Un ricordo d’infanzia legato a F. De Gregori

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Oggi vorrei ricordare con voi “Uomo che cammina sui pezzi di vetro” di De Gregori.
È un motivo che mi porta lontano nel tempo, a quando ero bambina e m’incantavo ad ascoltarla cantata da un cugino a me molto caro.
Da allora ascoltare questa canzone mi riporta indietro nel tempo, a lui, alla sua dolcezza, a quando la mia felicità era mangiare tanti cioccolatini…

Uomo che cammina sui pezzi di vetro

L’uomo che cammina sui pezzi di vetro
Dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
E una luna e dei fuochi alle spalle
Mentre balla e balla
Sotto l’angolo retto di una stella
Niente a che vedere col circo
Nè acrobata nè mangiatore di fuoco
Piuttosto un santo a piedi nudi
Quando vedi che non si taglia, già lo sai
Ti potresti innamorare di lui
Forse sei già innamorata di lui
Cosa importa se ha vent’anni e nelle pieghe della mano
Una linea che gira
E lui risponde serio “è mia”
Sottintende la vita
E la fine del discorso la conosci già
Era acqua corrente un pò di tempo fà
E ora si è fermata qua

Non conosce paura
L’uomo che salta e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride
Perchè
Ferirsi non è impossibile
Morire meno che mai e poi mai

Insieme visitate è la notte
Che dicono è
Due anime e un letto e un tetto di capanna utile
E dolce come ombrello teso
Tra la terra e il cielo
Lui ti offre la sua ultima carta
Il suo ultimo prezioso tentativo di stupire
Quando dice “È quattro giorni che ti amo
Ti prego, non andare via
Non lasciarmi ferito”
E non hai capito ancora come mai
Mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai
Però stai bene dove stai
Però stai bene dove stai

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