Mino Reitano e la sua valigia di cartone

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Homo faber fortunae suae.

Qualche pomeriggio fa ho seguito con interesse ed emozione in TV, un servizio sulla vita del mio conterraneo Mino Reitano.

Come molti artisti ha inseguito un suo sogno e con la famosa valigia di cartone negli anni ’60 ha lasciato la sua, la nostra, amata terra di Calabria.

Quel mondo semplice, quei luoghi magici, tutta una sequenza di emozioni, che contraddistinguono la nostra amata terra adorata e bistrattata, lui li ha chiusi in quella valigia, in cerca di una affermazione e del coronamento dei propri sogni.

Così come lui tanti altri artisti, storie identiche, storie di riscatto, Albano, Ranieri, Modugno, da ultimo Pino Daniele, Mango, le sorelle Bertè e Rino Gaetano e tanti altri che mi sfuggono, hanno inciso versi e note rimaste nella storia della canzone italiana.

Cantori di storie di amore giovanili, interrotti e pregni della tristezza dell’addio (“Vent’anni” di Ranieri) o di disincanto per il prezzo pagato caro per il successo (“Avevo un cuore che ti amava tanto” di Reitano) ma anche canzoni tragiche e disperate per il taglio da quelle origini incantate e magiche, (“Erba di casa mia” Ranieri), ma si sa la fortuna aiuta gli audaci ed è quello che è successo al nostro Mino Reitano.

Beniamino Reitano, Mino nasce a Fiumara (Reggio Calabria) il giorno 7 dicembre 1944.

La madre Giuseppina muore a 27 anni nel darlo alla luce.

Il padre Rocco è ferroviere e suona il clarinetto ed è direttore della banda musicale del paese di Fiumara.

Mino studia per otto anni al conservatorio di Reggio suonando il pianoforte, il violino e la tromba.

Muove i primi passi della sua carriera musicale nel rock and roll insieme ai suoi fratelli Antonio,Vincenzo e Franco Reitano.

Alla fine del ’61 si trasferisce in Germania, dove il suo gruppo è scritturato per una serie di esibizioni, anche in club in cui suonano insieme ai Beatles.
Continua allora a suonare in Germania, e a pubblicare in quel paese alcuni dischi, inediti in Italia, con il nome di Beniamino

Finalmente ha il successo che merita, nel 1968 è in hit parade con “Avevo un cuore (che ti amava tanto)” e “Una chitarra cento illusioni“, che supera le 500.000 copie vendute.

È grazie al successo di questi brani che acquista insieme a papà Rocco e ai fratelli un appezzamento di terreno ad Agrate Brianza dove viene costruito quello che viene definito il “Villaggio Reitano“, che dal 1969 ospita le diverse generazioni della famiglia Reitano.

Comincia una vita professionale piena di successi, ma lui non dimentica mai le sue origini, tanto che “Gente di Fiumara“, è dedicata al suo paese natale. Un uomo semplice, molto vicino alla fede.

Patrizia é l’amore della sua vita, si sposano nel 1977 e hanno due figlie, Giuseppina Elena e Grazia Benedetta. Dopo aver raggiunto fama e ricchezza, Reitano non ha perso mai occasione per ricordare la sua regione. Anzi, negli anni ne è divenuto un ambasciatore illustre. Le sue note e la sua voce sono state per decenni la colonna sonora di tanti ragazzi di Calabria che sognavano il riscatto della propria terra. La famiglia e la moglie in particolare saranno accanto lui e lo sosterranno anche quando si ammala di cancro nel 2007.
Sarà un periodo difficile, il cantante lo affronterà sorretto dalla sua grande fede.
Quel maledetto tumore all’intestino non riuscirà a sconfiggerlo e sarà la causa della sua morte nel 2009.
Reitano merita di essere ricordato alle giovani generazioni, per poterne apprezzare le doti canore ma, anche per conoscere soprattutto, le virtù dell’uomo, semplice, di eterno ragazzo pieno di vitalità, dai sani valori e forti ideali, dal cuore gentile e generoso, dedito al lavoro ed alla famiglia.

Perché non è stato solo un interprete, un compositore, un cantante, un musicista, ma anche un attore, un giornalista, quindi un grande talento ma, ancora di più è stato un grande esempio.

Da piccola era uno di quei cantanti che non seguivo, i miei genitori invece avevano tutti i suoi 45 giri e le musicassette in macchina.

C’era solo una canzone che mi commuoveva nonostante fossi piccolina, “Ciao vita mia” e ancora oggi quando capita di ascoltarla in qualche radio libera che fa revival, non mi vergogno a dire che la lacrimuccia spunta sempre.

Poi crescendo e ascoltando con attenzione le sue canzoni devo dire che l’ho apprezzato, tanto che un paio di concerti dal vivo nella mia regione li ho visti e mi sono piaciuti tantissimo anche perchè lui e il suo gruppo erano dei musicisti bravissimi.

Una folla oceanica intonava tutte le sue canzoni, il pubblico anche quello più giovane conosceva le sue canzoni.

Dove c’è più sacrificio, c’è più generosità“.
Padre Pio

Questa massima è ideale per descrivere Mino Reitano che era generoso come il suo carattere, che lo aveva portato a distribuire tutti i guadagni ottenuti con la sua musica, fra schiere di parenti.

Angela Amendola

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