L’insolito Renato: Icaro, tributo a Renato Zero

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L’ Insolito Renato ❤️

Ci devo andare o no?… Mi ha detto che è bravo …mio marito insiste ancora di più.

Dai andiamo, l’organizzatore, Tonino Torcasio, mi ha detto che è bravissimo“.

Vabbè lo faccio contento, ci vado anche se, da vecchia sorcina, temo sia una delusione.

Siamo al teatro Grandinetti e ancora non si può entrare, la hall è piena di gente, il bigliettaio celermente dà retta a tutti.

Percepisco una vibrazione particolare tra tutti noi che aspettiamo nell’attesa che si aprono le porta.

È come se ognuno di noi volesse chiedere all’altro che effetto farà, e quanto potrà essere il coinvolgimento di noi sorcini lametini, abituati da decenni ai concerti di Renato e a tutte le emozioni che regala al suo pubblico durante gli spettacoli….

Fila F, posto 11 e 12 la guida ci fa accomodare.

Ci alziamo per fare passare altri spettatori, nei posti dopo i nostri.

Ci risediamo e diamo un’occhiata al teatro che si sta riempiendo.

Tutti manifestano un poco di impazienza e iniziano il contdown, esplodendo col la parola Zero alla fine, gli applausi iniziano a scosciare e in coro chiamiamo a gran voce l’ artista affinché inizi il concerto.

L’enorme tenda che copre il palcoscenico sembra esser trattenuta chissà da chi, non accenna ad aprirsi e allora noi sorcini incalziamo ancora con cori.

Ecco, ad un tratto le luci si abbassano e il sipario si apre, sul palco ci sono i 4 musicisti: al basso, alla batteria, alla tastiera e alla chitarra.

Mi chiedo se saranno in grado di rendere, in maniera fedele, gli arrangiamenti delle canzoni, vedremo…

Un suono di synth avvolge l’intero teatro mentre alle spalle dei musicisti, posto in alto, c’è uno schermo che proietta immagini di galassie, di stelle, creando un’atmosfera suggestiva che subito rapisce noi spettatori mentre si continua ad applaudire.

Pochi secondi ed appare Lui.

È come se l’intero teatro trasalisse per quella apparizione, tutti a bisbigliare “ma è identico !!!“…

E dalle prime note e parole della canzone con cui inizia il live, restiamo sorpresi per la sorprendente voce uguale a quella di Renato Zero ,la voce di Roberto, di Icaro è quella di Renato .

“L’insolito Renato” ci coinvolge fin dall’inizio ed io ho un piccolo moto di gratitudine nei confronti di mio marito e delle mie amiche perché Icaro ci coinvolge da subito, fino ad operare una trasfigurazione dell’originale.

La band poi, suona in maniera eccellente i brani, soprattutto con l’esecuzione di particolari virtuosismi, che creano dei ponti tra le varie parti di ogni canzone e chiudendole con dei “soli” impeccabili.

Icaro (nome d’arte dell’interprete) non solo è “Renato che canta“, ma anche nei monologhi e nel dialogare con il pubblico, assume l’identico periodare , è come trovarsi davanti all’originale mettendo anche del suo e riuscendo a creare un colloquio gradevole con il pubblico, e ciò fa maggiormente apprezzare la sua bravura.

Icaro ci ha riproposto i classici di Renato, sfoggiando anche alcuni vestiti che l’artista gli ha donato, riuscendo nei brani dance,a coinvolgerci tanto fino a farci ballare e saltellare come se fossimo allo stadio davanti al palco di Renato Zero.

Perfettamente identico a Zero, oltre che nel canto anche nelle movenze, sottolineando con gestualità adeguate i versi dei brani rifacendosi in tutto all’originale e ricalcando gli stacchi dei brani con movimenti del corpo.

Alla fine ci ha sorpresi, si è tolto la parrucca e si è mostrato come è il vero artista che veste e interpreta Zero.

Ci ha dimostrato con questo gesto che nonostante ci sia un poco di differenza fisica, ad esempio Icaro ha meno capelli dell’ originale, lui colma, le differenze che tra i due possono esserci, con la sua forte personalità artistica e con dure ore di prove e di studio e che poi manifesta nel momento esecutivo.

Complimenti Icaro, hai saputo creare quell’atmosfera magica dei grandi concerti del mitico Renato.

Ti siamo grati per questo e “Non ti dimenticheremo ehh!!!!!!!

Ma chi è Icaro?

