A volte capitano eventi che come in un film riportano la mia mente agli anni della adolescenza, che vanno dal 1970 al 1984 quando ho dovuto lasciare il fanciullo che era in me e passare alla fase adulta.

Quegli anni furono molto prolifici dal punto di vista intellettuale e culturale.

Gli anni ’70 produssero una generazione che voleva prendere le distanze da un’esistenza noiosa e alienante, abbracciando politicamente “l’intellettualismo sinistroide“, o “il cameratismo fascista.

L’interesse politico si concentrò nelle scelte artistiche musicali, il giovane intellettuale impegnato (ricordo ancora gli scarponcini scamosciati e il vecchio eskimo) si distingueva e lo si identificava già nell’abbigliamento.

Era regola generale ascoltare Guccini , ma il panorama musicale era ben più vasto poichè il “rock progressive” aveva cambiato radicalmente i nostri gusti musicali.

Nella mia città vi era qualche appassionato di musica che possedeva dischi originali che raramente le “radio libere” mandavano nelle loro programmazioni.

Da Marcello, questo mio amico già troppo avanti per l’epoca, abbiamo potuto ascoltare i King Crimson, i Jethtro Tull, gli Emerson Lake and Palmer e gli Yes che facevano sbiancare al loro confronto i Collage, i Nuovi Angeli e simili.

Nonostante queste cianfrusaglie musicali, in quel periodo la musica italiana si distinse con autori come Renato Zero le cui canzoni (Il cielo, Mi vendo) rappresentarono la realtà della gente comune (vedi ad esempio Periferia).

Parallelamente a Zero un altro autore ci accompagnò in quegli anni Lucio Battisti.

Ricordo che trafelato tornavo a casa da scuola per ascoltare in radio la Hit Parade.

Pensieri e parole” o la “Canzone del Sole” erano ormai penetrate nel nostro DNA.

Ma quegli anni furono particolarmente tristi; si pensi a quanti morti provocarono gli attentati e gli scontri delle lotte politiche tra frange di estrema destra e sinistra.

Giù da noi i “picchiatori neri” estremisti iniziarono una battaglia con i “rossi  extraparlamentari” che ricalcarono quello che succedeva nell’intera penisola.

Ricordo di essermi trovato in qualche situazione limite, ma di aver molto filosoficamente abbandonato il campo di battaglia per non averne la peggio.

A scuola poi l’interesse verso la realtà esterna si introdusse la lettura dei quotidiani e lo studio interdisciplinare, inoltre l’apertura della scuola alle famiglie portò nel 1975 ai cosiddetti “Decreti Delegati“, ovvero, per la prima volta si votò nelle scuole.

Fu creato un mini-Parlamento, il Consiglio di Istituto, il Consiglio di Discipina e il Consiglio di Classe.

All’epoca io avevo 18 anni e fu proprio in quel periodo che l’abbassamento della maggiore età permise a tutti i miei coetanei di votare nelle elezioni politiche.

Gli anni ’70/’80 hanno posto le basi per una vera democrazia, per ampliare gli spazi artistici di ogni genere per una nuova visione del mondo e della partecipazione politica alla vita di una nazione.

L’analisi è naturalmente limitata perchè troppo vasta e la vita fa il suo corso nonostante tutto…

Rodolfo Bagnato

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui