Il “Post Millennio”

di

Laura Pizzarelli

(a cura di Vincenzo Fiore)

Chi mi legge sa che il mio vizio è il caffè…

Ed eccomi, nel secondo “giorno della merla”, un caldo giovedì di gennaio, 18 gradi, a Bari, presso il Bar Tolesco, Via Niccolai, di fronte al Palazzo ex Poste adibito dall’Università di Bari a Centro polifunzionale per gli studenti per un buon caffè da prendere in compagnia di Laura Pizzarelli prima di “sottoporla al mio fuoco di fila” di domande.

E la scelta del Bar non è stato un caso…

Vuoi perché io amo quel Bar dove sino a due anni fa, quasi ogni mercoledì, era consuetudine “chiacchierare” e “intrattenersi” con il medievista Raffaele Licinio vuoi perché di fronte all’ex Palazzo delle Poste dove ha preso il via, come scoprirete leggendo l’intervista, l’ispirazione per la copertina del suo primo album.

Come ho conosciuto Laura Pizzarelli?

La curiosità del giornalista, amici miei…

Lumacando sulla rete mi imbatto su una intrigante recensione, che di seguito riporto, della rivista musicale Rockit a firma di Marco Beltramelli: “Dopo una serie di partecipazioni a contest prestigiosi e importanti premi vinti (basti citare il premio Bruno Lauzi o Casa Sanremo 2018) la giovane cantautrice barese Laura Pizzarelli ha finalmente trovato il coraggio per buttarsi. 

“Post Millennio” è il suo primo album ufficiale, un ep dalla fattura quasi artigianale.

La traccia d’apertura “C. Colombo” si presenta con una “trombetta” dal tipico impatto indie, reminiscenza quasi garrinchiana, quella di chiusura, invece, “Il tuo amore non è più”, tra contaminazioni vagamente r’n’b ed elettroniche, è a tutti gli effetti accomunabile ad un brano di CRLN. Di mezzo, un paio di canzoni per quali scomoderei la definizione di dream pop acustico.

Non abbiamo sicuramente a che fare con i Beach House, Levante rimane un termine di paragone certamente più prossimo, non siamo al cospetto di un album letteralmente acustico o dream pop, ma l’impostazione voce-chitarrapiano riscontrabile alla base di ogni componimento ben si sposa col la soave poetica legata alle piccole cose che emerge dalla raffinata penna di Laura e con la sua attitudine vocale ai limiti del teatrale. Ovviamente, quattro canzoni non sono sufficienti per decretare un giudizio categorico ma, a mio modesto parere, “Post Millennio” è una delle più interessanti perle del nuovo cantautorato italiano”…

…e scatta la caccia alla cantante anche con la complicità del nostro direttore editoriale, Giuseppe De Nicola…

Fiore_ La sua splendida cavalcata nel mondo della musica quale inizio ha avuto?

Pizzarelli _ Ho iniziato a scrivere canzoni a 14 anni per puro gioco, da lì poi la musica è diventata per me una forte capacità di espressione, un canale attraverso il quale poter esprimere le emozioni. Nessuno in realtà mi aveva parlato della composizione di brani sino ad allora.

In famiglia si è sempre ascoltata molta musica sia su cd che dal vivo, ma nessuno ha mai suonato, per cui per me la possibilità di scrivere canzoni è avvenuta come una scoperta sul campo per tentativi. 

Mi sembrava quasi di star inventando nella mia camera qualcosa di nuovo di cui non si sanno le leggi che ne permettono l’esistenza, ma che di certo si ha voglia di scoprire e studiare sempre di più per sentire ancora quell’energia che lo attraversa.

 Fiore_ Desiderava diventare una cantante da piccola o inseguiva altri sogni?

