“La leggenda di mezzafaccia” di Cinzia Fabretti…a cura di Anna Maria Esposito

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Buongiorno a voi tutti cari lettori.

Vi presento Cinzia Fabretti, autrice del libro di narrativa “La leggenda di Mezzafaccia” – Bré Edizioni

Tu ti definisci la “vicina di casa”, una donna che ha speso la sua vita nel curare la famiglia. Perché?

Sì, un giorno mi sono definita la vicina di casa per descrivere una figura familiare. Abito in un paesino del Sud, e qui la vicina di casa è un’istituzione riconosciuta; è quella che ti tiene i bambini se devi scappare per un’emergenza e che ti porta una busta di limoni se il suo albero ha caricato molto. Non sto descrivendo un luogo idilliaco, qui la vita è come quella di tutti, con le amarezze e le difficoltà che affliggono chiunque, però è a dimensione umana. Ecco, la vicina di casa rappresenta la dimensione umana del vivere e per questo mi piace pensarmi così.

Quanto alla famiglia, è stato un seguire un’inclinazione naturale in cui ho avuto, credo, molta fortuna perché ho trovato un uomo fatto su misura per me, anche se questa, che è ormai una consapevolezza, all’inizio era solo una speranza. Se avessi saputo, allora, che avrei percorso accanto a quel ragazzo quarant’anni di vita, e se avessi potuto vedere i tre figli che abbiamo cresciuto insieme… la conclusione è che la vita supera di molto ogni fantasia.

Un sogno antico quello di scrivere, ma perché la definisci ” scrittura di salvezza”?

Allora… io avevo tentato più volte di scrivere, in passato, ma fermandomi quasi sempre dopo le prime pagine. Ero quindi consapevole, convinta, che per scrivere servisse una qualche abilità che non possedevo. Poi sono arrivata a una certa soglia della vita in cui ho concluso alcuni impegni che svolgevo: ho perso mio padre e poi mia suocera, i figli crescendo lasciarono casa per l’università e quasi all’improvviso ebbi tempo e soprattutto energie da impiegare. Provai a scrivere, senza alcun progetto preciso né illusioni sul risultato, e qualcosa cambiò all’improvviso. Fu come se una diga crollasse, fui investita da un fiume di immagini, di personaggi, di storie che non capivo da dove venissero. Quello che avrebbe potuto essere un momento critico della vita, quello in cui si devono lasciar andare persone che hai amato molto, mentre magari cominci ad avere qualche problema di salute, connaturato con l’età, cambiò segno. La scrittura mi evitò di ripiegarmi su me stessa e di immalinconirmi. È stata anche il motivo per cui cominciai a dialogare con persone nuove, appassionate anch’esse di scrittura. In qualche modo è stata la strada che mi ha portato ad aprire una finestra su un mondo molto più ampio di quello in cui avevo vissuto; per questo dico che la scrittura è stata un’ancora di salvezza all’inizio e, poi, una spinta a trovare una me stessa più estroversa

Perché scrivere nel segreto più profondo, di nascosto, nel bagno o dietro le porte di casa, mentre poi scrivere in libertà in un qualunque altro posto?

Capisco che possa sembrare strano, ma fuori di casa, in un luogo qualunque e davanti a degli estranei non avevo problemi, perché che scrivessi a un estraneo non interessava, come a me non interessava una eventuale reazione di curiosità. Mentre mi sentivo in difficoltà a dividere questa scoperta, di questa mia improvvisa e folle passione per la scrittura, con la famiglia. Non ero pronta ad espormi, perché io stessa non capivo da dove venisse tutta questa urgenza. La scrittura è un affare molto privato, in fondo; e soprattutto all’inizio mi facevo da sola molte domande cui non trovavo risposte, quindi preferivo nascondermi.

Finché anche questo non mi sembrò una slealtà, una mancanza di fiducia nei confronti di qualcuno con cui avevo sempre diviso tutto. Così ebbi il mio primo lettore, che fu mio marito. Ed è a lui che devo probabilmente il coraggio di essere andata avanti e aver confessato la mia passione pubblicamente. Sapere che per lui andava bene, che queste novità gli piacevano, che il cambiamento anche nel mio modo di dialogare con la gente lo trovava positivo mi ha rassicurato e dato la spinta per non nascondermi più. Il che è stato indispensabile per pubblicare, perché se si vuol proporre qualcosa in lettura occorre essere pronti a parlarne, e a parlare anche di se stessi.

Entriamo nel vivo del tuo libro, “La leggenda di Mezzafaccia”, quale la trama?

Il libro è ambientato in un’epoca quasi preistorica, in cui per intenderci gli uomini conoscono i metalli ma non la scrittura. Questo per delineare la finestra temporale. E si svolge, la vicenda, in una non meglio identificata terra innevata, che potrebbe essere il Canada o piuttosto l’Europa settentrionale. Non utilizzo nomi geograficamente riconoscibili, ma l’ambiente, la vegetazione, la fauna riconducono a queste aree del nord del mondo. Nel libro una popolazione di predoni percorre questi territori per catturare schiavi e le popolazioni pacifiche di questi luoghi, terrorizzate, tentano un’inutile fuga. Finché una di queste spedizioni trova un villaggio che si è organizzato per difendersi.

