Leonardo a Milano

166197

Il 15 aprile del 1492 nasceva ad Anchiano, presso Vinci colui che è stato giudicato l’ingegno più multiforme del Rinascimento e forse di tutti i tempi. Leonardo era figlio illegittimo di una contadina di nome Caterina e di un giovane notaio, Ser Pietro, che sposatesi una prima volta e rimasto senza prole, prese con sé il piccolo, senza peraltro mai legittimarlo, e rimasto vedovo, lo condusse nel 1469 a Firenze con la nuova famiglia, composta dalla seconda moglie, dalla vecchia madre e dalla balia.

Fu in questo contesto che Leonardo iniziò gli studi, dedicandosi all’apprendimento di molte discipline: lettere, matematica, musica, biologia, ma soprattutto disegnando e dipingendo tutto ciò che gli capitava di vedere attorno a sé.

Sarà il padre a portare alcuni di questi disegni di Leonardo al Verrocchio, famoso scultore e pittore del tempo, il quale, entusiasta accolse il giovane nella sua bottega, frequentata da discepoli quali, il Botticelli, il Peruginoe Lorenzo di Credi. L’abilità artistica di Leonardo è già testimoniata, in questo periodo, dall’opera “Battesimo di Cristo”, attribuita da tempo al Verrocchio e ultimamente, da alcuni critici quali il Ragghianti, al Botticelli, dove Leonardo dipinse l’angelo reggi-tunica, inginocchiato sul lato sinistro del quadro, su uno sfondo di valle solcata dai fiumi.

Ben presto egli deciderà di vivere da solo, per desiderio di quiete e di concentrazione, ma come amministratore delle sue poche sostanze, fu un fallimento tanto che spesso, soffrì la fame, vivendo in condizioni miserevoli, in quella Firenze, troppo ricolma di artisti.

Sarà il padre ad aiutarlo di nuovo, chiedendo nel 1478 a Lorenzo il Magnifico che venisse affidato al giovane qualche proficuo lavoro di pittura. Purtroppo la commissione di dipingere una tavola per la Cappella di S. Bernardo nel Palazzo della Signoria, precedentemente affidata al Pollaiolo, non sarà mai portata a termine da Leonardo.

Questo lasciare un’opera incompleta, che sarà una caratteristica di molte opere leonardesche, era insito nel suo carattere fin da giovanissimo e ciò, si può spiegare, oltre che con il bisogno di voler intraprendere sempre nuove esperienze e campi d’indagine, con l’esuberante ricchezza fantastica della mente leonardesca, sempre pronta ad imboccare vie non sperimentare o a seguire il vorticoso cammino della sua creatività.

Vennero gli anni della Congiura de’ Pazzi, periodo di ode, di violenze, di morti, durante il quale, Leonardo ebbe qualche commissione ma quando la eseguì, fu controvoglia, amareggiato da quest’aria fiorentina colma di tensioni di ogni genere. Per il Monastero di Sano Donato a Scopeto, oltre all’orologio, accettò una commissione dai frati per una “Adorazione dei Magi”, che lasciò incompiuta a causa della sua partenza per Milano.

Leonardo non sentì mai un vero attaccamento verso Firenze anche se, ci sembra di poter sostenere che, se le ascendenze intellettuali ed artistiche hanno un’incidenza, sia legittimo definirlo “figlio” di Firenze. È proprio a Firenze, nell’ultimo quarto di secolo, ad esempio, che nasce un irresistibile impulso al naturalismo, attinto dai dipinti nederlandesi (ricordiamo la celebre pala di Hugo Van Der Goes), naturalismo che Leonardo conosce e ricalca, in maniera personale, nelle sue prove pittoriche fiorentine, soprattutto nell’ Annunciazione degli Uffizi.

Nella corte fiorentina, divenuta ad opera del Magnifico, la più splendida d’Italia, per raffinata cultura e per grandiose espressioni artistiche, di era sviluppato nella seconda metà del secolo, quell’importante movimento letterario e filosofico: “il neoplatonismo” di Marsilio Ficino e Pico della Mirandola a cui aderirono pittori, scultori, oltre che filosofi e letterati.

La cultura neoplatonica si fondeva sull’ideale del “bello”, un bello spirituale  e morale che richiamandosi all’antico, trascendentesse la realtà nell’assoluta purezza e nell’armonia delle forme. Tuttavia Leonardo è l’unico artista della cerchia che non accetta di far rivivere il passato, il classico: per lui “bello” è ciò che riproduce, nel senso più vicino all’esperienza, le molteplici forme della natura. Un bello dunque, che non ha una forma costante, ma muta continuamente come gli aspetti stessi della natura, a secondo della luce, dell’ora, e dell’ispirazione del momento.

Il suo amore per la natura, le sue multiformi esperienze di scienziato, indagatore della ragione profonda delle cose, fanno sì che lo sguardo del pittore sia rivolto al reale, a ricercare cioè, attraverso uno studio minuzioso ed attento, le leggi che regolano l’eterno “divenire”. Leonardo sentirà sempre nella sua vita di scienziato e di artista, il “richiamo” fascinoso della “natura naturaris”, il desiderio di penetrare i suoi reconditi segreti, ma egli avrà soprattutto come pittore la capacità di trasferire sulla tela le immagini della natura, conservando loro la stessa vibrante vitalità che andava scoprendo come scienziato.

Pittore dunque, che del suo dipingere fa prima di tutto uno strumento di conoscenza intera e sensibile dell’oggetto da rappresentare ed in questa nuova concessione di Leonardo, si fa palese il suo distacco critico dalla civiltà figurativa quattrocentesca.

                                                      continua …

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here