La Sanità torni ad essere SSN

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in virtuale

con l’animo dell’Italia

Sin dalla nascita delle Regioni ho sempre sostenuto che le stesse avrebbero dovuto avere solo e soltanto compiti di programmazione e non di gestione.

Motivo?

Le logiche clientelari della gestione, con il passare del tempo, sarebbero state il tarlo della buona politica e avrebbero messo a soqquadro settori vitali ed essenziali quali la sanità.

E così è stato.

Non si possono fare troppe cose insieme, si correrebbe il rischio di mettere a tavola il “classico ciambotto” di pesce non utilizzando le giuste tipologie di pesce.

E oggi con il COVID-19 è quello che è avvenuto e sta avvenendo tra le diverse Regioni e lo Stato rivelatosi non capace di dare una linea unitaria per la sfrenata voglia di protagonismo di alcuni Presidenti o Governatori.

Ora c’è solo da augurarsi che, dopo questa tremenda sberla (un vero e proprio uppercut da k.o.), presa dalla sanità regionalizzata italiana, ci si decida, lo deciderà comunque l’elettorato, a dare pieni poteri allo Stato in modo che il Servizio Sanitario Nazionale abbia una organizzazione e un funzionamento uniforme sull’intero territorio italiano.

Non si può avere una sanità pugliese, una sanità sicula, una sanità piemontese e via dicendo…

Il diritto alla salute non può cambiare a seconda dell’area geografica… anche perché le pandemie o i virus non hanno confini.

La Sanità torni ad essere davvero SSN ovvero Servizio Sanitario Nazionale!

E, a proposito di aree geografiche, continua il nostro viaggio alla ricerca di emozioni, opinioni, pensieri per scrutare sempre più nell’animo del nostro Paese…

Elisabetta Pandolfino di Messina, 39 anni, fotografa

Il piacere dell’attesa è il gioco delle parti: fantasia che ognuno possiede e che può elargire mondi sconfinati, ove il “tutto” diventa possibile.

Il “tutto” è una turbina di emozioni, che si trasformano in energia positiva, nutrimento per l’anima.

Il piacere dell’attesa è la scoperta di noi e di chi abbiamo davanti: immaginare gli occhi, il volto di una persona che non vediamo da tempo, la voglia di accarezzare quel volto per assaporare i profumi.

“Il piacere dell’attesa” è tornare bambini, per giocare “al gioco” dell’amore… in ogni sua forma: l’amore è fonte inesauribile di felicità.

“Il piacere dell’attesa” è… tutto ciò che sarà… dopo questo tempo, interminabile… Dove l’artista, chiuso nel suo mondo, riesce a vivere  questo tempo, quest’attesa, per trasformare, creare e, dunque, donare.

“Il piacere dell’attesa” aumenta la voglia di viversi, per raccontarsi le proprie vicissitudini di vita e quella ancora da vivere, per potersi abbracciare ancora .

Giuseppe Grande di Bari, 69 anni, pensionato o, meglio, dipendente Inps a tempo indeterminato.

Ingiustificabile il ritardo con cui ci si è decisi ad affrontare il problema.

Si può discutere sui provvedimenti di limitazione di attività ed esercizi nonché sulle restrizioni imposte alla mobilità individuale.

Ma sentire che ancora oggi abbiamo problemi di approvvigionamento di mascherine, DPI e attrezzature tecnologiche negli ospedali, specialmente qui al Sud, davvero non è sopportabile.

Sentire di una fornitura di mascherine ferma da giorni per un timbro dell’ISS, sentire di decine di variazioni del modulo di autocertificazione, sentire di bimbi che possono fare brevi passeggiate con uno dei genitori e la smentita del giorno dopo che parla solo di bimbi problematici, affetti da autismo, mi fa davvero arrabbiare.

Giorni fa parlavo telefonicamente con un amico, medico di medicina generale, e gli chiedevo come stesse andando.

Risposta: carenze in ogni settore, totale impreparazione ad affrontare focolai seri.

In compenso, tonnellate di circolari, perché le carte devono camminare ed essere a posto.

E adesso si aggiunge l’Europa e il MES.

Non so se altri saprebbero fare meglio, ma l’attuale classe dirigente è davvero scarsa.
Ciao…

Scasso Adelina di Albisola Superiore, Savona, 75 anni, pensionata

Non Spengo La Luce… Mai

Nei giorni tutti uguali

ascolto numeri e discorsi che cambiano,

ma non per questo sono meno tragici.