A dare alla gente del villaggio un aiuto decisivo è un personaggio inizialmente di non facile identificazione, uno sconosciuto che viene soprannominato lo spirito della foresta, perché è una presenza che appare e scompare silenziosamente e che è, in realtà, una sconosciuta dal viso sfigurato, che ha subito in precedenza la violenza di questi predoni e che li conosce bene. Quando li vede tornare nelle sue terre, Mezzafaccia si sente combattuta tra l’istinto di fuggire e mettersi in salvo e quello invece di accorrere, per salvare delle persone più fragili, in particolare un gruppetto di bambini che sono stati scovati e che stanno per essere uccisi, perché troppo piccoli per affrontare un viaggio in prigionia.

Quale la missione di Mezzafaccia?

La missione di Mezzafaccia sarà in principio quella di tenere al sicuro i bambini finché lo scontro fra i predoni e la gente del villaggio sarà concluso. Interverrà poi anche nella fase finale dello scontro stesso e accadranno una serie di cose che riproporranno il tema della scelta, che a mio avviso è quello centrale del romanzo e giustifica che lo legga con interesse anche un lettore moderno, nonostante sia ambientato in un’epoca e un luogo così lontani. I protagonisti, uomini e donne, proprio come noi contemporanei, devono sciogliere i grandi nodi della vita: allora come oggi la guerra e la schiavitù distruggono la normalità di gente pacifica e allora come oggi l’amicizia e l’amore sono scelte difficili. Allora come oggi la scelta tra la vendetta e la pietà, tra la diffidenza e la fiducia, tra l’egoismo e il coraggio di difendere creature più deboli sono le scelte che rendono un uomo, o una donna, degni di questo nome.

Perché hai ambientato il tuo racconto in una foresta, un posto così lontano dalla nostra realtà?

Ho anticipato prima parte della mia risposta: un’ambientazione così lontana dalla realtà contemporanea non era, a mio modo di vedere, un limite. Il mio si propone come un libro di avventura, va letto per il piacere di inoltrarsi in un mondo lontano, ma per chi ama riflettere sui significati profondi di ogni storia c’è comunque modo di trovare un tema che è senza tempo: quello della necessità di scegliere, di affrontare le paure che chiunque nasconde per lasciar prevalere certi sentimenti su altri. La protagonista parte con un bagaglio doloroso e lentamente impara a non farsene condizionare. Non dimentica, le tragedie, i dolori, non si dimenticano. Ma riesce a far prevalere una parte di sé che era schiacciata. Quindi è una storia che parla a tutti e di tutti, di uno qualsiasi di noi in qualunque tempo sia vissuto. La foresta poi mi dava il modo di parlare di natura e dei rapporti tra l’uomo e l’ambiente che mi sono particolarmente cari.

Chi sono gli spiriti della foresta, chi rappresentano?

Presso la tribù attaccata dai predoni, quella degli uomini-lupo, era diffusa la credenza che gli avi restassero accanto ai loro discendenti per proteggerli. Questi spiriti, che vivono invisibili nella foresta e parlano attraverso la voce della shamana, rappresentano la speranza che la vita non sia solo una breve parentesi e che si apra sul futuro. Nel romanzo non è data una prova certa della loro esistenza, c’è chi ha fede in loro e chi no, ma una serie di eventi restano in qualche modo misteriosi, proprio come accade nella vita reale. C’è allora modo per tutti di leggerli come il cuore ritiene più giusto, così che anche chi rifiuta razionalmente di credere possa trovare, alla fine, un motivo di speranza. Mi preme molto che dal libro il lettore esca sereno e che ne conservi un buon ricordo. La scrittura che a me dà tanta carica, vorrei che portasse a chi mi fà il regalo di leggere altrettanta positività.

Possiamo definire il tuo libro “un viaggio nei sentimenti umani dalla fede all’amicizia all’amore in tutte le sue forme”?

Non so se possiamo! È una definizione bellissima, che un lettore ha confezionato per il libro e che mi ha riempito di gioia. Di certo queste sono le cose di cui ho tentato di parlare, perché nella mia vita i sentimenti hanno avuto e hanno un ruolo centrale e insostituibile. Non ho mai inseguito una realizzazione professionale e non conosco i vantaggi di una posizione economica agiata. Dunque non so quanta gioia possano offrire. So solo quanto ho vissuto bene nel mio mondo piccolo, godendo del vivere accanto alla gente che ho intorno: familiari e amici. Di questo so, di questo parlo, convinta che se a ogni persona capitasse la fortuna di essere amata e accettata, sarebbe possibile combattere l’istinto egoistico di prevalere su tutto e tutti, che sta minando la sopravvivenza stessa del nostro genere. I grandi mali, in fondo, nascono dalla mancanza di fiducia e di rispetto, e la fiducia e il rispetto nascono dall’amore. Non si possono insegnare in nessun altro modo, che con un atteggiamento amorevole.