Pizzarelli_ Da piccola avevo una grande passione per la poesia e per la musica, soprattutto nella sua componente ritmica e primordiale, ma le cose non si erano ancora unite, come due rette parallele che proseguivano su percorsi differenti, fino a che ad un certo punto della mia vita non si sono straordinariamente incontrate. Non ho mai pensato di diventare una cantante, all’epoca inseguivo semplicemente ciò che mi appassionava e, oltre alla musica (ho suonato alle medie il clarinetto nell’orchestra della scuola) e alla scrittura di testi di vario genere (poesie, brevi romanzi o possibili sceneggiature), c’erano anche lo sport (ho tirato di scherma per anni), la natura e la tecnologia.

 Fiore_ Quando ha compreso che la sua vena artistica sarebbe stata la musica? 

Pizzarelli_ Credo di averlo capito subito dopo la scrittura delle prime canzoni.

 Fiore_ Certamente avrà avvertito qualche difficoltà nel suo cavalcare per diventare una cantante.

Pizzarelli_ Direi che le difficoltà sono state tante.

Io ho iniziato senza saper suonare uno strumento d’accompagnamento, cantando semplicemente i testi che scrivevo, che probabilmente è la cosa più folle possibile perché è come dover imparare a costruire una casa partendo dal tetto.

Inoltre, pur essendo socievole all’inizio, ero molto timida e chiusa all’idea di poter far ascoltare qualche mio brano agli altri perché li percepivo come parte di me e nient’altro.

Solo col tempo ho compreso che è la condivisione che dà alla musica la capacità di essere un linguaggio universale che rafforza i legami umani.

Fiore_ Ha in quei momenti pensato di abbandonare?

Pizzarelli_ Sinceramente le difficoltà tecniche che ho trovato lungo il mio percorso non mi hanno fatto mai pensare di abbandonare del tutto la musica.

Ci vuole tempo e sicuramente un tipo di passione tale da spingerti oltre permettendoti di guardare un orizzonte diverso e più ampio di quello che pensi di avere al momento.

Bisogna credere in se stessi senza mai paragonare la propria vita a quella degli altri.

Alle volte ho pensato di relegare la musica allo spazio dell’hobby, ma credo sia stata la sindrome della paura del futuro incerto di cui è un po’ vittima la mia generazione cresciuta in un mondo in cui la parola crisi fa da spartiacque tra l’essere e il dover essere.

La cura a tutto ciò, a mio parere, è il coraggio di scegliere per sé quello che fa stare bene, senza fermarsi davanti ai primi ostacoli.

 Fiore_ Un episodio bello e uno meno bello…

Pizzarelli_ Un episodio bello è il ricordo di quando una mattina ho scoperto di aver vinto la targa SIAE come giovane autrice per la canzone “La Libertà”: stavo bevendo un cappuccino ed ero alquanto stordita, stentavo a crederci.

Uno meno bello è dei primissimi inizi quando non trovavo nessuno che volesse suonare con me i miei brani. Le persone erano più proiettate verso l’idea di formare cover o tribute band rispetto ad un progetto basato su inediti perché proporre al pubblico musica inedita è tendenzialmente molto più difficile.

Fiore_ Qual è il “mostro sacro” della musica, a cui si ispira, ammesso che ce ne sia uno?

Pizzarelli_ Per quanto riguarda la mia musica non mi ispiro a nessuno in senso stretto, però di certo il mio “mostro sacro” è da sempre Freddie Mercury.

Fiore_ Quali sono stati ad oggi i momenti fondamentali per il suo percorso?

Pizzarelli_ Momenti importanti sono stati sicuramente quelli relativi alla scelta di studiare canto con Lisa Manosperti, alla volontà di imparare a suonare degli strumenti di accompagnamento, all’incontro col maestro d’orchestra Valter Sivilotti, gran dispensatore di consigli, all’affidamento della produzione artistica dei brani a Luca Giura (in arte “Molla”), ottimo producer e batterista.

Fiore_ Il tratto principale del suo carattere?

Pizzarelli_ Principale???

Eh ma questa domanda è difficile: posso dire che mi piace molto comunicare, stare con le altre persone, essere in connessione col mondo, con l’energia che tutto quello che mi circonda mi trasmette.

