La Passione di un Uomo: “Stabat Mater”

240410

La rappresentazione della Passione di Cristo è senza dubbio un’occasione per aiutare a vivere la Pasqua di Gesù, perché ci fa immergere nel Mistero della Sua morte e resurrezione. Tutti siamo convinti che può suscitare sentimenti molto profondi di fede, e non un semplice freddo tentativo di voler rappresentare in modo teatrale il mistero centrale della nostra fede.

La Chiesa, che ci chiama a celebrare e a vivere ogni anno la Pasqua di Gesù, ci invita a confrontarci e a considerare nella nostra vita il patire di Cristo, perché possiamo conoscere sempre più Colui che veramente ci ama e ha dato la vita per noi.

Davanti al Suo volto dolorante e piagato possiamo comprendere le nostre e altrui sofferenze, per cambiare vita e passare dal peccato alla vita di grazia.

Stabat Mater

La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
su cui pendeva il Figlio.
E il suo animo gemente,
contristato e dolente
era trafitto da una spada.
Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell’Unigenito!
Come si rattristava, si doleva
la Pia Madre vedendo
le pene del celebre Figlio!
Chi non piangerebbe
al vedere la Madre di Cristo
in tanto supplizio?
Chi non si rattristerebbe
al contemplare la pia Madre
dolente accanto al Figlio?
A causa dei peccati del suo popolo
Ella vide Gesù nei tormenti,
sottoposto ai flagelli.
Vide il suo dolce Figlio
che moriva, abbandonato da tutti,
mentre esalava lo spirito.
Oh, Madre, fonte d’amore,
fammi provare lo stesso dolore
perché possa piangere con te.
Fa’ che il mio cuore arda
nell’amare Cristo Dio
per fare cosa a lui gradita.
Santa Madre, fai questo:
imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso
fortemente nel mio cuore.
Del tuo figlio ferito
che si è degnato di patire per me,
dividi con me le pene.
Fammi piangere intensamente con te,
condividendo il dolore del Crocifisso,
finché io vivrò.
Accanto alla Croce desidero stare con te,
in tua compagnia,
nel compianto.
O Vergine gloriosa fra le vergini
non essere aspra con me,
fammi piangere con te.
Fa’ che io porti la morte di Cristo,
avere parte alla sua passione
e ricordarmi delle sue piaghe.
Fa’ che sia ferito delle sue ferite,
che mi inebri con la Croce
e del sangue del tuo Figlio.
Che io non sia bruciato dalle fiamme,
che io sia, o Vergine, da te difeso
nel giorno del giudizio.
Fa’ che io sia protetto dalla Croce,
che io sia fortificato dalla morte di Cristo,
consolato dalla grazia.
E quando il mio corpo morirà
fa’ che all’anima sia data
la gloria del Paradiso.
Amen.

Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.

Cuius ánimam geméntem,
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.

quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigéniti!

Quae moerébat et dolébat,
pia mater, cum vidébat
nati poenas íncliti.

Cuis est homo, qui non fleret,
Christi Matrem si vidéret
in tanto supplício?

Cuis non posset contristári,
piam Matrem contemplári
doléntem cum Filio?

Pro peccátis suae gentis
vidit Jesum in torméntis
et flagéllis subditum.

Vidit suum dulcem natum
moriéntem desolátum,
dum emísit spíritum.

Eia, mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.

Fac, ut árdeat cor meum
in amándo Christum Deum,
ut sibi compláceam.

Sancta Mater, istud agas,
crucifíxi fige plagas
cordi meo válide.

Tui Nati vulneráti,
tam dignáti pro me pati,
poenas mecum dívide.

Fac me vere tecum flere,
Crucifíxo condolére
donec ego víxero.

Iuxta crucem tecum stare,
te libenter sociáre
in planctu desídero.

Virgo vírginum praeclára,
mihi iam non sis amára,
fac me tecum plángere.

Fac, ut portem Christi mortem,
passiónis fac me sortem
et plagas recólere.

Fac me plagis vulnerári,
cruce hac inebriári
et cruóre Fílii.

Flammis ne urar ne succénsus,
per te, Virgo, sim defénsus
in die iudícii.

Fac me cruce custodíri
morte Christi praemuníri,
confovéri grátia.

Quando corpus moriétur,
fac, ut ánimæ donétur
paradísi glória.

Amen.

Il Venerdì Santo viene ricordata la Stabat Mater, (“Stava la madre”) che è una preghiera del XIII secolo attribuita a Jacopone da Todi.

La prima parte della preghiera, che inizia con le parole Stabat Mater dolorosa (“La Madre addolorata stava”) è una meditazione sulle sofferenze di Maria, madre di Gesù, durante la crocifissione e la Passione di Cristo.

La seconda parte della preghiera, che inizia con le parole Eia, mater, fons amóris (“Oh, Madre, fonte d’amore”) è una invocazione in cui l’orante chiede a Maria di farlo partecipe del dolore provato da Maria stessa e da Gesù durante la crocifissione e la Passione.

Nel corso dei secoli essa si è affermata come preghiera molto popolare perché accompagnava e accompagna il rito della Via Crucis e la processione del Venerdì Santo, e come canto amatissimo dai fedeli, non meno che da intere generazioni di musicisti colti, da Scarlatti a Vivaldi, da Rossini a Pergolesi.

Anche Giovanni Battista Pergolesi ha composto il suo Stabat Mater, che è una delle pagine più belle di tutta la storia della musica sacra. La compose solo qualche mese prima della sua morte, questo ci fa ricordarealla stesura del Requiem da parte di Mozart che avvenne allo stesso modo.

Pergolesi morì a soli ventisei anni di tubercolosi, scrisse velocemente questo straordinario capolavoro dopo aver ricevuto nel 1735 l’incarico da parte di una confraternita napoletana, quella dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo, perché l’avrebbero utilizzato durante la liturgia della Settimana Santa.

Chiuso nella cella nel convento dei frati cappuccini di Pozzuoli, Pergolesi si era ritirato in preghiera nel tentativo di lenire il dolore dato dalla malattia. Pergolesi compose il manoscritto e, come nel caso di Mozart, la sofferenza, gli fece rendere conto della fragilità della vita e il mistero della morte.

Questo gli diede modo di elaborare una pagina struggente, meravigliosa, che tratteggia il dolore più terribile che un essere umano possa provare, quello di una madre che assiste alla morte del proprio figlio.
Il suo Stabat Mater era costruito in modo di descrivere le venti stanze della passione del Cristo. Con Pergolesi il mistero di Dio s’incarna nell’uomo e nella sua fragilità.

Utilizzando quasi una”teoria degli affetti”, riuscì a suscitare compassione in chi ascoltava questo brano musicale. Ma già gli antichi Greci avevano compreso che l’arte musicale poteva suscitare forti emozioni.

Un concetto, questo, che fu poi maggiormente sviluppato dai musicisti del Rinascimento.

A partire dal XVII secolo, i teorici musicali identificarono ogni forma musicale con un particolare stato d’animo che potesse esprimere felicità, malinconia, rabbia,
dolore.

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Riti e tradizioni pasquali

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