L’ amore che tu decanti nel tuo libro è un amore ideale e delicatissimo di altri tempi?

Considero l’amore molto più che un ideale: per me è il motore stesso, potente, della vita. Purtroppo oggi è spesso mortificato, svilito. Affiora un sorriso ironico, in tanti, se gli parli di amore.

Quanto a me, io sono certa che nella vita si possano costruire rapporti d’amore profondi, ma che occorra crederci e soprattutto che occorra lottare per costruirli e difenderli. Non è facile ma neppure impossibile. È il messaggio di Mezzafaccia e Uluin, i miei protagonisti:

occorre superare le paure, le ferite, avere coraggio e mettersi in gioco. Altrimenti non si merita una cosa così grande, che non è di altri tempi, no: è di questi tempi perché è di sempre.

Possiamo definire la tua penna uno stile antico, che si avvale però di una tecnica narrativa e di un linguaggio fluidi e scorrevoli?

Anche qui, non posso certo sostenerlo io… però mi piacerebbe che fosse così. Di certo mi sono formata, come lettrice, su libri piuttosto “datati” e amo un certo stile che qualcuno definirebbe “antico”. Quindi è possibile che si rifletta sul mio modo di scrivere. Però ho dedicato gli ultimi anni a studiare un pò di tecnica, almeno le basi, visto che all’inizio di questa avventura mi sono lanciata senza paracadute, senza alcuna preparazione. Si dice che non è mai troppo tardi, e quando mi sono proposta di passare dal cassetto agli scaffali di una libreria mi sono preoccupata di come rendere quello che avevo scritto solo per me stessa, leggibile per un pubblico. Ci ho messo tutto l’impegno di cui ero capace e il risultato lo giudicheranno i lettori.

Chi sono i destinatari di questo tuo libro?

Ovviamente mi piacerebbe essere riuscita a parlare un pubblico ampio. La mia non è una scrittura troppo sofisticata che richieda una cultura particolare, e non affronto temi che possano urtare sensibilità specifiche. Chiunque può provare a leggermi, ma data l’ambientazione, chi ama la stretta attualità, o le storie a tinte forti, che siano dark, horror o thriller forse non lo troverà di suo gusto.

I lettori che mi hanno apprezzato finora sono quelli che amano non essere costretti in un unico genere specifico, quelli che amano viaggiare nel tempo e che apprezzano il genere avventuroso. Ho notato che il libro ha migliore accoglienza presso lettori più adulti, che hanno gradito un’ambientazione fuori dal consueto, anche se qualche eccezione tra i giovanissimi mi ha reso molto felice. In definitiva direi che il libro ha molti potenziali lettori.

Perché i lettori dovrebbero leggere il tuo libro? Dove trovarlo?

Questa sì è una domanda difficile! Proverò a dare una risposta che non sia troppo sfacciata. Potrebbe leggerlo chi ama immergersi nella natura. Nel libro l’ambiente è più che uno scenario, è quasi un personaggio: il rapporto con la natura, severa ma non crudele, è uno dei temi del libro. Potrebbe leggerlo bene chi ama i racconti d’avventura e infine potrebbe piacere a chi ama il sentimento, perché sviscera i rapporti umani, in un inno all’affetto e alla solidarietà che lega inesorabilmente uomini cresciuti assieme. Se vi ho incuriositi, lo troverete su Amazon in ebook, anche gratuito per gli abbonati a Kindle Unlimited. Ovviamente sempre su Amazon se lo vorrete in cartaceo e infine nelle principali librerie, come Feltrinelli e Mondadori, anche se purtroppo non a scaffale. Occorrerà ordinarlo e attendere che arrivi.

Grazie Cinzia e in bocca al lupo.

Anna Maria Esposito

Citazione dal Cap. 33

“Che Mezzafaccia

rifiuti di essere donna, per i tradimenti che ha subito, è un’ingiustizia che grida agli spiriti. Volta le spalle a ciò che è, nega a se stessa ogni possibilità, è come se un falco rifiutasse di alzarsi oltre gli alberi, verso il cielo che gli appartiene.”

Clicca sul link per leggere il mio articolo precedente:

1 COMMENT

  1. Che bella intervista Vincenzo ma ancora più bella è lei la scrittrice. Limpida sincera e onestà mi è piaciuta quando nel descriversi ha raccontato che si nascondeva perché non voleva che i suoi cari sapessero di questa sua passione come se si vergognasse per fortuna poi ha trovato il coraggio di coinvolgere il suo uomo. Sicuramente leggeró il suo libro, brava complimenti. Le auguro tanto successo.

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