La carezza sul mio cuore di Maria di Magdala

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Ardeva la gola in fiamme, così come ardono i teneri arbusti martoriati dalla scura fuliggine, preda dell’inqualificabile viltà dell’essere umano che disprezza e che distrugge le divine creazioni.

Ero vittima della medesima condizione subita da una qualsiasi pianta che sta per morire a causa della siccità, ma fortemente convinta di non sentire alcuna esigenza di godere dello sciabordio delle acque purissime, provenienti dalle origini di nessuna fonte conosciuta ed esistente.

Avevo solamente una disperata sete di sapere dove fosse finito mio padre.

Quando quella maledetta bara fu definitivamente sigillata, innanzi al mio sguardo irrorato di afflizione e di pietà, mi domandai se la sua anima fosse stata ancora relativamente vicina alla mia persona, o se magari si fosse già spinta fin troppo distante da me e da ogni mia percezione terrena ed effimera.

Non detengo affatto risposte di sorta, purtroppo non lo sento più.

Una dimensione inaccessibile ai fragili sensi dei limiti umani mi impedisce di cogliere la sua essenza vagante.

Eppure è sicuramente a pochi metri da qui.

Mi ha amata con troppa intensità per potersi concedere la tregua di una pausa d’allontananento da sua figlia.

E allora mi domando: chi mai potrà placare gli effetti indesiderati di questa insostenibile esigenza di contatto?

Solo Dio può, solo Lui potrebbe, se solamente io fossi meritevole e degna della sua amabile indole compassionevole.

” Siamo tutti immeritevoli della carezza proveniente dal suo cuore infinitamente misericordioso , lo sai? Eppure non ci ha mai abbandonati, nemmeno per un attimo fugace . Non lo fece con me più di duemila anni orsono. Non lo farà di certo nei tuoi confronti, proprio adesso, nel momento dispetato dell’estremo ed impellente bisogno del conforto spirituale. Nel corso del tempo hanno tentato invano di fare in modo che io smarrissi la mia reale identità. Provenivo da una città di nome Magdala, un posto molto noto a causa dell’ingente presenza di giovani prostitute prezzolate.
Io ero una di quelle. Gli scritti oltremodo remoti che si occupano della mia insolita storia nutrono fortissime perplessità sulla veridicità di un presunto tentativo di lapidazione nei miei confronti. Ma io ti confesso che le cose andarono proprio così. Mi stavano privando illecitamente delle mie facoltà sensoriali, sotto gli efferati colpi del duro e brutale masso. Secondo la legge degli uomini sarei stata meritevole di congedarmi di buon grado dalla vita terrena. Ma non per Lui. Lui aveva il sole negli occhi, inverosimili poteri scaturenti dalla beltà delle sue mani, lo guardo di chi trasuda costantemente abbacinanti sprazzi d’onnipotenza, una voce che infondeva pacatezza e volontà di concessione dell’incondizionato perdono. E fu davvero così, mi perdono’! Tutti gettarono con mortificazione e con vistoso imbarazzo le pietre in terra e lui mi raccolse dalla polvere soffocante e dal mio stesso sangue, come se fossi stata un fiore rarissimo e profumato. Da allora lo seguii ovunque, amandolo e venerandolo in qualsivoglia circostanza. Il mio Gesù incarno’ il senso profondo di tutta l’esistenza che condussi finché fu presente sulla terra, seguendo quasi ossessivamente le sue impronte sacre, così come si inseguono dettagli mirati e forti, particolari specifici e tutt’altro che casuali, appositamente pensati per condurre delle povere anime alla salvezza. “

Maria Maddalena era parecchio dissimile da come la mia immaginazione la aveva da sempre concepita.

Nessuna velatura sul capo che tentasse di celare in maniera maldestra la sua corposa ed appariscente chioma corvina, nessuna veste scura che cercasse di rendere cupo il suo gradevole incarnato olivastro.

Era ammantata da una sorta di sgargiante drappo di colore amaranto e le sue folte ciglia fendevano l’aria come ventagli ondeggianti a favor di brezza.