No, non è uno dei tanti imitatori che da decenni vediamo nascere.

Icaro è l’ unico vero artista che fa un tributo a Renato Zero riconosciuto a livello nazionale.

Da 20 anni in continua attività, ICARO ha una marcia in più, proprio perchè offre molto di più, per un grande artista molto imitato.

Icaro ha sperimentato non solo lo stile di Renato Zero, ma anche di artisti stranieri, di tipo di musicalità, portando tutto nei suoi live.

Alcuni brani del repertorio di Zero sono stati riarrangiati in chiave pop-progressive.

E a differenza delle altre tribute band, regala al pubblico sempre qualcosa in più, conquistando anche chi non è un fan di Zero, che coinvolto dalla sua performance resta fino alla fine applaudendo e osannando lui.

La scaletta è coinvolgente, ripercorre le tappe più importanti della carriera di Renato, da AMICO, a CERCAMI, da IL CIELO a PIU SU , TRIANGOLO, MI VENDO e i MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA.
Icaro si presenta al pubblico con un personaggio sempre elegante.

La somiglianza vocale con il suo beniamino è la scintilla che riesce a fare accendere lo spettacolo, a fare divertire un pubblico di tutte le età, come fa lo stesso Zero

ICARO è il nome d’arte che Roberto Rossiello, nato a Roma il 21 Ottobre 1986, si è cucito addosso dopo il primo incontro con la musica e le parole delle canzoni di Renato Zero.

ICARO è infatti il titolo del primo album registrato dal vivo di Renato Zero datato 1981 ed è il primo album che Roberto, in un pomeriggio di autunno, all’età di 14 anni, ascolta per la prima volta.

La sua famiglia gli impartisce un’educazione di valori semplici e solidi.

Lo mandano a scuola dalle Suore Francescane fino alle medie, successivamente alla scuola pubblica fino all’Istituto Statale d’Arte dove Roberto prende l’attestato di Maestro d’Arte e si diploma in Architettura e Arredamento per la Chiesa e per gli interni.

A dieci anni inizia ad avvicinarsi al mondo di Zero.

La domenica mattina è solito uscire con gli amici in bicicletta e dal balcone della casa di uno dei suoi amici risuonano per tutto il quartiere le canzoni di Renato.

Credendo che il Triangolo fosse un brano inerente alla geometria che si studia a scuola, quel brano lo diverte e lo incuriosisce fino a che non scopre, all’età di 14 anni, all’interno di un baule posto ai piedi del letto dei suoi genitori, l’album ICARO.

Crescendo, accompagnato dal padre, si reca spesso al mercato domenicale di Porta Portese a Roma, dove inizia ad acquistare tutto ciò che trova con su scritto ZERO. Lp, Cd, 45 giri, magliette, poster, foto…è così che inizia a collezionare tutto ciò che Renato ha fatto.

Dalle feste di compleanno degli amici al teatro parrocchiale, la voglia di tentare di spiccare il volo imitanto le gesta di Zero è grande.

A 18 anni, preferisce reperire locali dove esibirsi in serate piano-bar nel fine settimana, piuttosto che andare in discoteca con gli amici.

Ed è così che inizia ad investire i primi guadagni in parrucche, abiti di scena, luci…tutto per raggiungere l’obiettivo di somigliare il più possibile al suo begnamino sul palco.

Nel 2007 Viene scelto come unico imitatore di Zero su tutta Roma e nel Lazio da Giorgio Panariello e partecipa assieme ad altri 4 imitatori scelti in tutta Italia per la realizzazione di un videoclip dal titolo CLONATO ZERO.

Nel 2015 si sposa e nel 2017 diventa papà.

Nel 2017 inizia la collaborazione di esclusiva nazionale con la JAM for LIVE agenzia accreditata di Milano che riconosce la professionalità dello spettacolo ICARO.

Questa collaborazione permetterà ad ICARO di farsi conoscere dalla Toscana sino ai confini d’Italia.

Nel 2021 incontra lo stilista Gianfranco Venturi con il quale inizia una collaborazione e che lo porterà a conoscere lo storico costumista di Zero: Gabriele Mayer che riconosce nella performance eseguita da Roberto uno show al quale manca quella presunzione tipica di chi offre un omaggio all’artista, di volersi sostituire all’originale.

Decide così di omaggiare l’amicizia con Roberto disegnando per ICARO un costume di scena e che Roberto indossa in tour tutt’oggi.

Angela Amendola

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

La mia ode al caffè

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