Massimilaino Capalbo ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione (1998) e una specializzazione post-laurea in Comunicazione Pubblica presso l’Università degli Studi di Salerno (2000), un Diploma di qualifica superiore (IV livello europeo) in “Product manager” del prodotto turistico presso il Centro Studi Itinera di Rimini (2003) e un Master di I livello in “Futuro Vegetale. Piante, innovazione sociale, progetto” presso l’Università degli studi di Firenze (2018).

Ha ricoperto vari incarichi nel settore turistico-ambientale e dal 2008 è Guida Ambientale Escursionistica.

Altre informazioni su http://massimilianocapalbo.it/.

LF: Massimiliano Capalbo, uomo attento alle varie sfaccettature del vivere. Affermi di essere un “eretico”. Cosa intendi dire?

MC: Eretico è un aggettivo che ho affiancato alle parole “impresa” e “imprenditore” per qualificare un modo diverso di agire che fosse discontinuo rispetto al passato. L’imprenditore eretico è colui che sfida lo status quo, che mette in discussione le abitudini consolidate, che non ha paura di rischiare, che rispetta l’ambiente, che è consapevole che il proprio agire ha delle ricadute sugli altri e sull’ambiente e così via. In una società sempre più massificata il bisogno di eretici è forte.

LF: Quanto è importante nella vita essere consapevoli dei meccanismi che muovono altri meccanismi come nel sociale, nell’economia e in politica?

MC: Nella vita occorre avere una visione sistemica delle cose, essere consapevoli, come dicevo prima, che le nostre azioni hanno determinati effetti che possono generare a cascata effetti ulteriori su chi ci sta intorno. D’altronde se il battito d’ali di una farfalla a Pechino può generare un uragano a New York figurarsi le nostre azioni.

LF: Ideatore e proprietario di uno dei parchi montani più belli situato in Sila, “Orme nel parco”. Ci parli delle attività del parco e soprattutto cosa vuol dire “esperienza eco-sensoriale”, una delle tue attività?

MC: Orme nel Parco è stato uno dei primi esempi in Calabria di impresa eretica che ha creduto, fin dal 2004, che le risorse naturalistiche di questa regione potessero rappresentare un volano di sviluppo economico sostenibile per il territorio. All’inizio ci guardavano come dei pazzi, erano tutti scettici, oggi esistono più di 25 parchi avventura in Calabria, questo vuol dire che il nostro esempio è valso molto più di tante parole. Siamo stati i primi anche a ideare le esperienze eco-sensoriali, dei percorsi nella natura progettati per fare entrare in relazione l’uomo con il bosco, le piante e gli altri esseri viventi che lo popolano attraverso i cinque sensi: abbracciare gli alberi, camminare a piedi nudi su vari tipi di terreno, fare il bagno di foglie, costruire strumenti musicali naturali, sperimentare il silenzio, tutte esperienze in grado di riattivare quella relazione profonda tra uomo e natura che nell’ultimo secolo si era persa.

LF: Qualche anno fa, ho avuto il piacere di conoscerti durante la presentazione del libro da te scritto ” La terra dei recinti”. Rimasi colpita dalla forza con cui sostenevi le tue opinioni non comuni, che sono poi la tua filosofia di vita. Vuoi parlarci dei tuoi scritti?

MC: Fino ad oggi ho pubblicato quattro libri, il quinto è in corso di realizzazione. Nei miei libri mi sono occupato, prevalentemente, di Calabria e di turismo, due temi che camminano a braccetto perché questa regione è naturalmente vocata al turismo ma i suoi abitanti sono andati dietro le sirene dell’industrializzazione forzata e hanno perso molte occasioni. La nostra supposta arretratezza oggi si sta rivelando invece un vantaggio ma noi, distratti dalle teorie economiche dominanti, non l’abbiamo capito. Da più di dieci anni cerco di farlo capire attraverso un blog www.ereticamente.it e i miei libri, faccio la mia parte come si suol dire.

LF: Il tuo secondo libro è intitolato ” Non tutte le strade portano turisti”. Dal titolo si deduce sia un’analisi. Vuoi riassumercela brevemente?

MC: In questo libro ho raccontato le scelte politiche ed imprenditoriali turistiche fallimentari della nostra regione, nel quinquennio che va dal 2006 al 2010. Si tratta di una raccolta di articoli scritti sul mio blog, in quegli anni, quando ero costretto ad assistere passivamente a scelte scellerate e ad uno sperpero di denaro pubblico che oggi ci tocca pagare con sacrifici e ulteriore impegno di risorse. La tesi era che per essere attrattivi occorresse puntare sul marketing interno (ovvero organizzare corsi di formazione seri per diffondere la coscienza turistica tra cittadini e imprenditori) più che su quello esterno (pubblicità che spesso si rivela ingannevole). La crisi che investirà il settore turistico a causa dell’emergenza Coronavirus potrebbe essere, per esempio, un’occasione da cogliere proprio in questo senso, ma mancano le menti e le capacità nei luoghi deputati a decidere queste strategie. La Calabria non può cambiare se non cambia la mentalità dei suoi abitanti.

