Il paese del vento

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Mi sembra un pò strano che il romanzo “Il paese del vento” sia stato scritto da Grazia Deledda.

E invece è proprio così, “Il paese del vento”, che contiene una parte autobiografica, ci mostra una Grazia Deledda capace di scrivere anche di intimità, di amore, con molta raffinatezza.

La storia è adatta come sceneggiatura di film.

Vi troviamo una giovane donna, imbevuta di ideali romantici che per la partenza verso la vita di giovane sposa, ha messo sul capo un cappellino di paglia, simile a quello che portavano le eroine di Alessandro Dumas.

Lo stato d’animo dei novelli sposi, che attendono il treno con le mani intrecciate, è ricco di aspettative e di nuovi sogni da realizzare insieme. È questa l’immagine che si presenta al lettore nella prime righe del breve romanzo, dal sapore totalmente autobiografico scritto e pubblicato nel 1931.

Peccato che questa sensazione di fiduciosa attesa verso il futuro si interrompa bruscamente appena le rotaie del treno iniziano a scorrere sui binari.
Nina inizia a presentarsi attraverso una serie di riflessioni personali su se stessa, ma lo specchio in cui si osserva assumerà una nuova prospettiva perché si scoprirà diversa. Il viaggio, infatti, sarà dentro se stessa.

Giunti a destinazione, gli sposi vengono accolti da un forte vento che strappa via le ultime illusioni di ragazzina.

Il vero protagonista del romanzo è proprio il vento, simbolo ricorrente nella produzione dell’autrice sarda, metafora del destino che agita le passioni umane.

Il vento soffia minaccioso quando la protagonista sente crescere l’agitazione interiore provocata dalla delusione e quando incombe su di lei l’ombra del passato.

Prima di sposare Palmiro Madesani, la Deledda si era invaghita del giornalista e critico teatrale Stanis Manca, che conobbe a Nuoro nel 1891.

Il giornalista conosceva di persona Gabriele D’Annunzio, ecco probabilmente spiegata la scelta del nome attribuito al suo primo amore nel romanzo.

L’infatuazione, basata prevalentemente su un rapporto epistolare, non fu corrisposta e la richiesta della donna di ricevere indietro tutte le sue lettere non fu esaudita.

Probabilmente l’autrice ha voluto lasciare una testimonianza di questo suo amore giovanile attraverso il breve romanzo del 1931. L’immagine di donna che emerge è infatti quella di un’anima ribelle che per adeguarsi ai canoni della tradizione maschilista e arretrata del tempo, deve soffocare le proprie ambizioni nascondendo la sua passione per la scrittura.
Definita da molti critici una scrittrice di stampo verista, è evidente per chi legge le sue opere di come, ottenuta la possibilità, una donna possa realizzare grandi cose.

Nel viaggio di nozze che la porta con il marito in un luogo di villeggiatura sardo, lei ritrova in un giovane malato di tubercolosi prossimo alla morte, che è ospite in una villetta vicina,  il figlio di un notaio che frequentava la sua famiglia.

Ospitato anni prima in casa sua e con il quale era nata una unione spirituale poi concretizzatasi in una infatuazione che in lei molto giovane, era apparsa come un sentimento grandioso.

Poi il giovane se n’era andato a studiare medicina a Monaco di Baviera e di lui non si erano avute più notizie, a parte ora dopo tanti anni ritrovarlo morente.

Lei sente ardere sotto le braci, ancora un fuocherello ed è logico da parte sua volere un incontro chiarificatore con lui nonostante il marito abbia intuito ciò che li legava e perciò geloso.

Ma la scintilla che era scoccata anni prima, non si riaccende, lui vuole continuare solo a vivere e del suo amore non gli importa.

L’incontro, burrascoso, fugherà ogni possibilità di riprendere un filo interrotto, anche perché in breve tempo lui morirà.
Non si può parlare di passione, ma di sentimento, è quello che lei ha provato e di cui era rimasta una piccola traccia per anni, ora ritrovata.

Ma combattuta fra il non voler tradire il marito e il desiderio di sapere se quello che credeva amore lo fosse davvero, sperimenta su di sé tutti i dubbi e le incertezze della situazione, e lo fa con eleganza.

Del resto, in questo romanzo scritto alla fine della sua vita quando il marito era già defunto, Grazia lascia un testamento in cui sembra voler dirci che le esperienze della vita devono essere di insegnamento che le sensazioni devono essere verificate, che i sentimenti possono durare dall’alba al tramonto, oppure per decenni.

Credo che Il paese del vento sia il più bel romanzo scritto da Grazia Deledda.

Angela Amendola

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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