A chi non è mai capitato di provare una forma di gelosia nei confronti dell’ex del proprio partner?
A volte ce ne siamo persino vergognati, rendendoci conto dell’insensatezza di questo sentimento.
Eppure, per quanto irrazionale e infondato possa essere, quello di provare gelosia nei confronti del passato sessuale e sentimentale di chi ci sta accanto, è un comportamento piuttosto diffuso, tanto da essersi guadagnato una nuova denominazione.Oggi si parla, infatti, di gelosia retroattiva, espressione con cui si fa riferimento a quel costante senso di ansia e irrequietezza che tormenta l’individuo al pensiero che, prima del proprio arrivo, il partner abbia già avuto altre storie d’amore.
Tuttavia, quando i pensieri si trasformano in vere e proprie ossessioni, questo sentimento può compromettere il benessere della coppia e la lucidità del soggetto che ne è affetto. Ma perché si tende a provare gelosie per amori del passato morti e sepolti, che il più delle volte non rappresentano una minaccia per noi.
La gelosia retroattiva prolifera nell’insicurezza, anche se il partner non fa nulla per alimentarla, chi è geloso del passato del partner, confronta quel periodo con il suo presente.
Quando si è vittime di questo spettro si tende a rimuginare su dettagli e conversazioni che, a lungo termine, portano a dubitare della fedeltà del partner, della sua buona fede.
Tra le cause della gelosia retroattiva c’è l’insicurezza, che spinge a fare confronti col passato, a paragonarsi alle ex del proprio partner per cercare punti in comune o confermare le differenze. La gelosia retroattiva può anche essere generata da effettivi comportamenti ambigui dell’altro, situazione che può peggiorare lo stato di ansia e preoccupazione, amplificando la sensazione di malessere.
Gelosia del passato che troviamo in Rebecca la prima moglie.
“Avrei voluto restare lì seduta, senza parlare, senza dover ascoltare gli altri, riponendo nel cassetto dell’eternità questo momento in cui tutti eravamo in pace, soddisfatti e un po’ assopiti, perfino l’ape che ci volava attorno. Tra poco non sarebbe più stato lo stesso, sarebbero arrivati un altro giorno, un altro anno. E noi forse saremmo cambiati, non ci saremmo mai più seduti così. Qualcuno di noi sarebbe partito, o si sarebbe ammalato, o sarebbe morto: il futuro si estendeva davanti a noi, sconosciuto, imprevedibile, forse non sarebbe stato quel che volevamo, che avevamo disposto. Ma il momento presente era salvo, era intoccabile. Maxim e io eravamo seduti qui, mano nella mano, il passato e il futuro non avevano alcuna importanza. La sicurezza stava in questo insignificante frammento di tempo, che lui non avrebbe mai ricordato. Non lo avrebbe conservato come memoria sacra. Per loro era solo un dopopranzo, le tre e un quarto di un pomeriggio qualsiasi, un’ora e un giorno come tutti gli altri. Loro – a differenza di me – non avevano il desiderio di trattenere questo momento, di salvarlo“.
Rebecca, la prima moglie
di Daphne du Maurier
Il libro scritto da Daphne du Maurier è una novella gotica, per le atmosfere cupe, l’aleggiare degli spiriti, i rumori sinistri che echeggiano intorno alla grande dimora dove vive la protagonista che è giovane romantica.
Orfana, gira il mondo alla fine dell‘800 come dama di compagnia di una signora. A Monte Carlo, fra scenari lussureggianti e tormenti interiori, la giovane conosce Maxim de Winter, una ventina di anni meno giovane di lei, tenebroso, fascinoso, ombroso e ricco inglese di cui s’invaghisce.
È rimasto vedovo di Rebecca, la prima moglie, regina delle feste, squisita padrona di casa, nonché inarrivabile bellezza e lui pensa bene di confondere la protagonista, chiedendola in moglie.
