Ingmar Bergman regista dell’anima

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“Quando il film non è un documento è un sogno”

Così diceva il maestro Ingmar Bergam, regista svedese regista dell’anima.

Autore straordinario sulla linea di pensiero di Fellini e Kieslowski.

Autore che sapeva guardare dentro compiendo una sorta di “gastroscopia della psiche”, genio nel profondo dell’uomo e della donna, mettendoli a confronto, come in “Scene da un matrimonio, quali “paralleli volti di uno specchio fasullo e veritiero al contempo, che adultera le verità ma al contempo le  riflette senza pietà“.

Da “Il Posto delle fragole a “Il settimo sigillo o “Fanny e Alexander, inutile quasi richiamare alla mente i suoi capolavori, discussi o amati, spesso non compresi ritratti umani.

Storie centrate SULLILLUSIONE, SULL’AMORE e sulla FINE DELL’AMORE; spettacoli non Film, che raccontano anche della SUA VITA, DELLE ANSIENEVROSI, DEI VIAGGI tra Parigi e Monaco.

Combatté a lungo, anche cause perse, usando il Cinema come STRUMENTO per far luce sulle ombre, perché un regista per lui “ha tempo solo di pensare ai suoi problemi” domandandosi però sempre se ne valesse la pena ancora o se ancora vi fosse da raccontare o mostrare.

L’incontro con il mondo di cartapesta del teatro rappresentò il punto di partenza di una ispirazione nata in pessime condizioni esistenziali: fu una magia produttiva di fantasia.

Lontano volutamente dal rigido assetto luterano di un padre Pastore ameno di sorrisi e abbracci, Ingmar si dedicò a Shakespeare e Strindberg, ai sensi e alle donne, amandone tante ma mai possedendone nessuna davvero.

La solitudine resterà il suo regno e da solo morirà infatti nel luglio 2007, canto del cigno condiviso nel giorno stesso della morte dell’altro maestro Antonioni.

Una ritrosia la sua che era una continua crisi spirituale, una continua analisi su Dio, sulla vita e sulla Morte e su ciò che vi è oltre la Fine.

Un autore che, dunque, ancora oggi ci fa riflettere, ci fa distogliere dagli effetti esterni puramente visivi e che ci “porta nel Dentro“, in stanze e interni claustrofobici ma necessari dove l’anima umana è nuda e scoperta e il suo disagio non ha più veli.

Sandra Orlando

Clicca il link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

Lezioni di piano… la musica espressione di pensiero

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