LA STANZA DELLE MERAVIGLIE
di Todd Haines con Julianne Moore, Millicent Simmonds, Oakes Fegley, Michelle Williams
Presentato al concorso di Cannes del 2017 il primo film di Todd Haines (regista di “Carol”) sull’infanzia, disponibile in streaming su Prime Video, non è in realtà una pellicola pensata esclusivamente per i bambini quanto piuttosto abbraccia un pubblico vario.
La storia si sviluppa su due piani: da un lato il racconto in bianco e nero della piccola Rose, sorda dalla nascita, che nel 1927 intraprende un lungo viaggio fino a New York per fuggire da un padre troppo severo e ritrovare una madre da sempre assente; dall’altro lato, nel 1977 il giovane Ben, divenuto sordo in seguito ad un incidente, fugge verso New York per ritrovare il padre dopo la morte della mamma.
Tratto dall’omonimo romanzo di Brian Selznick, (autore del premiato “Ugo Cabret” di Scorsese), il film è dunque un duplice viaggio, sviluppato su due binari, apparentemente separati perché di due diverse epoche storiche, ma legati da una misteriosa verità.
Viaggi paralleli, in cui il tema dominante è la sordità, un tema poco curato e affrontato a Hollywood.
Haynes dipinge la condizione dei due ragazzini in un modo personale e molto efficace; la parte in bianco e nero è gestita come fosse un film muto, con una colonna sonora efficace nel sottolineare stati d’animo e sensazioni, mentre la seconda parte è volutamente sgargiante dei colori degli anni settanta, in una New York caotica e molto musicale.
Haynes sopperisce alla mancanza di eccessivo dialogo con una regia molto centrata sulla fotografia: il modo migliore per rendere sul serio allo spettatore la realtà della condizione dei due bambini era quello di usare il silenzio, di immergere al meglio chi guarda il film nella realtà dell’assenza del suono: immagini, effetti visivi, recitazione e scenografia sono curati nel dettaglio con una interpretazione dei due protagonisti veramente ineccepibile.
La giovane Millicent Simmonds, realmente audiolesa, (già protagonista di altri film per il grande schermo) ha contribuito ad accentuare la verosimiglianza di una storia in cui era necessaria una rappresentazione realistica della dimensione silenziosa dei protagonisti, e il suono, l’uso della cinepresa, è stato importante per creare il giusto pathos.
Fino al finale in cui si trova spiegazione al mistero del legame tra le due storie. Cinema ben confezionato, cinema di emozioni.
Sandra Orlando
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