“a tu per tu con…” Edoardo Bertolini, l’Uomo delle Stelle

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Edoardo Bertolini, nato e cresciuto a Carrara (MS), è un giovane ingegnere che a soli 26 anni è entrato in un team internazionale di difesa spaziale, assunto dalla ditta tedesca OHB Orbitale Hochtechnologie Bremen – Alta tecnologia orbitale Brema) che si occupa di tecnologia spaziale e sistemi satellitari.

Frequentato il liceo scientifico, si laurea in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano e dopo pochi mesi corona il suo sogno.

Qual è esattamente il tuo ruolo in questo progetto spaziale?

Il progetto, tanto per semplificare, ci ricorda il tema del film “Armageddon” con Bruce Willis, dove un asteroide in corsa distruttiva verso la Terra viene deviato da una esplosione nucleare. Il progetto al quale lavoro in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), ha preso il via un paio di anni fa, quando la sonda Dart della Nasa ha effettuato la prima deflessione di un asteroide schiantandosi intenzionalmente contro una luna dell’asteroide Didymos riducendo la sua orbita. Hera condurrà anche esperimenti tecnologici in condizioni di spazio profondo, tra cui il dispiegamento di due CubeSat delle dimensioni di una scatola di cereali che voleranno più vicini all’asteroide bersaglio, per eseguire osservazioni ravvicinate di supporto. Il primo, chiamato Milani, effettuerà osservazioni multispettrali di superficie in caccia di polvere dell’asteroide dopo l’impatto del Dart, mentre il secondo, chiamato Juventas, effettuerà per la prima volta rilevamenti radar dell’interno di un asteroide, cercando di determinare la struttura interna di Dimorphos, la luna dell’asteroide Didymos.

Fonte NASA

(per approfondimenti https://www.media.inaf.it/2024/07/30/dart-analisi-massi/)

Sono entrato a far parte del team del progetto nella fase importante dell’implementazione del sistema FDIR (Fault Detection Inspection Reliability), che si occupa di rilevare particolari errori nei satelliti in modo da rendere attivo e funzionante un sistema per il quale la manutenzione risulterebbe impossibile.

Come è nata la tua passione per le stelle?

Appena possibile, con il gruppo inossidabile dei miei amici di sempre, andavamo a Campocecina, un luogo incantato dalla cui sommità si gode un panorama mozzafiato sulle Apuane. Dal piazzale dell’Uccelliera, a 1190 metri di quota,  si presenta un belvedere da cui è possibile vedere gli imponenti bacini marmiferi che sovrastano Carrara, la città stessa, la riviera Apuana con il porto commerciale di Marina di Carrara e tutta la riviera della Versilia. Di notte, a fare la guardia, un cielo stellato infinito, che mi ha spinto a interrogarmi su mondi lontani e ad alimentare quella grande passione che mi ha portato fino a dove sono arrivato.

Qual è il segreto di aver raggiunto così presto un traguardo tanto ambito?

Solo passione, impegno e creatività, penso non serva altro per andare avanti. Sono stato un bambino normale e uno studente nella media, niente di eccellente, tranne la voglia di impegnarmi in un qualcosa di molto difficile con l’obiettivo di riuscire a farla nel migliore dei modi. Non sono nato con il pallino dei numeri né costruivo pianeti e galassie.

Amavo le piante, cosa che mi lega al ricordo di mio nonno, e trovo che la natura e l’ingegneria siano simili, e in essa si possono trovare tante risposte ai problemi ingegneristici. Sono felice di poter fare un lavoro che amo, che mi offre la possibilità di varcare i limiti del possibile e indagare l’ignoto.

Cosa pensi delle nuove tecnologie, anche spaziali, in fatto di ecosostenibilità?

Studiare lo spazio non è solo analizzare un ambiente ostico fine a se stesso. Una missione spaziale ha tanti obiettivi paralleli, come lo studio delle in situ resources e la trasformazione di molecole per rendere ospitali ambienti impossibili. Le tecnologie aerospaziali danno all’uomo la possibilità di ampliare conoscenze trasferibili in molti campi, come ad esempio la medicina.

La mia tesi riguardava, per esempio, come ricavare l’acqua dal gesso su Marte, è rimasta una tesi non sperimentata, ma se si dimostrasse fattibile, sarebbe utile anche per combattere la crisi idrica sulla Terra. Vedo l’Universo come un in insieme infinito di isole da esplorare, e noi siamo come Ulisse, guidato dalla curiosità vero l’ignoto. Se guardiamo indietro solo di pochi anni, tante cose ci sembravano impossibili, ma adesso, grazie anche a telescopi sempre più potenti, molte cose diventano possibili.

Sei giovanissimo, cosa vorresti insegnare ai tuoi coetanei?

Trovo che insegnare non mi si addica, il mio ruolo vuole essere piuttosto quello di un ispiratore e motivatore, affinché possa essere di esempio per i ragazzi della mia generazione a perseguire i propri sogni.

Ci vuole costanza e dedizione, è come costruire una piramide concentrandoci su ogni singolo mattone senza avere la fretta di volerla subito vedere intera. Solo così, quando sarà finita, dalla sommità si potrà godere di un panorama infinito. Vorrei dire ai giovani di ritrovare il gusto di essere esploratori, non fermarsi mai ai limiti del conosciuto ma voler indagare oltre, con curiosità e passione. Secondo me, un percorso di successo non si costruisce con i voti e le lodi, ma solo dedicandosi pienamente alla cosa che più si ama fare e in questo sono stato molto fortunato.

A parte la variabile degli sviluppi tecnologici, come ti vedi nel futuro?

Un uomo che si guarda indietro orgoglioso di aver contributo, anche in minima parte, allo sviluppo della conoscenza dell’Universo, di essere riuscito a valicare limiti che si credevano impossibili e magari aver trovato altri orizzonti. Spero di essere riuscito a creare qualcosa di completamente mio, dalla prima vite all’ultimo bullone.

Parlano di lui

QUOTIDIANO “IL TIRRENO” 8 ottobre 2024

https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2024/10/08/news/un-giovane-ingegnere-carrarese-nel-programma-di-difesa-planetaria-1.100596255

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Daniela Marzano
Sono docente di ruolo da vent'anni, in congedo per Dottorato di RIcerca. Gli approfondimenti e la curiosità mi spingono sempre ad andare oltre. Sono giornalista iscritta all'ODG Toscana e scrivo per il quotidiano "Il Tirreno". Mi occupo da trent'anni di tecnologie per la didattica, editoria, grafica e comunicazione digitale, facendo formazione per molti enti e categorie professionali, principalmente per il personale scolastico. Dopo una laurea in Formazione Multimediale, ho acquisito una laurea specialistica in Cinema, Teatro e Produzione Multimediale e il Diploma di Laurea in Tecnologie per l'arte e culture digitali all'Accademia di Belle Arti di Carrara. Ho conseguito diverse specializzazioni e master nel campo del digitale, ma il cinema, la musica, l'animazione e l'arte sono i settori per i quali nutro una grande passione. Sono Presidente dall'APS Apuania Film Commission - ETS iscritta al RUNTS, che ho fondato per promuovere il patrimonio artistico, paesaggistico e culturale del mio territorio attraverso gli audiovisivi e con la quale organizzo eventi di spettacolo e di promozione culturale. www.danielamarzano.it - www.apuaniafilmcommission..it

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