L’economia secondo Francesco

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L’economia secondo Francesco

(francescoeconomy.org)

Appena concluso ad Assisi in modalità on-line “The Economy of Francesco”, l’appuntamento voluto dal Papa a cui hanno preso parte numerosi giovani fra economisti ed imprenditori.

È al loro entusiasmo, alla loro fantasia e creatività che Papa Francesco ha guardato per rilanciare una sfida nuova, grande e impegnativa: “restituire un’anima all’economia”.

La pandemia da Covid-19, che ha fatto slittare l’evento da marzo a novembre, ha reso urgente ripensare in chiave solidale i futuri modelli economici.

La chiave del futuro è infatti nelle mani dei giovani, nel loro vedere senza pregiudizi a un domani che sia naturale speranza non calcolo matematico, interesse o, peggio, speculazione.

Chiaro il messaggio del Papa che ha convocato economisti, imprenditori, ricercatori, attivisti,… under 35 ai quali chiedere di praticare un’economia diversa, capace di far vivere e non uccidere, includere e non escludere, umanizzare e non disumanizzare, si prenda cura del creato e non lo depredi.

Una chiamata alla quale hanno risposto da tutto il mondo.

Dalla Guyana, dove c’è chi difende i diritti delle culture indigene sapendo che da lì passa il progresso, dai giovani del Sud Africa che guardano ai bisogni dei poveri perché è nella lotta alle disuguaglianze che si costruisce la fraternità, dall’Uganda dove, investendo nel microcredito, si conquista il diritto di far sentire la propria voce e di far crescere così una società più inclusiva e attenta alle donne.

C’è l’Argentina di Papa Francesco con una fabbrica di cioccolatini che guarda al bene degli operai più che al profitto.

Oltre tremila le candidature arrivate da 120 Paesi: studenti, dottorandi, ricercatori, imprenditori di start-up, i cosiddetti “changemakers”, coloro che sono capaci di affrontare i cambiamenti in modo creativo con un forte impatto sociale e quindi, in questo caso, promotori di attività economiche che mirano al bene comune.

Duemila, alla fine, i giovani (56% uomini e 44% donne) che hanno preso parte a “The Economy of Francesco”.

Casa non a caso” dell’evento è stata Assisi, dove San Francesco si spogliò della sua ricchezza, gesto spettacolare e profetico, un atto di vera e propria fondazione di un’economia alternativa.

Alla vigilia dell’incontro è stato diffuso un documento dal titolo significativo e provocatorio: “Ma io cosa posso fare?” che raccoglie esperienze concrete vissute nei cinque continenti sulle quali riflettere e dalle quali trarre ispirazione per iniziare a cambiare questa economia “perché – si legge – tutti siamo ‘attori economici’, attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno, a volte liberamente, a volte spinti dalla necessità”.

Spazio poi al dialogo e al confronto tra i giovani intervenuti ed alcuni importanti nomi come, tra gli altri, Jeffrey Sacks, direttore del Centro di Sviluppo Sostenibile alla Columbia University o il premio Nobel Muhammad Yunus più volte definito “il banchiere dei poveri”, fondatore in Bangladesh della “Grameen Bank”, che eroga microcrediti alle persone indigenti per l’avvio di attività imprenditoriali.

E ancora Vandana Shiva, insignita nel 1993 del “Right Livelihood Award”, un riconoscimento che viene assegnato a chi si distingue nella promozione di una società migliore e un’economia più giusta, l’economista inglese Kate Raworth, che ha elaborato una sua teoria – “economia della ciambella” – che individua il conseguimento di condizioni economiche migliori attraverso l’appianamento delle diseguaglianze e nel pieno rispetto delle risorse del pianeta.

Ospiti di “The Economy of Francesco” infine Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e molti altri esperti, come la Professoressa canadese Jennifer Nedelsky, di cui è famoso il motto: “Lavoro part-time per tutti, attività di cura per tutti”, cuore della sua filosofia, Suor Cécile Renouard, autrice di numerosi libri sulla responsabilità etica delle imprese, fondatrice di “Campus de la Transition”, una istituzione accademica francese che promuove nuovi modi di affrontare le sfide del nostro tempo come ad esempio il riscaldamento globale, ponendo attenzione alle risorse, al loro consumo e alla loro gestione.