È anche per questo motivo che adoro viaggiare e conoscere cose sempre nuove.

Fiore_ E il suo peggior difetto?

Pizzarelli_ Sono spesso in ritardo o faccio banali errori di distrazione perché penso troppo complicandomi inutilmente la vita. Voglio imparare a godermi maggiormente le cose senza rimuginare sul passato o sul possibile futuro.

 Fiore_ Ha paura di qualcosa?

Pizzarelli_ Di tante cose, come tutti gli esseri umani.

Fiore_ Le sue letture preferite?

Pizzarelli_ Mi piace molto il poter spaziare da un genere all’altro, dai classici, ai romanzi contemporanei, dai saggi, alle biografie e ai libri di viaggi.

 Fiore_ L’ultimo libro letto?

Pizzarelli_ “Seta e veleni”. Racconti dall’Asia Centrale di Duilio Giammaria.

 Fiore_ La fiaba che le piace di più…

Pizzarelli_ Non ho una fiaba preferita, ma adoro le metafore attraverso le quali le fiabe, seppur antiche, forniscono una chiave di lettura ancora viva per la realtà moderna. Cambiano i tempi, ma non le persone.

Fiore_ Genova, cosa rappresenta per lei?

Pizzarelli_ Genova è la città in cui sono nata.

L’ho visitata più volte eppure per me rappresenta ancora qualcosa di misterioso, una sorta di origine lontana ma affascinante.

Una parte di me sarà sempre legata sentimentalmente a questo luogo.

 Fiore_ E Bari, città in cui risiede?

Pizzarelli_ Al momento la sento come casa mia. Avendo girato molto fin dall’infanzia, è stato un po’ complicato per me elaborare un concetto di appartenenza.

Alla domanda “Di dove sei?” in passato ho avuto non di rado difficoltà a rispondere, ma adesso, dopo una decina d’anni vissuti in questa città, mi sento di affermare che Bari e la Puglia in toto rappresentano quelle radici concrete che mi sembravano di non poter avere.

Da piccola durante le vacanze ho trascorso molto tempo in provincia di Taranto, dai miei nonni, in una villa in campagna: adoravo quei posti così selvaggi, fatti di terra rossa, macchia mediterranea, sole cocente, mare cristallino, ulivi, fichi d’india e pietra grezza.

Forse era destino che tornassi ad abitare in questa regione dall’animo caldo e accogliente, sebbene in un’altra città più moderna e tecnologica

Fiore_ Chi è il suo maggiore sostenitore in famiglia? 

Pizzarelli_ Sicuramente entrambi i miei genitori, perché ciascuno a suo modo mi ha sempre supportato al meglio.

Fiore_ Il film che ama di più e il perché…

Pizzarelli_ Non ho un film preferito, mi è sempre piaciuto spaziare.

Forse sono legata emotivamente a certi vecchi film visti e rivisti in famiglia, grazie ai quali si è sempre creata una bella atmosfera rasserenante e propositiva.

Quei film abbastanza semplici che non hanno la presunzione di spiegare la realtà in modo onnicomprensivo, ma che partono dal dato visivo e narrativo concreto diretto, ridando energia e bellezza alle cose per quello che sono.

Fiore_ Cosa le sta particolarmente a cuore oggi?

Pizzarelli_ Direi la salvaguardia ambientale, lo sviluppo personale, la correttezza e l’affetto nei rapporti umani.

Fiore_ Come vive il rapporto con il pubblico?

Pizzarelli_ Direi bene, mi fa sempre piacere sentire il calore delle persone intorno a me che ascoltano la mia musica e che esprimono ciò che a loro trasmette.

Fiore_ Il palcoscenico è una “lezione di vita”?

Pizzarelli_ Cantare davanti ad un pubblico è un’esperienza particolare. Io sono sempre stata piuttosto timida in queste cose, per cui per me è un mondo totalmente nuovo, ma mi sta insegnando molto. È una lezione di vita che ti insegna il valore dello studio, della concentrazione, del saper lasciarsi andare, dell’abbattimento di tante barriere sociali, del saper godersi il momento per entrare nel flusso della musica.

