Per un nuovo umanesimo

170910

L’opinione di Vincenzo Fiore

Per un nuovo umanesimo

L’attuale società, anche a seguito dei gravi danni causati dalla pandemia da COVID-19, cerca disperatamente un nuovo equilibrio, una nuova identità per recuperare una visione di futuro capace di tirar fuori dalle secche, dove si sono arenate, le nuove generazioni anche per l’aumento della disoccupazione e della povertà.

Oggi si è di fronte a una disuguaglianza strutturale che impone di incamminarci, senza alcun tentennamento, per la strada di un “nuovo umanesimo” che muova i primi passi negli strati poveri della società e recuperi il senso dell’entusiasmo e della sostenibilità della vita.

E’ una grande sfida, ma è una sfida che tutti dobbiamo accettare senza se e senza ma!

Occorre una concreta e duratura operazione culturale, che, scandagliando le vecchie e recenti responsabilità e amnesie, appenda al chiodo gli egoismi, le arroganze, i sondaggi, investa sullo sviluppo umano e si metta a coltivare con coraggio e saggezza le virtù e il desiderio di uscire da una crisi piovuta inaspettatamente e con virulenza soprattutto addosso a chi si stava per affacciare alla finestra del lavoro.

C’è speranza che questo possa accadere?

Sì, se si riprende a considerare la Politica un bene comune e non il potere del singolo, sia sindaco di un comune, sia governatore di una regione, etc.

In altri termini urge abbattere il divario tra politica ed etica che ha fatto alzare l’asticella del disinteresse per la Politica e abbassare quella dell’interesse ad incominciare dai ceti poveri e dalle periferie.

Cacicchi e caciccati non hanno più motivo di esistere.

Occorre un nuovo patto tra la Politica e i cittadini, un patto di corresponsabilità attiva che ridia fiato alla fiducia e all’entusiasmo di battersi per uno sviluppo sociale, equilibrato e sostenibile.

Ecco la necessità di un “nuovo umanesimo”, di un umanesimo, però, non alla vecchia maniera, che portava quasi alla divinizzazione dell’uomo, ma di un “umanesimo rigenerato”, così come sostiene il filosofo Edgar Morin.

Un umanesimo che “riconosca la nostra animalità e il nostro legame ombelicale con la natura, ma riconosca anche la nostra specificità spirituale e culturale. Un umanesimo rigenerato che riconosce la nostra fragilità, la nostra instabilità, i nostri deliri, l’ignominia delle uccisioni, delle torture, dello schiavismo, le lucidità e gli accecamenti del pensiero, la sublimità dei capolavori di tutte le arti, le opere prodigiose della tecnica e le distruzioni operate dai mezzi di questa stessa tecnica”.

In altri termini una sfida capace di unire ragione e passione in una grande complessità che non deve far paura, ma spingere verso una nuova fase creativa e coraggiosa, che metta all’angolo la politica inutile e fatua del potere per il potere, dell’essere ogni giorno in campagna elettorale e, per tornare all’oggi, dall’inseguire quel 3% che dice no al Green Pass per una manciata di voti.

Una sfida afferma Papa Francesco chericostruisca un patto educativo globale in un momento di estrema frammentazione, di estrema contrapposizione dove c’è bisogno di unire gli sforzi, di far nascere un’alleanza educativa per formare persone mature, capaci di vivere nella società e per la società, un patto educativo globale che ci educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo”.

“C’è bisogno di unire gli sforzi, di far nascere un’alleanza educativa per formare persone mature, capaci di vivere nella società e per la società”, dice il Papa.

“Un proverbio africano recita che per educare un bambino serve un intero villaggio”.

Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio. Tutti insieme, per educare i bambini, per educare il futuro. Dobbiamo avere il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità», esorta Francesco, “per promuovere insieme ed attivare questo patto educativo, trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione, senza paura”.

Ecco perché nella nostra Italia, e sono assolutamente d’accordo con Massimo L. Salvadori, professore emerito all’Università di Torino, “si ha bisogno non di un partito della propaganda; ma di un partito della conoscenza, della cultura e della partecipazione, di un partito con l’attenzione rivolta soprattutto alle giovani generazioni”.

Di un partito che sappia costruire il futuro e poggi saldamente sui principi dell’intransigente difesa delle libertà democratiche e civili, delle riforme, delle alleanze senza nulla cedere della propria identità.

                                                                                      Vincenzo Fiore

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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