La ragazza di neve

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Il giorno che ho scoperto di aspettare la mia prima figlia, è stato uno dei più importanti della mia vita, uno di quelli che una donna non dimentica.

Avevo compiuto da poco 21 anni, ero praticamente una bambina che aspettava un figlio e dopo la gioia iniziale durata qualche giorno, ecco che sono iniziati per me dubbi e paure.

L’illusione della felicità è così durata poco, perché quando stai per diventare mamma, ti rendi conto che con le ansie e le paure dovrai imparare a conviverci sempre.

E perchè da quel momento cambia il modo di pensare, non dovrai più pensare solo per te stessa ma principalmente per un figlio.

E sarà sempre così. Iniziano gli attacchi d’ansia per ogni cosa, tipo a quando avrà la prima febbre, i primi vaccini da fare già a tre mesi, e poi la paura che possa capitare qualcosa da un momento all’altro.

E questo anche se le candeline sulla sua torta di compleanno saranno 30, 40 o di più. Insomma si entra in un tunnel senza fine.

Ma è anche vero che non si può far crescere i bambini sotto una campana di vetro, né tantomeno trasmettere loro le nostre ansie.

È necessario che loro vivano, facciano esperienze e si stacchino da noi per crescere e rendersi indipendenti. Il terrore più grande, l’incubo che vive ogni mamma è anche quello che il proprio bambino scompaia nel nulla all’improvviso, mentre per un attimo si volge lo sguardo altrove.

E purtroppo capita non solo nei film o nelle favole che il bambino si perda tra la folla, al supermercato o durante un gioco in un parco… C’era una volta un orco che rapì un bambino…

E sì, tutte le storie di scomparsa di bambini iniziano così.
Senza saperne più nulla, senza che la vicenda sia terminata, in modo lieto o no.
Sono storie che hanno la stessa trama, i bambini giocavano e all’improvviso sono spariti.

Che cosa sia successo nessuno lo sa.

Vengono aperte diverse ipotesi, si fanno indagini che spesso non portano da nessuna parte. E sono davvero tanti i bambini che non sono più tornati a casa, spariti chissà come.

Di molti ricordiamo i loro nomi, perché i giornali e le tivvú ne hanno dato notizia per mesi, e in alcuni casi per anni.

Alcuni nomi e volti li ricordiamo di più, ad esempio quello della piccola Denise Pipitone, per la quale le speranze si riaccendono, ogni volta, dopo segnalazioni vere o false.

Questo è sicuramente il caso più noto, almeno attualmente.

I nomi di bambini scomparsi che ricordo di più sono quelli, oltre a quello di Denise, i nomi di Santina Renda, Angela Celentano, Mauro Romano, Madeleine McCann la bimba inglese sparita mentre era in vacanza in Portogallo.

Di scomparse e rapimenti si parla nella serie Netflix che ho finito di vedere ieri :La ragazza di neve.

Ma di che cosa parla La ragazza di neve? Una bambina, Amaya, si reca, insieme ai suoi genitori, all’annuale sfilata coi carri per l’epifania, che si tiene a Malaga.
La piccola si allontana mentre il padre le sta comprando un palloncino, e qualcuno nella confusione la porta via. I genitori disperati contattano subito la polizia, ma Amaya e il suo rapitore non hanno lasciato tracce. Anni dopo il rapimento,arriva una prova schiacciante del fatto che la piccola Amaya sia ancora viva,su una VHS spedita da un anonimo ad un giornale, ci sono le immagini di una bambina che gioca da sola in una stanza, e che viene subito riconosciuta come la piccola scomparsa da tempo. Miren, una giovane giornalista si interessa alla scomparsa della bambina. Un evento che la spinge a indagare con determinazione perché sconvolta dal caso di cronaca. C’è infatti da correre contro il tempo e l’ignoto per cercare di salvare e riportare a casa la piccola. La narrazione della serie procede su più piani temporali: il momento della scomparsa, sei anni dopo i fatti e, infine, nove anni dopo.
Questa particolare struttura rende la visione degli episodi molto coinvolgente, capace di catturare l’attenzione dello spettatore.

Angela Amendola

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