La Calabria ha tante storie da raccontare ma quasi certamente, quella che riguarda Pentedattilo, è la più inquietante. Parla di amore proibito, tradimento e sangue.
Si narra che, durante un periodo di tregua da lotte feudali, il Barone Bernardino Abenavoli di Montebello, perse la testa per la giovane Antonietta, figlia del Marchese Domenico degli Alberti.
La bellezza della giovane però, non passò inosservata agli occhi di Don Alberto Cortez, figlio del vicerè di Napoli che ne chiese la mano al fratello di lei, il Conte Lorenzo Alberti il quale accettò la richiesta.
Questa notizia giunse al Barone Bernardino che uscì di senno e decise di vendicarsi.
La notte della vigilia di Pasqua, il 14 aprile del 1686, il barone Bernardino, con al seguito i suoi fedelissimi, riuscì a penetrare nel castello, grazie ad una guardia corrotta che aveva lasciato una porta aperta. I familiari di Antonietta furono uccisi nel sonno. Fu ucciso il Conte Lorenzo, la madre Anna e persino il piccolo Simone di appena nove anni. L’ira funesta del barone non risparmiò nessuno. Il solo Lorenzo fu colpito da diciotto pugnalate e si narra che, alla prima pugnalata, il conte poggiò la mano insanguinata contro la parete del castello. Don Alberto Cortez fu preso come ostaggio e poi eliminato. La bella Antonietta fu condotta nel castello di Montebello e pochi giorni dopo, fu costretta a sposare Bernardino.
Alla notizia della strage, il vicerè di Napoli, inviò sul luogo del misfatto una spedizione militare. I sette esecutori della strage, furono giustiziati e le loro teste mozzate, furono appese ai merli del castello di Pentedattilo. Bernardino riuscì a fuggire, trascinandosi dietro la giovane moglie. Approdò a Malta, dove morì nell’estate del 1692. Antonietta, ormai libera, decise di entrare in convento, come suora di clausura, tormentata dal dolore di essere stata la causa involontaria della tragedia che aveva colpito la sua famiglia.
Le anime nella mano del diavolo, rappresentano le anime di quella famiglia strappata alla vita da quell’essere demoniaco. Le cinque punte della mano di Pentedattilo, rappresentano la mano insanguinata di Lorenzo che tornerà a vendicarsi. Pare che l’impronta sia ancora visibile, quando durante l’aurora, colpite dai raggi del sole, le cinque dita si tingono di rosso. Nelle giornate ventose, per i vicoli del borgo, si odono le urla di dolore del marchese e della sua famiglia.
Si racconta che in una sera d’estate di qualche anno fa, dopo una rappresentazione teatrale, una strana figura di uomo incappucciato, sostava immobile sotto ad un lampione. Pensando che si trattasse di uno degli attori, non diedero peso alla sua presenza ma quella figura inquietante, si fece notare anche la sera successiva. La paura fece sì che i visitatori, notata la figura, tornassero indietro, senza chiarire quella presenza
Ma quella appena raccontata, non è l’unica leggenda. Le nonne, raccontano di una storia tramandata, che parla di un tesoro nascosto, accumulato dalle diverse popolazioni che occuparono il territorio di Pentedattilo. Pare che il tesoro si trovi al centro della rupe. Durante un conflitto, il tesoro venne inghiottito dalla montagna e nessuno più riuscì a trovarlo. Un cavaliere fantasma un giorno, si manifestò ad un contadino e gli svelò il segreto che gli avrebbe permesso di impossessarsi del tesoro. La profezia narrava che poggiando un solo piede, avrebbe dovuto compiere cinque giri intorno alle cinque dita, solo così sarebbe riuscito a spezzare l’incantesimo e la montagna avrebbe restituito il tesoro nascosto tra le sue viscere. La notizia volò di bocca in bocca e in tanti persero la vita, nel tentativo di recuperare il tesoro maledetto. Un giorno giunse dalla Sicilia un cavaliere deciso a vincere la sfida e ci stava quasi riuscendo. Riuscì a completare quattro giri intorno alle dita e la montagna iniziava ad aprirsi ma, giunto al mignolo, il costone si aprì crollando addosso allo sfortunato e coraggioso cavaliere, uccidendolo. Le urla che si odono nelle notti di forte vento, pare che appartengano alle anime sacrificate nel tentativo di recuperare il tesoro di Pentedattilo.






