“L’ultimo giorno di quell’estate” di Maria Cristina Adragna

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In ricordo di un’amica d’infanzia, mai più vista da vent’anni ma sempre presente nel mio cuore…

L’ULTIMO GIORNO DI QUELL’ESTATE

T’ho persa sul finire
di un accenno assai remoto:
mi indicasti senza sosta
l’agognata via del bene.

La treccia color delle spighe
l’hai recisa fatalmente
o magari, contrariamente,
tu continui a districar la chioma.

Laddove alberga il sole
scorgo ancora il tuo riflesso,
un cosmo di rimembranze
che volteggiano a brandelli.

Ricordi quei castelli
che giammai noi costruimmo?
Piuttosto preferimmo rimirarli
a fior di mente.

Vagando col pensiero
che percorse l’avvenire,
ambimmo ad una vita
che non può che far gioire.

Io e te: due mendicanti,
sentimenti irriverenti,
sognatrici di galassie
e destrezze impertinenti.

Chissà se un figlio atteso
avrà asciugato gli occhi scuri,
se il ventre di una donna
riconobbe verità,
se solo per un giorno
avrai braccato il tuo dolore,
se lui ti ha mai insignita
degli onori dell’amore.

Mi domando con costanza
perché tu sia andata via.

L’ultimo giorno di quell’estate
mi addormentai vicino al mare:
sognai mondi diversi,
nitidi universi,
paradisi inesistenti,
girasoli inconsistenti.

E tu, sfuggente amica
di quegli anni privi d’ansia,
decidesti, amorevolmente,
di non destare le mie membra .

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