LF: In passato hai progettato e promosso una serie di conferenze fra le scuole superiori calabresi. Parliamo di “Incontro”. Che temi hai affrontato con gli studenti?

MC: InContro è stato un progetto molto importante che ho portato nelle scuole superiori della regione, gratuitamente, dal 2011 al 2015, quando ancora non mi conosceva nessuno. Avendo un parco avventura il cui target principale erano i giovani (e quindi anche le scuole) mi era sembrato intelligente ideare degli incontri nelle scuole non meramente promozionali ma che contenessero anche un messaggio importante per i ragazzi. I temi di quegli incontri sono diventati poi un libro “La terra dei recinti” che ha avuto ampio risalto in Calabria e tantissime altre iniziative sono partite proprio da quell’esperienza. I temi erano quelli che oggi sono diventati urgenti e che all’epoca erano considerati provocatori. Ai ragazzi spiegavo come la nostra società fosse fragile e dipendesse da una serie di meccanismi che sono all’origine di tutti i suoi problemi. La dipendenza dal partitico di turno, dalla mafia, dai neocolonialisti (le multinazionali), ad esempio. Una società cresciuta nella bambagia, che ha smarrito ogni conoscenza, ogni sapienza, una società usa e getta, quindi incapace di aggiustare, di riparare, di affrontare le sfide che l’attendono. Una società sempre alla ricerca della scorciatoia per cavarsela in qualche modo e che oggi è costretta a guardarsi allo specchio e ad ammettere che quelle non erano provocazioni ma crude e realistiche analisi.

LF: Cos’è il progetto “Destination Mountain”?

MC: Destination Mountain è stato uno dei progetti che ha visto Orme nel Parco protagonista in Europa come best practice. Siamo stati scelti come esempio di impresa sostenibile, capace di creare innovazione ed economia in ambienti naturali e in particolare nelle aree forestali. Il progetto era finalizzato a promuovere lo sviluppo del turismo sostenibile nelle aree forestali appunto. Tra il 2012 e il 2013 siamo stati in Romania, Finlandia e Francia per raccontare la nostra esperienza imprenditoriale nata nel 2008 in Calabria. Ma non è stato l’unico progetto, la nostra esperienza è stata raccontata, anche in Germania, in Slovenia, in Serbia, in Bulgaria.

LF: Massimiliano, hai occupato e occupi ruoli molto importanti. Una vita molto attiva la tua. Come concili i tuoi impegni con il privato?

MC: Non ho mai separato la vita lavorativa da quella privata. L’ho potuto fare perché ho scelto il lavoro che mi appassiona e quando un lavoro è la tua passione coincide con la tua vita. Credo che l’errore più grande che le persone abbiano compiuto fino ad oggi sia stato quello di scegliere prima il lavoro da fare e poi subordinare la propria vita a quel lavoro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Io ho deciso di fare il contrario di scegliere prima lo stile di vita che intendevo condurre e poi il lavoro. Le mie scelte, soprattutto dopo aver concluso la mia esperienza imprenditoriale con Orme nel Parco, vanno sempre più in questa direzione.

LF: Attento sempre al settore imprenditoria, a un giovane, in un territorio particolare come la Calabria, cosa suggeriresti?

MC: Chiunque abbia gli occhi per vedere sa che la Calabria è il posto perfetto per attività che hanno a che fare con il turismo, la natura, l’agricoltura, l’artigianato, la cultura, l’arte e la tecnologia al servizio di tutto questo. Ogni territorio ha una vocazione, occorre individuarla e rispettarla per evitare le violenze e le devastazioni che abbiamo conosciuto in passato. Io non do mai consigli specifici, non faccio come fanno i media o le scuole che a seconda delle mode consigliano ai giovani le facoltà o le professioni che promettono un futuro (leggi guadagni economici). Consiglio di ascoltare quella vocina che ciascuno di noi ha dentro, che gli parla e gli dice quali sono le sue passioni e i suoi talenti, solo che è disturbata dai rumori che ci circondano: media, famiglia, scuola, amici etc. Circolano molte false credenze costruite ad arte per sviare ognuno dal proprio vero destino. Occorre fare silenzio per scoprire cosa si vuole fare della propria vita, occorre mettere a tacere tutte queste voci e ascoltare solo quella che si ha dentro.

LF: Quali sono secondo te i punti da valorizzare della Calabria e i punti di debolezza da ridurre?

MC: I punti di forza sono quelli che da sempre sono stati considerati dei punti di debolezza. Mai come oggi ci stiamo accorgendo che la marginalità e lo spopolamento sono un valore, ad esempio. Se il Coronavirus non attecchisce in Calabria non è per la capacità organizzativa e gestionale dei nostri amministratori o delle nostre strutture sanitarie, ma perché il territorio non è densamente popolato e non è inquinato come altrove. Inoltre il clima e le condizioni ambientali (la presenza di grandi montagne ad esempio) rappresentano da sempre le nostre barriere, le nostre guardie del corpo, i boschi sono gli erogatori di ossigeno e di benessere che mantengono temperature e qualità dell’aria. Non abbiamo mai dimostrato la nostra gratitudine verso quelle sei catene montuose straordinarie che ci preservano dal peggio. Quando l’emergenza finirà dovremo organizzare una giornata per chiedere scusa al nostro territorio, snobbato, insultato, rinnegato, preso in giro, denigrato, sfregiato, violentato, oltraggiato da chi non merita di viverci.

