altr’anno di didattica a distanza?

La Azzolina seguita ad affermare che attualmente la scuola rappresenti il luogo più affidabile in relazione ai canoni di sicurezza ma non spiega affatto su che basi avanzi le proprie asserzioni.

Stringerei in un un abbraccio virtuale tutti gli insegnanti e i discenti  che saranno costretti a tenute e ad orari improponibili.

Una cosa è certa: non possiamo permetterci peggioramenti in termini di aumenti di stime virali, e l’unico modo possibile affinché nulla di tutto questo accada è di certo, in prima istanza, quello di continuare a rispettare scrupolosamente le regole.

Siamo privi di garanzie, vittime, come se non bastasse, di quattro cialtroni deficitari di materia grigia che non molto tempo fa si sono letteralmente dati alla pazza gioia, fomentando assembramenti pericolosissimi dei quali stiamo, ahimè, tornando a pagare le amare conseguenze.

E non venite a propinarmi la sciocchezza che si tratta di ragazzi che hanno bisogno di respirare, perché di respirare ne sento tanto l’esigenza anch’io ma continuo a farlo non cessando di assumere le adeguate istanze precauzionali.

Mio padre, se fosse stato ancora in vita e se avesse notato taluni comportamenti da parte mia, mi avrebbe fulminata con un solo sguardo.

Avevo solo io un padre con gli attributi?

Non credo!

E allora che intervengano severamente e con massima autorevolezza questi benedetti genitori e che si facciano portavoce di messaggi di sano rispetto.

Papà e mamme d’Italia, dove siete? È possibile che non riusciate a contenere il fervore adolescenziale dei vostri figli?

Almeno voi, gente matura e d’esperienza, date una mano ad una società che vacilla.

Conte non smette di sostenere che non ci sarà un secondo caso di detenzione forzata. 

Perdio, quante certezze!

Certezze assolutamente vane e prive di fondamento.

Intanto io continuo a risiedere nella mia casetta al mare e non ho momentaneamente intenzione di trasferirmi in città.

La quiete che si percepisce in questo periodo è tangibile e rassicurante.

Il mare ti offre la sensazione di non incappare in alcun pericolo.

È come se avesse la meravigliosa capacità di inghiottire ogni cosa, persino i timori più radicati.

E poi, chi sopravviverebbe a questa immensità?

Se solo quel maledetto potesse essere gettato in acqua per l’eternità, facendo in modo che annegasse per sempre.

Eppure voglio confessarvi un piccolo segreto:
L’altra mattina ho intravisto da lontano una palluzza piena di ventose che mi scrutava in sortina e con fare minaccioso.

“Ti raggiungerò presto”, mi disse.

“Ah sì? Risposi io. Ma tu lo sai con chi stai parlando?”

“No, io non lo so”. 

“E fai male caro mio. Io sono quella che insieme  con una marea di italiani, prima o poi, ti sconfiggera’ per sempre.”

Il bruto volse le spalle e andò via.

Un pizzico di goliardia a volte non nuoce.

Ma non distogliete l’attenzione dalla necessità primaria di proteggervi e di proteggere gli altri.

Fate attenzione, Santo Cielo.

Siate prudenti!!!

Maria Cristina Adragna 

Previous articleIl sì e il no … che fare?
Next article“Dal niente” di Maurizio Gimigliano
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here