Importanti i contributi dell’economista Suor Alessandra Smerilli e di Padre Paolo Benanti, francescano che da sempre si occupa di etica, bioetica ed etica delle tecnologie.

Papa Francesco è intervenuto sabato scorso con un videomessaggio a conclusione di un incontro destinato a riaccendere i riflettori nell’autunno 2021, con l’augurio che in quella circostanza sarà possibile partecipare tutti di persona.

“Il mondo ha bisogno della creatività e dell’amore dei giovani che come artigiani sono chiamati a tessere l’Economia di Francesco, fra il già e il non ancora”.

Veri artigiani ai quali il Papa ha guardato, confidando nel desiderio “di un avvenire bello e gioioso”, nel loro essere “profezia di un’economia attenta alla persona e all’ambiente”.

“Carissimi giovani, io so che voi siete capaci di ascoltare col cuore le grida sempre più angoscianti della Terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto e di responsabilità, cioè di qualcuno che ‘risponda’ e non si volga dall’altra parte. Se ascoltate il vostro cuore, vi sentirete portatori di una cultura coraggiosa e non avrete paura di rischiare e di impegnarvi nella costruzione di una nuova società”.

Il Papa chiede ai giovani un “patto” per un nuovo modello economico perché «non possiamo andare avanti in questo modo». Nel video messaggio trasmesso al termine della tre giorni di Assisi, Bergoglio ha tracciato un percorso per la ripresa dopo la pandemia. «Sapete che urge una diversa narrazione economica, urge prendere atto responsabilmente del fatto che l’attuale sistema mondiale è insostenibile».

È il tempo per osare nuovi modelli di sviluppo!

«Siete chiamati a incidere concretamente nelle vostre città e università, nel lavoro e nel sindacato, nelle imprese e nei movimenti, negli uffici pubblici e privati», ha detto il Papa.

E poi: «È tempo, cari giovani economisti, imprenditori, lavoratori e dirigenti d’azienda, è tempo di osare il rischio di favorire e stimolare modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi» siano protagonisti.

«Niente scorciatoie, siate lievito… non siamo condannati al profitto immediato».

«Non siamo condannati a modelli economici che concentrino il loro interesse immediato sui profitti come unità di misura e sulla ricerca di politiche pubbliche simili che ignorano il proprio costo umano, sociale e ambientale» ha detto il Papa. «Come se potessimo contare su una disponibilità assoluta, illimitata o neutra delle risorse. No, non siamo costretti a continuare ad ammettere e tollerare in silenzio nei nostri comportamenti che alcuni si sentano più umani di altri, come se fossero nati con maggiori diritti».

«Non si progredisce con la calunnia» l’’invito forte di Francesco.

«Com’è difficile progredire verso soluzioni reali quando si è calunniato e screditato l’interlocutore che non la pensa come noi! Questo screditare, calunniare o decontestualizzare l’interlocutore che non la pensa come noi è un modo di difendersi codardamente dalle decisioni che io dovrei assumere per risolvere tanti problemi».

ll Papa ha infine lanciato ai giovani un forte appello affinché si impegnino in prima persona: «O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra». La gravità della situazione attuale, «che la pandemia del Covid ha fatto risaltare ancora di più, esige una responsabile presa di coscienza di tutti gli attori sociali, di tutti noi, tra i quali primi fra tutti proprio voi».

E come non essere d’accordo?

Da oggi in avanti, a quarant’anni dal terribile terremoto dell’Irpinia e delle ferite dei “tanti terremoti ancora in attesa di ricostruzione”, spazio quindi alla creatività, all’onestà, al rispetto, alla competenza, al talento ed alla trasparenza…

Clicca sul link qui di seguito per leggere i miei articoli precedenti:

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