Ne colgo tutto il senso

ed è un pugno al cuore

che percuote la mente

e zampilla come fonte su spazi vissuti

dietro ad una finestra ad attendere:

un volto conosciuto che passa a distanza,

un rumore che irrompe fastidioso

in un silenzio ormai consueto,

che assorbe un paesaggio surreale,

dove solo la natura, incurante,

rinasce in una primavera di profumi

che arrivano più intesi alle narici.

Una pellicola a colori riavvolge pensieri di giorni

in bellezza e gioia,

musica si diffonde tra mura domestiche,

io mi muovo,

assaporo quello spazio lento per creare cose nuove,

che mai avrei fatto,

ma ora tutto diventa importante

e scelgo sempre la serenità

nel vivere quella briciola di normalità.

In attesa del ritorno,

tutto dipende da me,

è una promessa di felicità,

non spengo la luce… mai!

Sergio Figlioli di Palermo, 57 anni, giornalista.

Grazie al cielo si chiama anche amore.

Piccoli, straordinariamente vulnerabili, uomini. Uomini del nostro tempo, gladiatori in una grande arena dentro la quale contano ancora le vittorie, dentro cui lottano contro la paura di un infausto destino che li chiama a turno al loro ruolo di combattenti. Uomini, rapiti da una vita che non si ferma ed accetta la sfida, che a muso duro va all’attacco e, poi, si difende, che indietreggia e, poi, sferra un colpo.

Piccoli e tutti eguali, padri della nostra Era e figli del passato.

Uomini che si riconoscono con gli stessi occhi, la stessa pelle ed una fervida speranza che sorpassa il gesto debole di una resa, il volto in agguato di una invisibile malattia, la futile e malsana corsa all’abbondanza.

Tutti, nessuno escluso, testimoni della sacralità di nobili gesti, dell’umiltà di una condivisione comune che stempera la profana voce di un assoluto che intraprende la dialettica di un confronto.

Insieme, come mai, in un girotondo che li vuole protagonisti, inventori di nuovi costumi, fabbricanti di incantevoli castelli laddove una nuova fiaba possa riuscirsi a raccontare.

Immenso e tutto ad un tratto gregge smarrito di un pastore che è sempre lo stesso Dio, che abbandona e fa ritorno.

Mariagrazia Vallescura di Silvi Marina, Teramo, 50 anni

Mi sono chiesta cosa di più crudele e paradossale esista dell’attesa illusoria che si presenti qualcuno, che accada qualcosa, una qualsiasi purché dia una spiegazione un senso a quell’aspettazione, a quella sensazione di inermità. Siamo arrivati forse a quel capolinea in cui la nostra esistenza si deve obbligatoriamente fermare, quel punto di non ritorno dal quale e per il quale tutto dovrà finire per poi ricominciare? Quante volte ci ripeteremo le solite cose come una litania simile al “niente da fare” di aspettando Godot per comprendere che, forse, la nostra esistenza era già un deserto incomprensibile dentro al quale cercavamo ciò che in realtà avevamo da tempo sotto i nostri occhi ma non lo vedevamo

Ramya Nuk di Palermo, musicista, compositrice e cantante di Nuclearte, sua band storica.

E dopo il pianto, dopo la rabbia per una vita che finisce così in fretta, prematuramente, dopo il disorientamento e il senso di impotenza, adesso è silenzio. Silenzio che occupa quello spazio vuoto che hai lasciato, silenzio dentro e fuori di me.
Non ho voluto e potuto vedere il tuo corpo privo dell’energia vitale e di quel sorriso che ti ha sempre caratterizzato, e mentre tanta gente stamattina è venuta a darti l’ultimo saluto, io ho guardato le tue fotografie, ho scrutato il cielo nella speranza di scorgervi un tuo segnale, anche una sola piccola nuvola che disegnasse il tuo sorriso inimitabile e unico.

Sei tanto, tanto amato da tanta gente mio caro Tommy! Hai seminato amore, onestà e lealtà, allegria, fantasia, creatività! Trascorrere del tempo con te era quasi una terapia contro il grigio della vita perché tu eri capace di ridare colore anche alle pareti più stinte dei cuori più stanchi.

C’è davvero un sofferente stato di lutto quando si perde un amico affidabile e dolce come te.

Io lo so che in altra “forma” esisti ancora, ma in questo momento non mi basta!