” Sai, Maria? Mi sento un po’ come te, disorientata ed affranta, ai piedi della croce. La natura del nostro dolore non è poi così differente. Il sentimento d’amore gode di caratteristiche universali e totalmente avulse dall’incedere del tempo. Queste ultime accomunano costantemente le unanimi percezioni, le modalità attraverso le quali affrontiamo il dolore, la capacità di elaborazione degli eventi luttuosi, il male di vivere. Tu hai amato visceralmente Gesù come io ho fatto con mio padre ed innanzi alla morte sono come un misero fruscello privo di consistenza, in attesa che l’impeto del vento incessante mi spezzi definitivamente ed in maniera irreversibile. Ma se solamente fossi nelle condizioni di attribuire un valore imponente all’indiscusso predominio dell’anima immortale, allora sì che mi lancerei a capofitto all’interno di quell’astratta bolgia di equilibri ritrovati , seppur con estrema fatica e con grande sacrificio. “

Maddalena mi prese per mano e seguito’ a narrarmi liberamente di sé :

” Quando trovai l’ingresso del sepolcro interamente spalancato fui colta da una sensazione di fortissimo sgomento, frammista ad uno stato di benessere e di beatitudine intensissimi . In cuor mio sapevo perfettamente che sarebbe accaduto davvero. Ero cosciente del fatto che lo avrei rivisto molto presto ed in tutta la sua splendente ed assoluta magnificenza. E così fu. La resurrezione delle sue carni costituì la prova tangibile che la crudele morte crolla a picco ed esanime, al cospetto di una vita insaziabile d’amore e foriera di grande bellezza. Baciai le profonde ferite che erano state impresse da quegli aguzzi e maledetti chiodi, carezzai i suoi capelli sottilissimi e fragili, caddi ai suoi piedi come una mela matura, lo adulai con le migliori parole d’amore che mi sovvennero in quel preciso istante. Era talmente orgoglioso di me. Di me, capisci? Di una prostituta redenta e finalmente integerrima, impeccabile nella devota conduzione della sua parca ma dignitosa esistenza. Poi, dopo aver salutato tutti, se ne andò via per sempre. Non lo vidi mai più, finché un bel giorno non mi chiamò a sé da questa vita terrena. Da quel momento ebbi il privilegio di godere eternamente della sua luce rassicurante. Tu non dovrai mai temere nulla. I tuoi affetti lievitano beatamente, a pochi passi da Gesù Cristo”.

Maddalena, aiutami ad inoltrarmi nei meandri della fede”

“La fede non si impone né si insegna, triste figliuola . La fede è la più nobile delle acquisizioni che potrai ricevere dallo Spirito Santo. Ritrovala, ritrovati, cammina, cercala persino nell’improbabile, agli estremi confini dell’impossibile, credi nella bontà del Padre Nostro. Tu starai bene.”

Quante sfortunate Maria Maddalena incrociai a Palermo, al ritorno da qualche locale, nel corso degli anni dell’università.

Non riuscirei a quantificarne il numero esatto.

Indossavano tutte degli abiti molto succinti e provocanti ed attendevano al freddo della notte che qualche impietoso ed indegno cliente le facesse salire rapidamente sulla propria auto, così, al volo.

Purtroppo per loro, da quel posto degli orrori, non passò mai Gesù a disseminare salvezza..

Anzi, qualche volta, a dire il vero, lo scorsi fugacemente mentre soffriva sulla croce, nell’istante in cui una ragazza si apprestava, silente ed arrendevole , ad offrire il suo corpo per pochi spiccioli sporchi.

Chissà cosa cercavi,
Maddalena, in letti altrui,
nei talami allestiti
per ansimar con foga.

È la beltà che inganna
chi la ammira e la detiene,
non è che una prigione,
un volo irriverente.

È il baratro che attende
un passo traballante
e tu, col cuore assente,
prostrata a dar piacere
a troppi volti ignoti
e a mille braccia scarne,
al ricco e al mendicante,
al principe del niente.

Se Lui non fosse accorso
mai a mutar quei sassi in fiori,
se non avesse intinto
il tuo grigiore nei colori,
di quanti tristi orgasmi
tu saresti morta ancora?
Di fremiti asfissianti,
domati per un’ora.

Ai piedi della Croce
soffia un vento di perdono,
innaffiati col sangue,
annega nel frastuono,
per quanti amari giorni
hai anelato la salvezza?
Ti venne incontro il Cielo…
Con grande tenerezza.

Maria Cristina Adragna 

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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