Mettiamo nero su bianco

100521

Mettiamo nero su bianco…

“Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? Parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni? E con qual facilità? Con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le ammirande invenzioni umane“.
Galileo Galilei

Il grande Galileo cataloga l’invenzione della scrittura come la più grande delle invenzioni umane e noi che ci trastulliamo a trascrivere i nostri pensieri sui telefonini, se per un momento ci fermassimo a meditare sul sistema di rappresentazione dei nostri pensieri, resteremmo anche noi sconvolti della portata di queste scoperte.

A tal proposito cercherò di riassumervi l’affascinante genesi ed evoluzione della scrittura.

La più antica forma di rappresentazione grafica di un pensiero è la cosiddetta “scrittura pittorica” che consisteva nella rappresentazione di esseri viventi che l’uomo primitivo riteneva degni di essere in qualche modo ricordati.

Questo tipo di scrittura ci rimanda alle famose scene di caccia rappresentate sulle pareti rocciose di montagne e caverne (vedi ad esempio i graffiti delle grotte di Lascaux) che raggiungono spesso elevati livelli artistici. Da questa fase pittorica si passa, con il trascorrere dei millenni, ad una nuova fase che possiamo considerare anticipatrice della scrittura vera e propria; l’uomo con il progredire della civiltà, avvertì la necessità di rappresentare e di comunicare anche i suoi pensieri, e trovò la maniera più oppurtuna di farlo tracciando segni che esprimessero un’idea.

Questi segni che derivavano dalle antiche rappresentazioni pittoriche di figure e di cose reali, assunsero forme stilizzate che avevano valore quasi simbolico: una linea spezzata indicavano il fulmine , ma anche l’energia che lo sprigionava; un cerchio con un centro indicava il Re, quindi anche il potere ; una lancia la guerra, ma anche il ferro, il metallo col quale si fabbricava.

Questo tipo di scrittura si chiamò ideografica perchè con essa si esprimevano idee, per mezzo di segni grafici per esprimere concetti complessi.

Era però necessario conoscere e sapere rappresentare un grandissimo numero di segni.

Per necessità pratiche, i segni originali si andavano semplificando e stlizzando fino ad arrivare alla scrittura geroglifica degli egiziani ed a quella cuneiforme dei popoli della Mesopotamia.

Gli antichi popoli considerava la scrittura un dono divino e ad essa diedero carattere sacro e misterioso.

La scrittura egiziana si chiama geroglifica perchè così la definivano i Greci (ieroglifica grammata ossia scrttura divina) mentre quella cuneiforme prende il suo nome dal cuneo, che era il simbolo della dea Nisabra (la parola) e del dio Nisdrok (l’intelligenza).

Successivamente parleremo della scrittura fonetica…

Continua

Rodolfo Bagnato

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