Fiore_ Cosa ne pensa dei concorsi canori?

Pizzarelli: Io credo possano essere una bella esperienza formativa. Personalmente ho partecipato al Premio Bruno Lauzi, a Materiale Resistente 2.0, al Premio Musica Contro Le Mafie e al Gazzetta Music Contest, e ritengo sia stato molto utile per confrontarmi con realtà musicali differenti.

Fiore_ Come si riconosce un talento al di là della singola tecnica?

Pizzarelli_ Io non sono una talent scout, ma credo che il talento sia la capacità di trasmettere qualcosa di profondo alle altre persone. Non credo nelle abilità innate, ma nella predisposizione.  Ogni persona ha talento per qualcosa, è come un diamante grezzo, ma per raffinarsi e diventare quello che in potenza e nel suo cuore è davvero, deve lavorarci.

Michelangelo afferma:

_“Ogni blocco di pietra ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla”. 

Ecco, secondo me, questa frase può essere tranquillamente metafora della vita di ognuno.

Fiore_ É più faticoso il ruolo della donna-cantante rispetto a quello dell’uomo-cantante?

Pizzarelli_ Purtroppo anche la musica come tanti altri ambienti lavorativi è tendenzialmente maschilista, quindi sì, le donne devono faticare un po’ di più per essere considerate al pari degli uomini, nonostante si siano fatti notevoli passi avanti rispetto al passato.

Fiore_ Cosa rende “divina” una cantante?

Pizzarelli_ Non c’è qualcosa di specifico. Non credo nella perfezione assoluta, ma in un mix di fattori che rendono magica l’interpretazione di un brano.

Fiore_ Si ritiene già una cantante con la  “C” maiuscola?

Pizzarelli_ Spetta agli altri questo giudizio professionale. Io di sicuro credo di aver ancora molto da imparare dalla musica, dopotutto ho 24 anni, ma non voglio neanche sottovalutare quello che finora ho appreso.

Fiore_ La sua prima volta di fronte al pubblico: emozioni e sensazioni le hanno fatto tremare le gambe o no?

Pizzarelli_ La prima volta che ho cantato una mia canzone di fronte ad un vasto pubblico è stato al Premio Bruno Lauzi ad Anacapri, è stato molto interessante perché ho provato un’emozione nuova che consiste in una sinergia speciale che si stabilisce con il pubblico, come se chi canta e chi ascolta fossero entrambi legati dal filo invisibile dalla musica e dal silenzio palpabile che c’è fra una nota e l’altra. È una sensazione di comunione che ricorda il guardarsi negli occhi senza avere troppi filtri per un attimo eterno o lo stare insieme intorno al fuoco. Certo, la paura prima di salire sul palco c’è, ma direi che si possono anche delle emozioni molto belle se si riesce ad andare oltre la paura grazie al coraggio e alla fiducia che vanno sicuramente coltivati per sviluppare una certa dose di pace e sicurezza.

Fiore_ Possiamo affermare che il 2019, chiuso il 28 dicembre, insieme al suo chitarrista Francesco Gesario, con l’apertura del concerto di Gio Evan a Casa delle Arti di Conversano, Bari e  organizzato da Ubique Concerti, per lei, per i suoi sogni, per la sua carriera è stato un anno fantastico e ricco di emozioni?

Pizzarelli_ È stato un anno pieno di soddisfazioni, ho registrato il mio primo disco ufficiale (per l’etichetta Common Music e con distribuzione ArtistFirst), sogno che avevo da tanto tempo e che rappresenta un passo fondamentale per il mio percorso musicale, ho aperto un concerto importante, mi sono anche laureata in lettere.

Posso dire fieramente di aver realizzato molti dei miei obiettivi.