Non mi basta a rompere questo silenzio che ho dentro, e questa giornata luminosa di sole mi sembra soltanto un grande controsenso.

Il dolore ci fa vedere tutto in maniera diversa.

Ciao, Tommy Tommy…

Parole scritte per Tommaso Caporrimo, attore palermitano, deceduto il 3 Aprile u.s.

Angela Picciallo di Gravina di Puglia, 44 anni, OSS disoccupata.

Ci sarebbe tanto da dire…su tutti i campi.

Partendo dalla creazione, ogni cosa è stata creata, e perfetta, dalla mano divina. Purtroppo l’uomo con il suo progresso e la tecnologia pensava di migliorare il mondo ma, ahimè, lo ha distrutto un po’ alla volta.

Inquinamento, radioattività e tant’ altro ci stanno distruggendo, veniamo attaccati ogni anno da virus sempre più potenti perché troppo inquinamento.

Pensiamo all’aria che respiriamo e ci iniettiamo nei nostri polmoni: spazzatura e smog.

Secondo me Dio e la natura dovevano pur far qualcosa: hanno fermato ogni cosa! Violenza, lussuria, egoismo, pedofilia, omicidi, etc.

Tutto questo per quanto riguarda l’uomo!

Mentre la natura ha detto basta all’inquinamento delle acque, delle terre e della vegetazione!

Per non parlare delle estinzioni di tutti gli animali creati da Dio!

Quindi STOP!

E quando ripartiremo, e Dio lo sa, se vorremo vivere liberi e felici su questa terra, non dovremo ricadere più nelle brutture avvenute.

Tommaso Bertolino di Castelvetrano, Trapani, 54 anni, architetto

“Migliaia di vittime in un sistema sanitario al collasso”: tra teorie contrastanti, messaggi confusionali e “logiche di orticello”, l’unico dato certo da prendere come vero è quello di una sanità pubblica al collasso.

Dati recenti ci restituiscono un quadro complessivo della situazione italiana in cui il numero dei contagiati avrebbe già superato 1 milione e 200 mila persone con 75 mila morti.

In un’Italia che pare aver preso coscienza, (come i gamberi), del pericolo, l’unica cosa che più conta, rispetto ad ogni altra decisione, è quella di mettere le “carte” a posto.

Ma questo non è tempo di dettagli!

Gli effetti prodotti dall’emergenza sanitaria andrebbero invece considerati nell’ottica e con la consapevolezza che non sempre le scelte strategiche vanno nella giusta direzione.

E come spesso accade, anche questa volta a pagarne le conseguenze è stata la gente che è morta, i medici e gli operatori del settore sanitario allo stremo e l’intero sistema produttivo ormai privo della necessaria liquidità per rimettere in piedi le loro attività e per far fronte al pagamento dei salari ai lavoratori dipendenti.

E, allora, la corsa ai tagli alla sanità che non bisognava fare, come e quanto hanno influito sull’emergenza sanitaria che oggi l’Italia cerca disperatamente di fronteggiare?

ll nostro Paese ha dimezzato i posti letto per terapia intensiva e casi gravi e non ha, negli ultimi 15 anni, effettuato i dovuti investimenti e potenziato il personale sanitario.

Occorre ancora ricordare che la sanità pubblica nazionale ha perso, tra il 2009 e il 2017, oltre 46 mila unità di personale dipendente senza più procedere a nuove assunzioni.

Cifre che, da sole, fanno comprendere del perché gli ospedali e i ”pronto soccorso” potrebbero non essere in grado di reggere la diffusione dell’epidemia, specie nelle regioni del centro e del sud, sempre meno attrezzate e con carenza di personale.

Dopo SARS e influenza aviaria anche l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) aveva raccomandato l’Italia di predisporre un Piano di prevenzione e risposta alle pandemie.

L’Italia lo avrà fatto?

Forse nemmeno sulla carta, considerato l’elevato numero di decessi e di contagiati oltre alle carenze organizzative e strutturali registratesi in tutto il Paese che vanno dalla:

1) mancata formazione degli operatori sanitari;

2) inosservanza delle disposizioni dettate dalla comunità europea;

3) insufficienza di posti letto per le terapie intensive;

4) carenza di attrezzature e di D.P.I. nelle strutture sanitarie per mancanza di risorse, fino allo sperpero di denaro pubblico per la costruzione di opere ospedaliere incompiute ancor oggi, abbandonate e mai messe in funzione.

