“Padre Nostro” di Claudio Noce: successo a Venezia77

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“Padre Nostro” di Claudio Noce. con: Pierfrancesco Favino, Barbara Ronchi, Mattia Garaci, Francesco Gheghi, Anna Maria De Luca, 

Padre nostro, il film di Claudio Noce in concorso a Venezia 77°, con Piefrancesco Favino (Alfonso), Barbara Ronchi (Gina), Mattia Garaci (Valerio) e Francesco Gheghi (Christian) ha raccolto consensi unanimi.

Trama

Roma, 1976. Valerio ha dieci anni e una fervida immaginazione. La sua vita di bambino viene sconvolta quando, insieme alla madre Gina, assiste all’attentato ai danni di suo padre Alfonso da parte di un commando di terroristi.

Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano drammaticamente i sentimenti di tutta la famiglia. Ma è proprio in quei giorni difficili che Valerio conosce Christian, un ragazzino poco più grande di lui. Solitario, ribelle e sfrontato, sembra arrivato dal nulla. Quell’incontro, in un’estate carica di scoperte, cambierà per sempre la sua vita.

A chi sei figlio?

Con Padrenostro Claudio Noce (La foresta di ghiaccio (2014)) affronta una pagina terribile della sua autobiografia (suo padre Alfonso, vicequestore, fu vittima di un attentato dei Nuclei Armati Proletari proprio nel 1976), e lo fa cercando di rimanere obiettivo e distante  e di osservare tutto con gli occhi del disincanto infantile. Torniamo agli anni di piombo e ad un periodo buio  della storia italiana.

Tutta la vicenda va vista soprattutto dal punto di vista di un bellissimo  ritratto del legame fra un padre e un figlio che dal genitore vuole protezione, non paura.

Alfonso è un uomo forte del sud, severo ma tenero e  abituato a nascondere le debolezze, i timori perchè nel mondo a cui appartiene non si mostra ogni lato della propria sensibilità e si comunica con i propri figli mantenendo una certa distanza.
Spesso assente, Alfonso è visto dal figlio sì come una roccia ma anche fragile come l’argilla della terra a cui appartiene.

“La sua figura forte, magnetica, eroica, assurge ad archetipo di un’intera generazione di uomini per i quali le emozioni erano percepite solo come debolezza e obbligate a essere camuffate da silenzi”dice il regista.

Nel dicembre del 1976, quando mio Padre subì l’attentato, io avevo un anno e mezzo: abbastanza per comprendere la paura, troppo pochi per capire che quell’affanno avrebbe abitato dentro di me per molto tempo. Non sono mai riuscito a dirglielo. Scrivere questa lettera a mio Padre tracciando i contorni di una generazione di bambini “invisibili” avvolti dal fumo delle sigarette degli adulti non è stato facile; provare a farlo mutando le parole da private in universali è stata una grande sfida come cineasta e come uomo.

Claudio Noce dirige con obiettività, mescola realtà e immaginazione, ricordi con frammenti di cronaca,  con un cast di attori convincenti: Pierfrancesco Favino (ancora in un ruolo potente), Mattia Garaci e Francesco Ghechi da un lato, dall’altro l’assetto femminile dominato da Barbara Ronchi nel ruolo di una madre che affronta e controlla (cerca) la paura di tutti.

Le riprese del film sono avvenute tra la Calabria ionica, la costa tirrenica e la Sila e la regione raccontata da Noce ha dei colori meravigliosi e ospitali, contraltare positivo e luminoso di un racconto oscuro.

Sandra Orlando

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