Qualche sera fa, la tivvú ha mandato in onda il film “Amore mio aiutami” di Alberto Sordi e Monica Vitti, film che non ricordavo e che ho rivisto con piacere.

Il film mi ha lasciato l’amaro in bocca, perchè mi ha fatto riflettere sui personaggi interpretati dagli attori e sulle diverse sfaccettature che può assumere l’amore.

Il protagonista era un uomo innamorato oltre ogni limite della sua compagna, tanto che ne accondiscendeva ogni desiderio, anche quello illogico di intrattenere una relazione con un altro individuo.

E tutto ciò in contrasto alle ordinarie norme di fedeltà che l’amore, quando è vero, fa nascere senza forzature fra due coniugi.

Ebbene, il protagonista Giovanni è il vero innamorato in questa storia, fino a giungere al sacrificio estremo che si concretizza nell’abbandono del tanto amato partner all’altro uomo.

La donna da lui amata, manifestando una personalità psicologicamente labile e dubbia, considera un menage a trois come contesto più che naturale dell’amore.

Ma chi ama di più in questo rapporto a tre venutosi a creare?

Questa è la domanda che mi sono posta alla fine della proiezione del film, tra i tre chi ama di più ?

Quale sentimento manifestato da loro può considerarsi il vero amore?

È chiaro che il “terzo incomodo” abbia intrapreso il rapporto con la moglie del protagonista solo in virtù dell’attrazione che ella gli aveva dimostrato di avere, ma anche del consenso larvatamente coltivato e attuato dal marito.

Lei che è forse la più confusa per quanto riguarda il vero amore, è preda delle sue sensazioni, emozioni, e rimanda ad una figura femminile perciò molto instabile.

La donna dovrà sperimentare varie forme dell’amore per poi giungere (ammesso che vi riesca, visto che nel menage chiede al marito di continuare a vivere insieme e nonostante tutto, la loro relazione) all’amore, quello più completo.

Il suo concetto di amore è discutibile, quindi il vero amore è quello di Giovanni il marito?

Sotto un certo punto di vista, si potrebbe considerare amore tutto ciò che porta al sacrificio di se stesso per l’altro.

Ma in un vero rapporto d’amore, non univoco, va tutto adeguatamente bilanciato.

Mi ha intenerito il ruolo di Sordi che pur essendo un attore comico, riesce a calarsi in ruoli drammatici con maestria indiscussa.

Insieme a lui nel film troviamo Monica Vitti che ben si cala nel personaggio della donna indecisa, svampita e piena di contraddizione, in quella figura femminile che tanto attrae l’uomo.

Dopo di lei solo la Melato è riuscita a districarsi in ruoli femminili particolari come questo.

Possiamo quindi chiederci : quante sfaccettature ha l’amore?
Voi cosa fareste e direste se la vostra metà vi confessasse all’improvviso :
“amore mio aiutami, io amo un altro” !!!

Sono parole che un giorno all’improvviso tuonano nelle orecchie di Giovanni, un marito fedele e premuroso, alle prese con la sbandata amorosa della capricciosa moglie Raffaella.

Dieci anni di matrimonio, un figlio e una vita felice. Da qui in poi dopo le parole dette dalla moglie, arrivano le tante riflessioni di Giovanni, tipo un rapporto sano dovrebbe essere basato sulla sincerità, cosa c’è di tanto delicato che moglie e marito non possano dirsi?

“Mi sono presa una sbandata per un altro!”afferma candidamente e senza problemi Raffaella. Ed ora cosa può fare? Un marito anticonformista e moderno appoggerebbe la moglie in tutto. E allora lui che si sente tale, comincia ad ascoltare ore di racconti su Valerio, l’affascinante e scapolo, fisico del CNR di cui la donna è invaghita, pronto a comprenderla, ad accontentarla e anche a consolarla quando l’uomo sparisce. Giovanni spera che si tratti solo di una sbandata. Ma la situazione è più grave di quanto crede perchè la donna è malata d’amore. E quanto più il suo sentimento non è appagato, più lei somatizza finendo a letto quasi paralizzata.
Ma Giovanni pensa se le moderne teorie sui rapporti di coppia non funzionano, non sarà forse il caso di passare alle maniere forti? Arrivano quindi le botte che danno libero sfogo alla rabbia e alla gelosia repressa, con la celeberrima scena di Sordi furibondo e della Vitti insanguinata, sul lungomare di Ostia.

Ho anche letto dei post su facebook, in cui si condanna la violenza eccessiva, le botte a Monica Vitti sulla spiaggia.

Il film sarebbe per molti diseducativo perché mostra il maschio padrone che usa violenza sulla donna.

Il film è del 1969, un periodo di grandi fermenti culturali il femminismo, il pacifismo, la libertà sessuale, emancipazione della donna. Alberto Sordi di fronte alla moglie che si innamora di un altro uomo, perde tutte le sue sicurezze e i suoi riferimenti.

Si muove quindi tra due eccessi. In un primo momento è comprensivo, in un secondo tempo raggiunge l’esasperazione e arriva a picchiarla. In un terzo momento ritorna a essere comprensivo sfiorando il ridicolo offrendogli il divorzio e un assegno affinchè non chieda nulla di economico al professore. E le cose per un certo periodo sembrano funzionare nuovamente.


Ma basta solo una telefonata a turbare l’equilibrio riconquistato, Valerio desidera vedere Raffaella. Con una scusa, la donna convince il povero marito a portarla in crociera in Spagna. Un periodo di riposo è quello che ci vuole.

In realtà nella stessa crociera si trova anche il fisico. Questa volta Raffaella appagherà il suo inguaribile amore, consumando il tradimento. La pazienza di Giovanni crolla, accortosi del tradimento tenta il suicidio, salvandosi per miracolo dopo la lavanda gastrica.

La prima scena del film mostra il quadretto della coppia felice, con la moglie premurosa che porta la colazione a letto al marito. Un inizio in contrasto con il proseguimento del film che indaga le diverse sfumature dei sentimenti della coppia con Giovanni, marito paziente e innamorato, pronto a sopportare in modo stoico l’agonia di un sentimento che non c’era più da tempo.

E Raffaella, donna insicura come una ragazzina alle prese col primo amore, tanto da desiderare quasi l’approvazione del marito, è incapace di staccarsi dalle braccia sicure di Giovanni per gettarsi in quelle dell’ignoto nuovo futuro.

Le atmosfere del film che sono spesso surreali possono destare il sorriso, l’epilogo invece è amaro e patetico. Un uomo, solo e sconsolato, per le strade di una città spagnola, si appresta a tornare a Roma dopo aver ancora una volta aiutato l’incontentabile Raffaella.

Una storia di tradimento, di botte, ma anche di un grande amore, sebbene ormai unilaterale. La storia descritta mi ha riportato ad alcune canzoni dove si parla dei sacrifici amorosi e dei diversi modi di intendere l’amore: La ballata dell’amore cieco di Fabrizio De André e Stranamore di Roberto Vecchioni, in cui ci si sacrifica fino alla morte credendo di vivere un vero sentimento amoroso.

Angela Amendola

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