La IV Domenica di Quaresima (a cura di Vincenzo Scaramuzzino)

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Gustate e vedete come è buono il Signore

Quarta Domenica di Quaresima

Non c’è niente che il Signore non perdoni, nulla che possa allontanarci da Lui.

La Pasqua è vicina!

Dal Vangelo secondo Luca:
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”.

Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla.

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”.

Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.

Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

La Pasqua è vicina!

È vicina la settimana in cui ricontempleremo il mistero della nostra salvezza, nel vivere i giorni santi: la Domenica delle Palme, il Triduo Pasquale, il grande giorno della Pasqua.

E la chiesa in festa, in questo contesto di gioia e di attesa, ricontempla uno dei passi del Vangelo più belli e più dolci, la parabola del figliol prodigo, altresì detta del Padre Misericordioso.

C’è un padre che ha molti averi, terreni, case e ricchezze, e che ha due figli, il figlio maggiore e il figlio minore. Ad un certo punto quest’ultimo chiede al padre la giusta sua parte di eredità; il padre lo accontenta e gli dona quanto gli spettava. Ma il figlio non fa un buon uso del suo denaro: si allontana dalla casa paterna, sperpera l’eredità vivendo in modo dissoluto, si riduce in miseria arrivando al punto di essere costretto a pascolare i porci per guadagnarsi miseramente da vivere.

Stanco di quella sua condizione, decide di ritornare umilmente dal padre.

Questi, vedendolo ritornare, fa festa, celebrando la nuova rinascita del figlio perduto. Le dolci parole di Gesù sono il più bel racconto che qualcuno abbia mai potuto narrare, il racconto della misericordia di Dio. Grazie alla nostra fede in Cristo, noi siamo diventati figli adottivi del Padre e dunque eredi del suo Regno.

Alcuni cristiani però sperperano il valore della grazia e della loro fede, voltano le spalle al Signore, preferiscono seguire tutt’altra via e tutt’altra vita, in favore di una potremmo dire “mondana”, lontana da Dio e della sua Parola. Ma più il tempo passa, più ci si accorge di quanto una strada diversa da quella di Dio non ci fa star bene.

Ed è lo Spirito Santo, il quale ci è stato donato dal Signore, che fa scaturire in noi una certa “nostalgia di Dio” e un necessario bisogno di ritornare alla casa del Padre. A tal proposito mi viene sempre in mente una piccola storia della Genesi: Rachele, la moglie più amata di Giacobbe, per anni non aveva generato alcun figlio.

E quando nacque Giuseppe, il figlio eletto, nato nella sua vecchiaia dall’amata Rachele, scaturì nel cuore di Giacobbe il desiderio di ritornare alla casa di suo padre Isacco, nella terra di Canaan. Ciò per dire che tutti noi cristiani possiamo vivere giorni, mesi o addirittura anni, lontani da Dio. E un evento, felice o triste che sia, in cui lo Spirito Santo opera, può far suscitare in noi il bisogno di ritrovare Dio, di ritornare a Dio.

Sorge implicita una domanda fondamentale: dopo un nostro smarrimento e una nuova conversione, Dio sarà disposto a perdonarmi?

A riaccogliermi con sé?

C’è più festa nei cieli per un peccatore convertito che per novanta giusti senza conversione!

Il Signore è lì ad aspettarci, a braccia aperte, pronto a perdonarci e a dimenticare ogni nostro sbaglio. E il sangue di Gesù, in cui noi crediamo e confidiamo, ci assicura tale perdono. La misericordia di Dio non ha limiti e a noi risulta difficile comprendere tale cosa, per il fatto che ciò è molto diverso dal nostro modo di ragionare e di intendere.

Nulla Dio non può non perdonare, tutto può e vuole dimenticare, ogni nostro peccato, in fatto di pensieri, parole, opere e omissioni, e un cuore contrito e pentito è sacrificio perfetto gradito a Dio. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore!

Buona Domenica

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