Dopo il matrimonio i novelli sposi ritornano in patria, a Manderley, la tenuta da sogno di Max. Da subito la protagonista si lascia nuovamente catturare dalla sua indole sognante e mentre il marito è occupato a non dirle mai niente e a diventare sempre più ombroso, lei vaga per le stanze, per i prati, per le colline e per le spiagge, immaginandosi Rebecca dappertutto.
La casa le pare piena della sua presenza, le stanze profumano di lei, la carta da lettere ha il suo nome sopra. Rebecca, Rebecca, ovunque Rebecca, la prima moglie. Più intelligente, più bella, più capace nel mandare avanti la casa, più raffinata… Tutto questo mentre la nostra eroina diventa sempre più scialba, più impacciata e più debole. Il colpo di grazia le viene dato dalla governante della casa, la signora Danvers, devotissima alla defunta, che non fa altro che sminuirla ognivolta ne ha
L’ex dama di compagnia affronta, ad un tratto, una nuova vita come signora e padrona di una casa nobiliare dell’Inghilterra del Novecento. La protagonista è quasi ossessionata, non riesce mai a toccare, ad arrivare a quella perfezione di bellezza e fascino, che tutto e tutti intorno a lei, le parla di Rebecca. Manderley è un mausoleo alla sua memoria.
Un mausoleo tenuto in vita dalla governate, che odia profondamente la nuova moglie del suo padrone, colpevole di aver preso il posto della sua perfetta signora de Winter.
Ed è chiaro che, ad un certo punto, nella mente della giovane donna si insinua il verme della gelosia.
Suo marito non le dimostra mai cosa prova. Si rivela essere un uomo scostante e taciturno e la neo sposa si convince piano piano che Rebecca sia ancora totalmente presente nella mente e nel cuore del suo uomo.
Si assiste, così, ad un crescendo degli eventi, che con un narrazione via via più cupa si conclude con un lugubre finale. .
Finale clamoroso, tanto Hitchcok ne ha fatto un film con cui ha vinto due Oscar.
Ma anche la biografia della scrittrice è degna di uno dei suoi romanzi.
Dame Daphne du Maurier, Lady Browning, nacque a Londra il 13 maggio 1907, ultima di tre sorelle. I genitori avevano entrambi un passato di attori teatrali.
Nel 1916 la famiglia Du Maurier si trasferì a Cannon Hall, una villa di stile georgiano ad Hampstead, Londra, il quartiere di intellettuali, artisti, musicisti e scrittori, la vita di Daphne sembra iniziare nel migliore dei modi.
Ma la personalità complessa del padre ha un’enorme influenza sulla crescita delle figlie e sul loro futuro. Si comportava come un amico a cui poter confidare anche i più intimi segreti, ma guai se una delle figlie manifestava una qualsiasi volontà di rendersi indipendente.
Diventava un padre “vittoriano”, rigido e intransigente. Daphne raccontava spesso di quanto fosse difficile vivere con lui ed essere figlia e nipote di personaggi famosi. Non solo, alcune biografie non autorizzate suggeriscono che dietro i rapporti difficili tra padre e figlia ci fosse ben altro.
La scrittura diventa per Daphne una via di fuga dall’atmosfera familiare. Incoraggiata a scrivere da una governante, la ragazza usciva tutti i giorni per lunghe passeggiate vicino casa e camminando ideava trame e personaggi. Nel 1925 lascia Londra per frequentare una scuola a Parigi e qui incontra una donna che cambierà la sua vita. Daphne s’innamora, infatti, della preside della scuola, di dodici anni più grande. Non è solo il suo primo amore, ma è anche una persona che la incoraggia a scrivere, a coltivare un’arte e a vivere una vita segreta.
Naturalmente, a casa e non solo Daphne continua a nascondere quel rapporto proibito, così come nasconde altre storie d’amore, per esempio quella con Gertrude Lawrence nel 1948. Anche perché sembra che la Lawrence abbia avuto un flirt anche con il padre dell’autrice. Il rapporto con la sua sessualità è complesso, chiama quella parte della sua personalità il ragazzo in scatola, intendendo dire che sentiva di possedere un cuore di ragazzo dentro un corpo di donna.
Angela Amendola

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