Ci sono canzoni che raccontano momenti precisi della nostra vita molto di più di quanto non sappiamo e che scopriamo soltanto dopo anni, quando ci capita di riascoltare quelle note e tornare a rivivere i giorni passati.

“Domani è un altro giorno”, è una di queste canzoni speciali proprio perchè racconta di vita, la nostra e di ogni singolo momento di essa.

E’ uno di quei giorni in cui ti prende la malinconia che fino a sera non ti lascia più” racconta l’incipit del brano che nel 1971 venne riscritto in italiano da Giorgio Calabrese.

Ornella Vanoni racconta, con voce suadente, lo scorrere di una vita intera sotto i propri occhi raccogliendo i ricordi di delusioni, esperienze ed amori tracciando quel “bilancio che non ho quadrato mai” a cui tutti andiamo incontro chiedendoci un resoconto dei risultati che siamo riusciti a raggiungere con il nostro agire. Domani è un altro giorno è una frase innocua, che però porta con sé una carica di significato umano.

Già, perché è uno dei tanti motivi per cui siamo in grado di mettere in fila i giorni e di non cedere mai.

Neanche quando rimaniamo soli a raccogliere i piatti rotti, neanche quando la casa è troppo grande e silenziosa, e il letto è troppo grande per una persona sola.

Per questo andiamo avanti, perché Domani è un altro giorno.

Non esiste un rammarico di fronte alla vita, che è bellissima ed è sempre degna di essere vissuta.

Domani è un altro giorno e noi siamo pronti a viverlo perchè potrebbe regalarci nuove emozioni capaci anche di vincere la malinconia.

Anche il poeta John Donne sperava in un domani, lo sognava e lo descriveva in una sua poesia.

Caro amore,
per niente al mondo, solo per te,
avrei spezzato questo sogno beato,
era tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia –
fosti saggia a svegliarmi, e tuttavia
il mio sogno tu non spezzi, lo continui.
Tu così vera,
il pensiero di te basta
a far dei sogni verità, delle favole storia.
Vieni tra le mie braccia. Poiché ti parve meglio
ch’io non sognassi tutto il mio sogno,
viviamo il resto.
Come lampo, come luce di candela
i tuoi occhi, non il rumore, mi hanno svegliato,
e ti pensai
(tu ami la verità)
un Angelo a prima vista.
Ma quando vidi che vedevi il mio cuore
e sapevi i miei pensieri come un angelo non saprebbe,
quando vidi che sapevi ciò che sognavo e quando
l’eccesso di gioia mi avrebbe svegliato
e allora apparisti – confesso
non sarebbe che profano
pensare te altro da te.
Il giungere, il restare, ti hanno rivelato,
ma illevarti mi fa ora dubitare
che tu non sia più tu.
È debole quell’amore, forte quanto la paura,
non è tutto spirito, puro e coraggioso
se l’onore mischia e la paura e il pudore.
Forse, come le torce che devono essere pronte
vengono accese e poi spente,
così tu fai con me.
Vieni per accendermi, vai per ritornare.
E io di nuovo sognerò quella speranza,
ma per non morire…

Poeta e predicatore (Londra 1571 o 1572 – 1631). È il principale dei poeti metafisici e, sebbene la sua coscienza appaia sempre divisa fra una tradizione medievale e il pensiero scientifico e critico che andava affermandosi, nella sua poesia supera ogni frattura o divisione.

Fu anche un grande predicatore e i suoi molti sermoni gli conquistarono larga fama tra i contemporanei.

Era di famiglia cattolica, si vide preclusa la carriera di cortigiano e non poté neppure conseguire un grado all’università. La sua fede cattolica non resisté a lungo al dubbio.

Fece per qualche tempo vita di società, scrivendo singolari versi d’amore, ora cinici, ora sensuali, ora animati da alta spiritualità.

Partecipò (1596-97) alle spedizioni marittime del conte di Essex.

Divenuto segretario del guardasigilli Th. Egerton, ne sposò segretamente (1601) la nipote: fu licenziato e imprigionato.

Trascorse a Mitcham (Londra) anni di povertà, rattristata dalla perdita di alcuni dei numerosi figli, scrivendo, per incarico di Th. Norton, polemiche contro cattolici e ricusanti.

Sollecitato da Giacomo I, prese (1615) gli ordini della chiesa anglicana e fu nominato (1621) decano della cattedrale di S. Paolo

Angela Amendola

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