Quando si parla di ospitalità, è inevitabile che si faccia riferimento ad un popolo straordinario, i Greci.

ξενία è l’antico concetto greco di ospitalità grazie a cui l’ospite, lo straniero, godeva della protezione di Zeus, che per tale motivo era indicato con l’epiteto di ξενίον (protettore di viandanti e garante di ξενία).

L’ospite aveva un’accoglienza speciale: veniva lavato, rifocillato secondo un preciso rito, perché per i Greci accogliere coloro che richiedevano ospitalità, era un dovere.

La permanenza dello straniero dall’ospitante determinava un vincolo sacro, per cui per suggellarlo, avveniva uno scambio di doni, di un oggetto (regalo d’addio), Σύμβολον, che veniva spezzato a metà.

Una parte rimaneva all’ospitante e una parte all’ospite.

Il vincolo di ospitalità veniva tramandato e c’era il dovere di ricambiare l’ospitalità ricevuta.

Infatti il padrone di casa donava un pezzo di pietra o di legno, così se in futuro qualcuno appartenente alla famiglia avesse avuto bisogno di un rifugio, la congiunzione delle due metà della pietra o del legno sarebbe stata la prova che nel passato c’era stato un legame.

La ricomposizione del Σύμβολον attestava il valore sociale e sacrale dell’ospitalità.

Le relazioni umane durature muovevano tutte dalla ξενία, la cui violazione delle norme rappresentava una cosa molto grave.

Addirittura esiste una chiave interpretativa che farebbe risalire alla violazione di ξενία anche la guerra di Troia.

Menelao aveva ospitato Paride, il quale aveva oltraggiato il suddetto vincolo, seducendo la moglie, Elena, e portandola via. Violare la sacralità di ξενία, significava offendere Zeus.

Gli Achei dovevano assolutamente vendicare la trasgressione, per cui non restava loro che obbedire ad un dovere religioso e alla naturale conseguenza di fare guerra.

Il mondo in cui viviamo sembra essere davvero agli antipodi rispetto a quello in cui si sviluppava una delle più grandi civiltà di tutti i tempi.

Anni luce ci separano dal modo di sentire e vivere le relazioni umane che apparteneva ai Greci.

L’ospitalità è un valore che nel tempo ha smarrito quella greca sacralità e non assurge più ad alcuna funzione sociale.

C’è penuria di sentimenti per cui non si avverte l’esigenza morale del senso di solidarietà, della condivisione, di quella disponibilità verso il prossimo, il diverso, lo straniero, perché ciascuno vive soltanto per coltivare e soddisfare il proprio egoismo.

Piera Messinese

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Piera Messinese
Sono nata il 13 Novembre del 1966 a Lamezia Terme, in Calabria, ove risiedo. Sono sposata ed ho una figlia. Se dovessi scegliere un attributo che possa caratterizzarmi, questo sarebbe “eclettica”. Sono “governata da uno spirito fortemente versatile” che mi dà energia, per cui mi sento letteralmente assetata di nuovi stimoli. Sono innamorata della scrittura da sempre e la mia formazione classica ha contribuito a mantenere vivo in me tale sentimento. Grazie alla passione per i classici latini e greci in primis ed in seguito agli studi universitari in Medicina e Chirurgia, ho potuto rendere creativa la mia elasticità mentale. Ma “illo tempore fu il Sommo” a rubarmi il cuore e così “Galeotta fu la Divina". Amo, quindi, leggere e scrivere e ritengo che ciò sia fondamentale per la crescita di ogni individuo. Flaubert diceva: _”Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”… Sono Socia Fondatrice di “Accademia Edizioni ed Eventi”, Associazione culturale con sede a Roma che si occupa di cultura e di promuovere il talento. Scrivo su SCREPmagazine, rivista dell'Associazione, su cui curo varie rubriche.

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