Fiore_ E il 2020, apertosi il 17 Gennaio con il gran botto per l’uscita del suo primo EP ufficiale “Post Millennio”, si preannuncia altrettanto scoppiettante e intrigante…

Pizzarelli_ Sì, ci sono molti progetti entusiasmanti relativi alla promozione del disco. In questo inizio 2020, inoltre, sto realizzando dei videoclip per le canzoni dell’Ep e devo dire che girare dei video si sta rivelando un’esperienza di vita molto bella e arricchente dal punto di vista personale. Non vedo l’ora di poter mostrare tutto alle persone.

Fiore_ Mi può parlare dell’ispirazione che c’è stata alla base della scelta della copertina-dipinto e della parte grafica?

Pizzarelli_ Lo scorso anno ad un certo punto avevo deciso “Post Millennio” come il titolo dell’EP, perché è un nome che racchiude perfettamente la natura composita delle canzoni, sia dal punto di vista sonoro che tematico. Passato e presente si intrecciano vicendevolmente per dare forma a qualcosa di nuovo.

Non avevo un’idea precisa di cosa utilizzare per la copertina del disco: era difficile rendere visivamente un concetto del genere. Poi un giorno, mentre vagavo nella biblioteca dell’ex palazzo delle poste con in mano un libro per un esame universitario, sono incappata in una sala adiacente allestita ad hoc per una mostra d’arte contemporanea organizzata dalla Bibart.

Un quadro della pittrice pugliese Angela D’Aprile mi ha subito colpito: una “natura morta  Caravaggesca” stravolta dall’inserimento di oggetti/dolci moderni e indicata a sua volta da una mano che ricorda quella dipinta da Michelangelo nel Giudizio Universale della Cappella Sistina.

Il tutto posto su uno sfondo bicromo giocoso che sa di mare e Pop Art.

Il quadro mi è sembrato subito perfetto per la mia idea. È stato un colpo di fulmine. Ho segnato sul mio telefono il nome dell’artista e dal giorno seguente sono iniziate le ricerche. Una volta presi i contatti e ricevuti i permessi, è stata fatta una foto al quadro in uno studio fotografico e successivamente ho inviato la foto al grafico Alessio Caradonna che ha fatto un lavoro strabiliante nella costruzione di una cornice tridimensionale che valorizzasse il dipinto.

Fiore_ Copertina, grafica, canzoni…un concatenarsi ben intrecciato, studiato nei minimi particolari o frutto del caso?

Pizzarelli_ All’inizio è stato il caso, ma successivamente c’è stato molto lavoro dietro che ha creato un puzzle di tessere ben incastrate e connesse tra loro. Io non scrivo mai una canzone in funzione della copertina o del video che potrà avere, non c’è nulla in questo senso di studiato precedentemente a tavolino in quello che faccio, perché credo che le cose migliori vengano liberamente da sé e siano tutte tappe diverse di uno stesso viaggio il cui senso lo si comprende soltanto alla fine. L’evolversi delle varie componenti di questo disco è sempre stato naturale.

Fiore_ Prima di augurarle un grande in bocca al lupo per la sua carriera, vorrei sapere qual è il suo sogno nel cassetto, quali i suoi progetti futuri e cosa si aspetta dal domani…

Pizzarelli_ Io mi auguro solo tanta felicità e di continuare per la mia strada.                                   

È questo il mio sogno nel cassetto.                                                                                  

Ho molti progetti, idee, canzoni nuove, videoclip da realizzare, lavori in qualità di autrice, prove con una band completa che si è proposta di suonare con me durante i live, concerti, distribuzione dei dischi e del merchandising, collaborazioni artistiche interessanti, ma ciò che conta davvero nella vita è saper vivere appieno il presente.    

Il futuro lo sveleremo piano piano, insieme.

E noi di SCREPmagazine lo seguiremo passo dopo passo…intanto vi proponiamo l’ascolto dei brani di Laura Pizzarelli cliccando qui:

https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nagx-KojY0qcOIjTi7oC9zLsxZc39rvGw

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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