Leopardi…Pisa sì, Roma no: il poeta come tour operator

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Leopardi…Pisa, no, Roma, sì:

il poeta-tour operator

Di Leopardi tutto possiamo dire tranne che qualificarlo come “viator”: difficile per lui fare una dissertazione odeporica, benché i suoi versi ci facciano viaggiare sui binari dell’Infinito. Un diario di bordo cronologico, tuttavia, possiamo stenderlo:

  • Spoleto, Albergo della Posta (corso Garibaldi), 17 novembre 1822.
  • Palazzo Antici Mattei (Roma, via Michelangelo Caetani), dove fu ospite dal 23 novembre 1822 alla fine d’aprile 1823.
  • Roma, tomba del Tasso in Sant’Onofrio al Gianicolo, “uno dei posti più belli della terra, in mezzo agli aranci e ai lecci”.
  • Bologna (“ospitalissima”), convento di San Francesco (Piazza Malpighi), primo soggiorno bolognese (17-26 luglio 1825).
  • Casa Badini (29 settembre-3 novembre 1826), vicino al teatro del Corso (oggi via Santo Stefano, 33) a Bologna (“tutto è bello, e niente magnifico”).
  • Locanda della Pace, via del Corso, a Bologna (26 aprile-20 giugno 1827).
  • Casa dell’editore Anton Fortunato Stella (1757-1833), vicino al Teatro Alla Scala a Milano (“veramente insociale”) 30 luglio-26 novembre 1825.
  • Ravenna (“qui si vive quietissimi”), ospite del marchese Antonio Cavalli (agosto 1826).
  • Firenze, “sporchissima e fetidissima città”, Locanda della Fonte, nei pressi del mercato del grano e di Palazzo Vecchio (21 giugno 1827 e giorni successivi).
  • Casa delle sorelle Busdraghi, via del Fosso (poi via Verdi), Firenze (giugno-novembre 1827).
  • Palazzo Buondelmonti, abitazione di Giovan Pietro Viesseux a Firenze.
  • Pisa (“una beatitudine”), via Fagiuoli (casa Soderini), 9 novembre 1827-8 giugno 1828.
  • Il Lungarno pisano (“spettacolo così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente, che innamora”).
  • “Una certa strada deliziosa” da lui battezzata “Via delle Rimembranze”, dove va a passeggiare a Pisa (lettera a Paolina Leopardi del 25 febbraio 1828).
  • Roma (“città oziosa, dissipata, senza metodo”), via dei Condotti 81 (“spendo qui un abisso”), con Antonio Ranieri, da ottobre 1831 a marzo 1832.
  • Napoli, piazza Ferdinando; poi Strada nuova di Santa Maria Ognibene (casa Cammarota); ed infine vico Pero (tre appartamenti affittati con Ranieri e la sorella di lui Paolina).
  • Villa Ferrigni, detta Villa delle Ginestre, a Torre del Greco, alle pendici dello “sterminator Vesevo”.

Detto ciò, mi fermo solo a qualche sua riflessione: se fosse stato un tour operator avrebbe consigliato o sconsigliato alcune destinazioni turistiche, mi vien da dire. Seguitemi…

Nel suo Zibaldone è lui a dire espressamente: «Andato a Roma, la necessità di conviver cogli uomini, di versarmi al di fuori, di agire, di viver esternamente, mi rese stupido, inetto, morto internamente. Divenni affatto privo e incapace di azione e di vita interna, senza perciò divenir più atto all’esterna. […] divenuto così inetto all’interno come all’esterno, perdetti quasi affatto ogni opinione di me medesimo, ed ogni speranza di riuscita nel mondo e di far frutto alcuno nella mia vita». Insomma, salvo sporadiche situazioni, è asfittico il periodo trascorso a Roma (dove tra l’altro ritornò ancora, qualche anno dopo, nell’ottobre del 1831 in compagnia dell’amico Antonio Ranieri). Questa città che non finisce mai, si permette di aggiungere, quasi imbronciato, nella celebre missiva scritta il 5 dicembre del 1831 ed indirizzata a Fanny Targioni Tozzetti.

Non si pensi che il Recanatese soffrisse ovunque: Antonio Tabucchi nel volume Viaggi e altri Viaggi (Feltrinelli) dedica alcune pagine al soggiorno del Poeta nella città di Pisa avvenuto fra l’autunno del 1827 e l’estate del 1828. Nel capitolo “Pisa. Dove Leopardi rinacque” è detto: «Pisa fu cara a Leopardi, e la città gli riservò una calda ospitalità»; tutto lo aveva incantato di Pisa, la schiettezza delle persone, l’ambiente cosmopolita, l’antica università. Come racconta questo grande saggista e romanziere il Poeta «a Pisa sentì il cuore battere di nuovo e le emozioni che tornavano […] rinacque a nuova vita, quella “vita del cuore”, come lui la chiamò, che conduce alle sue composizioni poetiche più mirabili. A Pisa scrisse A Silvia e Il risorgimento, perché fu ben consapevole del proprio risorgere».

La Torre pendente mi sa che “rimembra ancora”…

Francesco Polopoli

In foto A. Ferrazzi, Ritratto di Giacomo Leopardi, 1820 circa

Per l’immagine la fonte è quella di seguito riportata :https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi

Clicca qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Marzo ed il Buon Pastore: a Lamezia i mesi animano le storie antiche

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