Penso che un sogno così…

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Potremo iniziare così: “penso che un sogno così non ritorni mai più…” perché è così che è successo… lui è stato unico.

Domenico Modugno nasce il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare, paesino dalle case bianche a picco sul mare.

Il padre Cosimo è comandante del Corpo delle Guardie Municipali, da lui il piccolo Mimmo impara fin da bambino a suonare la chitarra e la fisarmonica, ereditando una grande passione per la musica.

Insoddisfatto della vita di paese a 19 anni scappa di casa per andare a Torino, dove si adatta a fare il gommista e il cameriere.

Ritornato al suo paese per il servizio militare, riparte per Roma desideroso di iniziare quella carriera artistica che a Torino non è stato capace di trovare.

Partecipa al concorso per attori al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove viene ammesso e dove poi vincerà una borsa di studio come migliore allievo della sezione di recitazione.

Lì, tra l’altro, conobbe Franca, che poi sarebbe divenuta sua moglie, e gli amici di una vita, Franco Migliacci e Riccardo Pazzaglia.

Già… Franca, una santa, praticamente, a dover “combattere” per una vita con quel dongiovanni, così spavaldo, pieno di entusiasmo, che inizialmente, però, non le stava simpatico.

Lui cominciò a fare presto la corte alla bella siciliana, lei lo teneva a distanza.

Racconta ad un giornale:

Io ero una borghese, figlia di un colonnello, e quindi ragionavo in maniera quadrata. Mimmo se n’era accorto e si divertiva a provocarmi. Sapeva che mi davano fastidio le parolacce e lui faceva apposta a dirle in mia presenza, per mettermi in imbarazzo. Quando mi mandò una lettera dal Canada, dove mi chiedeva di sposarlo, gli risposi se lo aveva deciso in un momento di debolezza, perché si sentiva solo in un Paese straniero. Poi mi consultai con Riccardo Pazzaglia, grande amico da sempre… Qualche mese dopo, a giugno del 1955, ci sposammo“.

Però, si sa, il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Dopo il primo anno di vita in comune, la prima crisi. Sempre per colpa del “dongiovannismo“.
Era distratto, lasciava in giro le lettere che gli scrivevano e altri segni di tradimento.
Arrivarono alla separazione legale, ma dopo tre mesi cominciò a tempestarla di telefonate. Lui aveva le chiavi di casa e una mattina all’alba se lo ritrovò in camera da letto. Tornarono insieme.

Nel 1953 si presenta al concorso musicale radiofonico “Trampolino“, poi prende parte alla trasmissione “Radioclub” che celebra Frank Sinatra.

Notato da un funzionario RAI, a Modugno viene offerta una serie di trasmissioni radiofoniche intitolate “Amuri… Amuri” della quale egli stesso scrive i testi, è regista, attore e rumorista.

Durante questo periodo Domenico Modugno compone molte canzoni in dialetto pugliese e in siciliano, tra cui “Lu pisce spada“, “Lu minaturi“, “La sveglietta“, “La donna riccia“, “Lu sciccareddu ‘mbriacu“, “Attimu d’amuri“.

Nel 1958 Modugno si presenta a Sanremo al Festival della Canzone Italiana con “Nel blu dipinto di blu”.

Il celeberrimo brano non solo vince il primo premio, ma sarà destinato a rivoluzionare la canzone italiana degli anni a venire.

Volare” viene tradotta in così tante lingue che è difficile tenerne il conto. Arriverà addirittura in testa alle classifiche statunitensi, vincendo due Grammy Awards, uno come disco dell’anno e uno come canzone dell’anno 1958.

Riceve infine in dono dalle industrie musicali tre dischi d’oro: uno come migliore cantante, uno per la migliore canzone e uno per il disco più venduto.

Negli USA vende così tanti milioni di copie e diventa così tanto popolare che nel corso di una tournée gli vengono offerte le chiavi di Washington e la stella di sceriffo di Atlantic City.

Per quattro mesi, senza interruzione, gli altoparlanti di Broadway e le stazioni radio americane trasmettono “Nel blu dipinto di blu”.

Altri brani di successo di Modugno saranno poi “L’uomo in frack“, “Notte di luna calante“.

Nel 1959 Modugno vince nuovamente a Sanremo: il brano si intitola “Piove (Ciao, ciao bambina)“.
Nel 1962 vince ancora a Sanremo con la canzone “Addio…, Addio…“.

Nel 1963 si cimenta nella regia cinematografica del film “Tutto è musica“. Nel 1964 vince il Festival di Napoli con “Tu si’ ‘na cosa grande“.

Nel 1966 è ancora primo a Sanremo con “Dio, come ti amo“.

Nel 1968 interpreta “Liolà” di Luigi Pirandello sceneggiato da Andrea Camilleri.
Appassionato di poesia, Modugno scrive la musica per “Le morte chitarre” e “Ora che sale il giorno” di Salvatore Quasimodo.

Per Pasolini musica “Cosa sono le nuvole”, e che poi canta nell’episodio omonimo del film “Capriccio all’italiana” di Vittorio De Sica.

Nel 1974 partecipa alla campagna sul divorzio del PSI, componendo per l’occasione la canzone “L’anniversario“.

Domenico Modugno viene colpito da un ictus nel marzo del 1984 durante le prove della trasmissione TV di Canale 5 “La luna del pozzo“; la semi-paralisi conseguente lo costringe a lasciare l’attività artistica.

Nel 1986 inizia dedicarsi alla vita politica iscrivendosi al Partito Radicale, per cui viene eletto deputato l’anno successivo.

Intraprende una vera e propria battaglia civile per l’ospedale psichiatrico di Agrigento, nel quale i malati vivono in condizioni disumane, riuscendo nel 1988 a far chiudere il nosocomio e dedicando ai ricoverati un concerto, il primo dopo la malattia.

Nel 1990 è eletto consigliere comunale ad Agrigento.

Nel 1991 la malattia lo aggredisce nuovamente; nonostante questo nel 1993 incide assieme al figlio Massimo il disco “Delfini”.

Domenico Modugno si spegne il 6 agosto 1994 a Lampedusa, nella sua casa, di fronte al mare.

Simona Bagnato 

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