LF: Il nuovo assessore regionale al turismo, Fausto Orsomanno, ha esplicitato la volontà di trasformare la Calabria in un grande parco. Sei d’accordo?

MC: La mia esperienza mi insegna che le parole oggi hanno perso significato. Le dichiarazioni, quindi, lasciano il tempo che trovano, valuteremo le intenzioni quando si passerà alle iniziative concrete, di parole in questi anni ne abbiamo sentite anche troppe. Non ho mai visto partitici cambiare territori, ho visto invece territori cambiare partitici. Qualunque partitico per quanto impegno e buona fede possa profondere nel cercare di dare una direzione al territorio non può nulla se l’iniziativa non parte dal territorio.

LF: Quali misure economiche di protezione, per favorire lo sviluppo, dovrebbe adottare la nuova classe politica regionale a sostegno del fragile tessuto economico in emergenza sia sanitaria-economico-sociale?

MC: E’ finito il tempo di attendere la partitica per fare le cose. Lo dico ormai da dieci anni. Se ci troviamo in queste condizioni è perché siamo dipesi e continuiamo a dipendere psicologicamente prima e poi fisicamente dalla partitica. Stanzieranno ancora una volta soldi, perché solo questo sanno fare, soldi che dovremo ripagare con gli interessi, ovviamente, anche se loro li stampano come se fossero volantini. Non vedremo mai sviluppo in questa regione se non cambia la mentalità dei suoi abitanti, se il valore invece che importarlo (soldi) non lo generiamo (trasformando le risorse in valore). Questo cambiamento è già in atto, perché da tempo lo avverto confrontandomi con l’imprenditoria giovane di questa regione e perché faccio parte di progetti che lentamente e silenziosamente stanno crescendo con questa finalità. Un esempio straordinario in questi giorni di crisi da Coronavirus viene ancora una volta da Stefano Caccavari che, con il suo Mulinum a San Floro, non solo non ha risentito minimamente della crisi, non solo non è andato dai partitici a piangere miseria come stanno facendo tutti, ma si è ingegnato per modificare le modalità di vendita del suo straordinario pane e ha moltiplicato il suo fatturato. E’ di questi fuoriclasse che la Calabria ha bisogno per ripartire, non di partitici.

LF: In questi mesi, tutto il mondo si è dovuto fermare. Emerge chiarissimo il legame fra inquinamento atmosferico e miglioramenti climatici. Ovviamente pian piano si ritornerà alla normalità. Come si dovrebbe ricominciare e che cosa si dovrebbe cambiare per mantenere questi risultati?

MC: La maggior parte delle persone cercherà in tutti i modi di tornare a fare la vita di prima, perché le abitudini sono dure a morire e richiedono una grande forza di volontà. La maggior parte di queste persone attende un vaccino, così come si illude che ci sia un vaccino per ogni problema che dovremo affrontare. Un buon numero però comincerà a cambiare vita e si andrà ad aggiungere a quella minoranza che già, senza il virus, aveva intuito che stavamo percorrendo una strada senza uscita. Credo che la prossima contrapposizione politica sarà tra chi vuole continuare come prima e chi vuole cambiare.
Di certo è finito il tempo dello sviluppo e delle strategie di crescita a tutti i costi, chiunque andrà al governo da oggi in poi sarà costretto ad aggiustare, a riparare, a sistemare, a guarire, tutti i danni e le ferite che il secolo precedente ha generato. Non ci sarà spazio per una progressione in avanti. Dovremo fermarci. Cambiamenti climatici, siccità, malattie, povertà, inquinamento, scarsità di cibo, tutti gli sforzi saranno concentrati sul questi temi basilari che attanaglieranno la nostra quotidianità. Il mondo non potrà più sognare il progresso infinito che per molti decenni ci hanno raccontato essere inarrestabile e positivo.

LF: Il tuo rapporto con la religione?

MC: Non sono religioso, cerco di essere spirituale. Crescendo ho capito che la religione è un’invenzione umana mentre la spiritualità è qualcosa che si avverte dentro e che ti consente di essere in sintonia con l’universo e appartiene a tutti. La religione, paradossalmente, ha ucciso la spiritualità.

LF: Cosa si aspetta Massimiliano Capalbo dal suo futuro?

MC: Non mi aspetto nulla perché il futuro è un’illusione alla quale anche io per un po’ di tempo ho creduto. Per molto tempo ho inseguito il futuro perdendomi il presente che è l’unico tempo che ci è dato di vivere ed è solo se viviamo bene il presente che il futuro ci apparirà possibile.

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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