Non v’è dubbio che l’inaspettata emergenza sanitaria, che ha messo in ginocchio il nostro Paese, dovrebbe far riflettere l’intera classe politica sulle scelte effettuate in materia di politiche economiche per ri-organizzare un più efficiente ed avanzato modello sanitario che già nel passato era stato annoverato tra i migliori in Europa e al mondo.

Non riesco ad immaginare se e come cambieranno le abitudini degli italiani ma spero tanto che questa triste pagina di storia possa in qualche modo essere da monito a quanti nell’evocato “cambiamento” avevano riposto grande fiducia!

Se così sarà la preziosa quanto fragile fiducia degli italiani potrebbe finalmente risorgere per l’affermazione e il recupero di quella vera DEMOCRAZIA perduta che nel nome del cambiamento e nello strano avvento di “Rousseau” ha mortificato e continua a mortificare i diritti degli uomini e in particolare di quelli più poveri e più svantaggiati.

Ci siamo addormentati in un mondo, ci sveglieremo presto in un altro!

E ci sveglieremo in un mondo senza Covid-19, perché, come afferma il prof. Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta e tra i fondatori del Patto per la Scienza, nonché tra i medici impegnati in prima linea negli Stati Uniti per lo studio del Covid-19, in una intervista a Giulia Mancinelli per VivereSenigallia “se è vero che il nostro incubo SARS-CoV-2 in queste settimane sta avendo il suo quarto d’ora di notorietà non ha in realtà NESSUNA SPERANZA contro la nostra scienza”.

E aggiunge: “A differenza di HIV – un nemico enormemente più insidioso che in trent’anni ha fatto 35 milioni di morti e per il quale non abbiamo ancora né una cura definitiva né un vaccino, SARS-CoV-2 è un virus incapace di nascondersi (in termini tecnici: di integrarsi nel genoma dell’ospite) e non molto bravo a mutare, quindi rimanendo molto più vulnerabile alla risposta immune dell’ospite.

Per cui, se è purtroppo inevitabile che COVID-19 farà ancora molti morti nelle prossime settimane e forse mesi, è ancora più chiaro che sarà presto sconfitto dalla nostra capacità di studiarlo e neutralizzarlo.

E vivendo immerso a tempo pieno in questa lotta frenetica contro il nuovo virus, in costante contatto con i più grandi esperti al mondo in questo campo, posso raccontare dei notevoli progressi che facciamo quotidianamente.

Progressi di cui sui media si parla abbastanza poco e spesso in modo confuso, mentre si sprecano i titoloni di giornali e TV sulle brutte notizie.

Ogni giorno che passa aumenta la nostra conoscenza del virus, della malattia e dei meccanismi patogenetici (come anche di quelli protettivi).

I test virologici e sierologici per determinare la presenza del virus e lo stato dell’immunità anticorpale diventano sempre più specifici e sensibili.
Si sperimentano di continuo nuovi farmaci antivirali ed al contempo farmaci che bloccano la risposta iper-infiammatoria che è alla base delle più gravi complicanze polmonari.

Si sviluppano anticorpi monoclonali neutralizzanti per uso terapeutico mentre si studia l’effetto curativo del plasma dei pazienti “guariti”.

Diversi candidati vaccini sono testati sui modelli animali e andranno presto in fase clinica.

Il tutto mentre i nostri amici rianimatori, infettivologi, pneumologi etc. diventano sempre più bravi a gestire le complicanze severe di COVID-19.

Posso sembrare un disco rotto a furia di ripetere le stesse cose, ma – credetemi – è la pura verità.

La presenza della SCIENZA è la vera, grande differenza tra oggi ed il 1348 della morte nera, o il 1630 della peste manzoniana, o il 1918 della influenza Spagnola.

La presenza della SCIENZA è il motivo fondamentale per cui SARS-CoV-2 è un virus senza speranza”.

 

… a cura di Vincenzo Fiore

 

 

 

 

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Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

6 COMMENTS

  1. Entrare dentro l’anima della gente, è ciò che Fiore riesce sempre a donare.
    Grazie

  2. Grazie, Vincenzo, per il tuo ” Esprit de finesse” che si occupa dell’uomo, del cuore, dell’istinto e del sentimento.

    • Grazie a te per il tuo contributo in un momento difficile come quello che stiamo vivendo…

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